Un sistema di spaccio moderno, organizzato come un vero e proprio e-commerce della droga, con tanto di recensioni dei clienti e consegne a domicilio. È quanto emerso dall’operazione “Suburra”, condotta dal Servizio centrale operativo e dalla Squadra Mobile tra Ancona e Macerata, che ha portato a 13 misure cautelari. Otto persone sono finite in carcere, quattro ai domiciliari, mentre un vasto quantitativo di stupefacenti è stato sequestrato: 204 chili di hashish, 5 di cocaina e due armi.
La droga venduta come un servizio online
Al centro dell’organizzazione, ribattezzata “La sacra famiglia”, un 28enne maceratese noto come “Padre”, descritto dagli inquirenti come il capo violento e senza scrupoli. Sarebbe stato lui a ideare un sistema di vendita basato su piattaforme social, dove venivano pubblicizzati veri e propri “menu” di hashish, marijuana e cocaina. Per acquistare, i clienti dovevano superare una procedura di verifica: invio di documento d’identità, screenshot del profilo social e un selfie. Solo dopo il via libera era possibile effettuare l’ordine, scegliendo tra consegna a domicilio tramite corriere o ritiro diretto. A rendere il sistema ancora più strutturato, la possibilità per gli acquirenti di lasciare recensioni sulla qualità della droga e sull’efficienza del servizio.
Un’organizzazione a struttura “franchising”
Il gruppo operava con una struttura gerarchica precisa. Un livello centrale gestiva le vendite di grandi quantitativi, mentre una rete di “point” locali, distribuiti tra Sant’Elpidio a Mare, Fano e Grottammare, curava lo spaccio al dettaglio. Secondo gli investigatori, l’organizzazione controllava gran parte del traffico di droga nelle Marche, con volumi mensili stimati tra 150 e 200 chili di hashish e marijuana e fino a 40 chili di cocaina. I corrieri, reclutati online, venivano pagati circa 150 euro al giorno più le spese, mentre i magazzinieri ricevevano stipendi mensili per custodire la droga in appartamenti e garage.
Violenza e collegamenti criminali
Il capo manteneva i contatti con fornitori nel sud della Spagna, oltre che con ambienti criminali in Puglia, Calabria e nel quartiere romano di Tor Bella Monaca. Non mancavano episodi di violenza. In un caso, dopo una partita di droga persa a Bari, un affiliato è stato sequestrato e costretto a seguire il gruppo come garanzia, riuscendo poi a fuggire lanciandosi da un’auto in corsa sull’autostrada A14.
Le indagini e gli sviluppi
Durante l’operazione sono state eseguite anche dieci perquisizioni in diverse regioni italiane, con il coinvolgimento di numerose squadre mobili e reparti specializzati. Gli investigatori sottolineano come il modello utilizzato rappresenti un’evoluzione del traffico di stupefacenti, sempre più orientato verso strumenti digitali e modalità organizzative simili a quelle delle imprese legali. Le indagini proseguono per individuare ulteriori responsabili e ricostruire l’intera rete dei traffici.
