La presa di posizione della titolare. A oltre un mese dalla strage di Capodanno al Constellation di Crans-Montana, Jessica Moretti rompe il silenzio e respinge le accuse circolate nelle settimane successive all’incendio. La titolare del locale, che gestiva l’attività insieme al marito Jacques, nega di essersi allontanata con l’incasso dopo il rogo e ribadisce la volontà di restare a disposizione degli investigatori per chiarire ogni responsabilità.
Le audizioni a Sion
Moretti si è presentata al commissariato di Sion nel giorno in cui gli inquirenti stanno interrogando Jean-Marc Gabrielli, figlioccio del marito. La sua posizione, come quella del coniuge, resta al momento quella di indagata a piede libero, dopo il versamento di una cauzione da 400 mila franchi svizzeri, di cui non è stata resa nota la provenienza.
Il rapporto con i dipendenti
Nel ricostruire il contesto umano del locale, Moretti fa riferimento anche a Cyane, la cameriera che indossava un casco protettivo e che, secondo una delle ipotesi investigative, avrebbe innescato accidentalmente l’incendio nel seminterrato durante il servizio con bottiglie e candele scintillanti. Viene descritto un rapporto di familiarità e fiducia tra la titolare e la giovane dipendente, inserito in un ambiente di lavoro che, fino a quella notte, non lasciava presagire un esito tanto drammatico.
La lettera agli ex dipendenti
Nei giorni scorsi i coniugi Moretti hanno inviato una lettera agli ex dipendenti del Constellation, spiegando la decisione di interrompere il silenzio mantenuto fino a quel momento. Nel testo hanno espresso vicinanza e senso di responsabilità verso chi lavorava nel locale, sottolineando di non voler attribuire colpe al personale e ricordando anche i dipendenti rimasti vittime dell’incendio. La diffusione di voci ritenute diffamatorie viene indicata come un ulteriore elemento di sofferenza per chi già porta il peso della tragedia.
Isolamento e attesa della verità
Secondo quanto riferito, i Moretti vivrebbero ora in una condizione di forte isolamento durante la fase delle indagini. La scelta di intervenire pubblicamente e di scrivere agli ex collaboratori viene presentata come un modo per ristabilire alcuni punti fermi e per ribadire che le ricostruzioni circolate dopo la tragedia non corrisponderebbero ai fatti.
Un’inchiesta ancora aperta
L’inchiesta sulla strage che ha causato 41 morti, tra cui sei giovani italiani, resta in una fase cruciale. Gli accertamenti tecnici e le audizioni proseguono per stabilire l’origine dell’incendio e le eventuali responsabilità penali. La posizione dei titolari del locale rimane sotto esame, mentre la magistratura svizzera continua a ricostruire una delle tragedie più gravi avvenute negli ultimi anni nel Paese.
