Era l’11 dicembre scorso, poco dopo le 20.30, quando la Fiat 500 su cui viaggiavano Matilde e sua madre, Elvia, è stata violentemente tamponata da una Porsche 911 GT3 con targa tedesca sull’autostrada Asti–Cuneo, nel tratto di Revigliasco d’Asti. Secondo le ricostruzioni la supercar procedeva a velocità estremamente elevata, stimata in 212 km/h, mentre le due vetture stavano percorrendo il tratto autostradale in direzione Alba–Cuneo. La violentissima collisione ha proiettato l’utilitaria in aria e la ventenne ha riportato un trauma cerebrale irreversibile, morendo dopo cinque giorni di coma all’ospedale di Alessandria. La madre ha invece riportato gravi ferite al volto ed è tuttora in cura.
Indagini e ipotesi di gara clandestina
Gli inquirenti della Procura di Asti ipotizzano che Vacchina stesse partecipando a una sorta di gara clandestina di velocità con un’altra Porsche guidata da Davide Bertello, 47 anni, che secondo gli investigatori avrebbe collaborato colposamente alla condotta pericolosa, pur non essendo direttamente coinvolto nello schianto. Entrambi sono indagati, oltre che per omicidio stradale, per violazione dell’articolo 9-ter del Codice della strada, che punisce le competizioni automobilistiche non autorizzate.
L’arresto per inquinamento delle prove
La svolta delle indagini è arrivata con l’arresto odierno di Vacchina, accusato di aver tentato di inquinare le prove. Secondo la Procura, l’uomo si sarebbe recato nel deposito dove la sua Porsche era sottoposta a sequestro giudiziario, comportandosi in modo tale da poter compromettere elementi utili all’indagine. Per questo motivo il magistrato ha disposto gli arresti domiciliari per il 64enne. La tragedia ha profondamente scosso la comunità di Montegrosso d’Asti, dove la giovane viveva e studiava, e dove era molto conosciuta. In molti avevano partecipato ai funerali, e la famiglia di Matilde ha donato i suoi organi, gesto che secondo alcuni media potrebbe salvare più persone, trasformando il dolore in un atto di speranza.
