Antimafia, Colosimo apre dossier su politica e clan: "Basta alibi"

La Commissione convoca Procura di Roma e Delmastro: riflettori sui rapporti opachi

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La presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo annuncia un’indagine a 360 gradi su infiltrazioni e politica. Convocati i magistrati di Roma e Andrea Delmastro. “Il non sapevo non basta più”.

Indagine sui rapporti tra politica e criminalità. La Commissione Antimafia, guidata da Chiara Colosimo, apre un nuovo fronte di indagine sui rapporti tra politica e criminalità organizzata. Una decisione che arriva mentre tornano al centro dell’attenzione anche le inchieste storiche su mafia e appalti legate alle stragi.

Il primo passo sarà l’audizione della Procura di Roma, seguita dalla convocazione di Andrea Delmastro, coinvolto nelle polemiche per i rapporti indiretti con ambienti riconducibili al clan Senese. La vicenda ha già portato alle dimissioni da sottosegretario dell’avvocato vicino alla premier Giorgia Meloni.

“Il non sapevo non è più accettabile”

Colosimo rivendica un cambio di approccio: non più singoli casi isolati, ma una ricostruzione complessiva delle infiltrazioni negli ultimi anni. Al centro, la responsabilità politica nella selezione delle persone e nei controlli preventivi. Il principio è netto: l’ignoranza non può più essere una giustificazione. La politica, secondo la presidente, deve conoscere il contesto in cui opera, verificare i profili e assumersi la responsabilità delle proprie scelte prima ancora dell’intervento della magistratura.

Mafia silenziosa e più pericolosa

L’allarme riguarda anche l’evoluzione del fenomeno mafioso. Non più la stagione delle stragi, ma una presenza più discreta e pervasiva, capace di infiltrarsi nelle istituzioni e nell’economia. In alcuni territori, secondo quanto emerge dalle indagini, l’influenza dei clan sarebbe tale da condizionare direttamente la gestione amministrativa. Un fenomeno che rischia di essere sottovalutato anche per la scarsa attenzione nel dibattito pubblico.

Il rischio per le istituzioni

Colosimo sottolinea come la credibilità dell’antimafia dipenda dalla coerenza dell’azione politica. Concentrarsi solo sui casi altrui, evitando di affrontare le proprie criticità, finisce per indebolire l’intero sistema di contrasto. Il nodo riguarda anche il rapporto con la magistratura, incrinato dopo il confronto sul referendum sulla giustizia. L’obiettivo dichiarato è ricostruire una collaborazione tra istituzioni, ritenuta essenziale in una fase considerata particolarmente delicata.