Chioggia, colletta per riportare in Marocco i corpi dei tre braccianti

Servono 18mila euro per il rimpatrio delle salme dopo l’incidente

chioggia colletta per riportare in marocco i corpi dei tre braccianti

I tre lavoratori morti nel van finito nel canale arrivavano da Khouribga, in Marocco. I connazionali hanno avviato una raccolta fondi mentre la Procura di Venezia indaga sul sistema degli appalti agricoli

Una raccolta fondi per riportare a casa le salme di Abdelghani Gari, El Arbi Saifi e Yassin Mazi, i tre braccianti morti nell’incidente avvenuto a Sant’Anna di Chioggia mentre andavano al lavoro nei campi. L’obiettivo è raccogliere almeno 18mila euro, la somma ritenuta necessaria per il rimpatrio in Marocco, dove i tre giovani erano originari della zona di Khouribga, a circa un’ora e mezza da Casablanca.

A muoversi sono stati i connazionali che vivono tra il Veneziano e il Rodigino, in particolare nel complesso di via Dogana a Cavanella Po, ad Adria, dove risiedono diversi lavoratori stranieri impiegati nella raccolta stagionale. Da lì, ogni mattina all’alba, partono i furgoni delle cooperative diretti verso le aziende agricole di Ca’ Lino, Chioggia, Rovigo e Padova.

Il viaggio verso i campi

I tre braccianti viaggiavano su un van con altri lavoratori lungo Strada Margherita, diretti alla raccolta del radicchio. Il mezzo, secondo le prime ricostruzioni, è finito in un canale. Sei persone sono riuscite a mettersi in salvo, mentre per Abdelghani Gari, nato nel 1993, El Arbi Saifi, nato nel 1990, e Yassin Mazi, nato nel 1998, non c’è stato nulla da fare.

Il racconto dei sopravvissuti restituisce la concitazione di quei minuti. Hamza, lavoratore gambiano che si trovava a bordo, ha spiegato di essere riuscito a uscire dopo aver visto altri due ragazzi passare da un finestrino. Ha infilato una gamba fuori dall’abitacolo e gli altri lo hanno aiutato a liberarsi. Per chi è rimasto intrappolato, invece, i soccorsi non sono arrivati in tempo.

La comunità marocchina si mobilita

Nella mattinata, alcuni parenti arrivati da varie città italiane hanno raggiunto l’ospedale di Chioggia, dove le salme si trovano all’obitorio a disposizione dell’autorità giudiziaria. Intanto la comunità marocchina si è stretta attorno alle famiglie delle vittime. La priorità, ora, è trovare i fondi per il rientro delle salme nei luoghi d’origine.

La colletta racconta anche la fragilità materiale di molti lavoratori stagionali. Uomini giovani, spesso richiamati da altri connazionali già inseriti nella filiera agricola, partono prima dell’alba per raggiungere i campi e rientrano a giornata conclusa. Una manodopera essenziale per raccolte rapide e intensive, ma spesso esposta a condizioni logistiche difficili e a una dipendenza quasi totale dal sistema di trasporto organizzato dalle cooperative.

L’inchiesta sul lavoro

La Procura di Venezia ha aperto un’inchiesta. Non solo per ricostruire la dinamica dell’incidente, ma soprattutto per approfondire il contesto lavorativo e occupazionale nel quale si muovevano i braccianti. Le responsabilità dirette del sinistro, secondo le prime informazioni, potrebbero essersi estinte con la morte del conducente, ma resta aperto il capitolo più ampio: chi reclutava i lavoratori, con quali contratti, attraverso quali ditte e con quali regole di trasporto.

Su questo fronte sono al lavoro i carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro. L’obiettivo è verificare la rete di appalti e subappalti che alimenta la domanda stagionale di manodopera nelle campagne del Veneto, dove il lavoro agricolo si regge spesso su spostamenti collettivi, furgoni pieni all’alba e turni legati ai tempi stretti della raccolta.

Una tragedia che interroga la filiera

La morte dei tre braccianti non è soltanto una tragedia stradale. È anche una ferita che attraversa la filiera agricola, il sistema degli appalti e le condizioni di chi raccoglie ortaggi destinati ai mercati del Nordest. La raccolta fondi per il rimpatrio restituisce il volto umano della vicenda: tre uomini partiti per lavorare, ora attesi dalle famiglie nel loro Paese d’origine.

La magistratura dovrà stabilire se dietro l’incidente ci siano irregolarità, omissioni o responsabilità organizzative. Per la comunità marocchina, intanto, l’urgenza è un’altra: riportare Abdelghani, El Arbi e Yassin a casa, accanto ai loro familiari.