Per gli investigatori non si sarebbe trattato di episodi isolati ma di un sistema consolidato di abusi andato avanti per anni dentro uno dei reparti più delicati dell’ospedale di Piacenza. La Procura ha chiuso l’inchiesta sul professor Emanuele Michieletti, ex primario di Radiologia del “Guglielmo da Saliceto”, accusato di aver molestato e violentato colleghe mediche, infermiere e tecniche sanitarie durante il normale orario di lavoro.
Dalle carte depositate dai magistrati emerge un quadro pesantissimo: almeno otto presunte vittime, cinque delle quali hanno presentato querela formale.
Le accuse e il “reparto trasformato in alcova”
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Michieletti avrebbe sfruttato il ruolo di potere ricoperto all’interno dell’ospedale per imporre avances, molestie e in alcuni casi veri e propri rapporti sessuali non consensuali.
Gli episodi contestati si sarebbero verificati soprattutto all’interno dell’ufficio del primario, descritto nelle indagini come il luogo abituale delle aggressioni.
Le testimonianze raccolte parlano di colleghe bloccate contro il muro, palpeggiate, costrette a subire baci e contatti fisici indesiderati. In alcuni casi le accuse arrivano fino alla violenza sessuale aggravata.
Una delle dottoresse che ha denunciato il primario avrebbe raccontato di essere stata aggredita mentre si trovava nel suo ufficio per discutere delle ferie. Un’altra collega sostiene che il medico l’avrebbe immobilizzata e costretta a sedersi sulle sue gambe mentre tentava di toccarla nelle parti intime.
Secondo gli investigatori, il comportamento contestato sarebbe andato avanti per anni.
La denuncia che ha fatto esplodere il caso
A far partire l’inchiesta sarebbe stata una radiologa che, rompendo il clima di silenzio e paura presente nel reparto, ha deciso di rivolgersi alla polizia.
Le successive intercettazioni ambientali e le immagini raccolte tramite telecamere nascoste avrebbero poi consentito agli inquirenti di ricostruire numerosi altri episodi.
Già nella fase iniziale delle indagini, gli investigatori avevano parlato di decine di molestie documentate nell’arco di poche settimane. Ora il quadro accusatorio si sarebbe ulteriormente ampliato andando a coprire un periodo molto più lungo, con episodi risalenti anche a dieci anni fa.
Il caso dell’infermiera
Tra i racconti più gravi raccolti dalla Procura ci sarebbe quello di un’infermiera che avrebbe subito violenze ripetute per circa un decennio.
Secondo l’accusa, il primario la avrebbe trascinata nel suo ufficio “quando aveva bisogno di sfogare le sue pulsioni sessuali”, costringendola ad avere rapporti contro la sua volontà.
Le vittime, secondo i magistrati, si sarebbero sentite fortemente condizionate dal ruolo di prestigio del medico e dalla convinzione che fosse protetto all’interno della struttura sanitaria.
Una donna avrebbe raccontato di essere stata minacciata dopo aver tentato di opporsi.
Il reparto d’eccellenza e il doppio volto del medico
La vicenda scuote profondamente l’ospedale di Piacenza anche per il profilo professionale di Michieletti, considerato un luminare della radiologia con numerose pubblicazioni scientifiche e riconoscimenti nel settore medico.
Il reparto da lui diretto era specializzato anche nella diagnosi e nel trattamento di tumori al seno e altre patologie oncologiche.
Secondo l’accusa, però, dietro l’immagine pubblica del professionista stimato si nascondeva un comportamento predatorio sistematico.
Licenziato ma tornato a lavorare
Michieletti era stato arrestato il 6 maggio 2025, subito licenziato dall’ospedale e sospeso dall’esercizio della professione.
Dopo sei mesi ai domiciliari, però, il medico è tornato a lavorare in uno studio privato, in seguito alla revoca della sospensione da parte dell’Ordine dei medici.
Ora la difesa, affidata all’avvocato Pietro Roveda, avrà venti giorni di tempo per depositare memorie e decidere se il medico verrà interrogato.
L’inchiesta, intanto, continua a far emergere interrogativi pesantissimi sul clima interno al reparto e sui controlli che avrebbero dovuto impedire abusi protratti per così tanto tempo.
