Falsi investimenti, l’inganno Truman Show: la nuova frode che crea mondi finti

Una realtà artificiale popolata da chatbot, gruppi social credibili e app fasulle

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Senza malware né link-trappola, la frode imita ambienti professionali e comunità online

La chiamano “truffa Truman Show” perché, come nel film The Truman Show interpretato da Jim Carrey, tutto ciò che circonda la vittima è una messinscena. Solo che qui non c’è uno studio televisivo, ma una realtà digitale interamente sintetica, alimentata dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo non è l’audience, bensì il denaro. A lanciare l’allarme sono i ricercatori di Check Point Software, che segnalano una nuova generazione di frodi sugli investimenti, molto più sofisticate delle classiche truffe online. Il primo contatto avviene attraverso canali ormai familiari. Un messaggio su WhatsApp, una pubblicità sui social network, talvolta una chiamata apparentemente innocua. A presentarsi è una presunta istituzione finanziaria che promette rendimenti elevati e consulenze personalizzate. Il passo successivo è decisivo: la vittima viene invitata a entrare in un gruppo privato su WhatsApp o Telegram. Qui la frode compie un salto di qualità. Il gruppo appare vivo, popolato da utenti che dialogano, condividono risultati, festeggiano guadagni. In realtà non c’è nessuna comunità, ma una rete di chatbot programmati per simulare interazioni umane e trasmettere fiducia.

Un ambiente professionale che abbassa le difese

Secondo gli esperti di Check Point, questa fase serve a eliminare gli ultimi sospetti. La vittima ha la sensazione di trovarsi in un contesto ordinato e professionale, dove ogni domanda riceve risposte puntuali e rassicuranti. Nelle versioni attuali, spiegano i ricercatori, qualche incoerenza linguistica può ancora tradire la natura artificiale degli interlocutori, ma si tratta di limiti destinati a scomparire rapidamente. L’intelligenza artificiale, per sua natura adattiva, è in grado di affinare il linguaggio e modellarsi sul profilo di chi ha di fronte. Quando la fiducia è consolidata, scatta il momento cruciale. Alla vittima viene chiesto di scaricare un’applicazione dagli store ufficiali di Google o Apple. Anche qui nulla sembra fuori posto. L’app consente di creare un portafoglio virtuale, monitorare presunti investimenti e visualizzare guadagni in crescita. È una simulazione perfetta. Non esiste alcuna attività di trading reale, ma l’illusione è così ben costruita da risultare convincente. Per attivare l’account vengono richiesti dati personali e documenti d’identità, poi arriva la richiesta di un bonifico. Da quel momento il denaro è perso.

Denaro che sparisce e identità a rischio

Gli investigatori spiegano che gli iban utilizzati appartengono spesso a persone ignare, a loro volta vittime di compromissioni. I fondi vengono trasferiti rapidamente attraverso più passaggi, rendendo quasi impossibile ricostruirne la destinazione finale. Il danno non si limita alla perdita economica. Le copie dei documenti possono essere riutilizzate per ulteriori frodi o per ricatti futuri, alimentando un ciclo di abusi difficile da interrompere. La pericolosità di queste truffe risiede nella loro scalabilità. La stessa architettura può essere replicata in qualsiasi lingua, adattata a diversi contesti e modellata sul profilo psicologico della vittima. La tecnologia è nuova, ma la dinamica resta la stessa: costruire fiducia, creare un mondo credibile e colpire quando le difese sono abbassate. Una truffa che non forza l’accesso ai sistemi, ma entra dalla porta principale della percezione.