È riuscita a lasciare l’Afghanistan grazie all’aiuto del governo italiano e oggi vive in Sicilia, dove studia e lavora per sostenere le donne rimaste nel suo paese. Aliyah, 24 anni, è una nomade digitale e frequenta il master in Economia mondiale e business all’Università di Cassino. Da circa un anno si è trasferita a Palermo, città che ha scelto come base per continuare la sua attività professionale e il suo impegno civile. Sa di essere una delle poche giovani afghane riuscite a fuggire da un paese dove, dopo il ritorno al potere dei talebani, alle donne sono stati progressivamente negati diritti fondamentali, a partire dall’istruzione e dalla libertà di movimento.
L’impegno con “Hope in Action”
Proprio per restare in contatto con chi è rimasto nel suo paese, Aliyah ha fondato l’organizzazione Hope in Action. Attraverso il computer e le reti digitali, la giovane attivista mantiene un dialogo costante con le donne afghane che vivono sotto il regime talebano. «In Afghanistan le donne non sono autorizzate neanche ad andare in un parco», racconta. «I gatti hanno più libertà di noi, colpevoli di non essere maschi». Secondo la giovane, il governo impedisce alle donne di lasciare il paese, limita la libertà di movimento e ostacola sistematicamente l’accesso all’istruzione. Grazie alla tecnologia e alle comunità online, l’organizzazione cerca di offrire uno spazio di ascolto e di solidarietà a chi continua a vivere in condizioni di forte repressione.
L’esperienza a Palermo e il Nomad Fest
In questi giorni Aliyah partecipa all’Italia Nomad Fest, evento dedicato ai professionisti che lavorano da remoto e alle comunità internazionali di nomadi digitali. La manifestazione si svolge a Villa Niscemi, sede di rappresentanza del Comune di Palermo, e riunisce da oggi fino a domenica lavoratori e imprenditori provenienti da diversi paesi. La giovane attivista racconta di considerarsi fortunata. «La mia famiglia mi ha supportata. Soprattutto mio padre e mio fratello mi hanno aiutata a varcare il confine e raggiungere un altro paese. Da lì sono riuscita ad arrivare in Italia». Secondo Aliyah, non molte donne afghane hanno la possibilità di ricevere un sostegno simile da parte di un familiare maschio, condizione spesso indispensabile per poter lasciare il paese.
Il rapporto con l’Europa
Alla domanda sul ruolo dei paesi occidentali nei confronti del governo talebano, la giovane preferisce non entrare direttamente nel dibattito politico. Tuttavia sottolinea di non ritenere che l’Italia sostenga il regime. Il suo obiettivo, spiega, resta soprattutto quello di dare visibilità alla situazione delle donne afghane e di creare una rete internazionale capace di offrire sostegno e opportunità a chi vive ancora sotto restrizioni severe.
