Caso Garlasco, la difesa di Sempio smonta le prove della Procura con sei perizie

Cinque consulenze e una memoria tecnica contro le accuse della Procura di Pavia

caso garlasco la difesa di sempio smonta le prove della procura con sei perizie

Dall’impronta 33 al dna, fino alle scarpe e ai dialoghi intercettati: gli avvocati di Andrea Sempio depositano nuovi approfondimenti per contestare la ricostruzione dell’accusa sull’omicidio di Chiara Poggi

La battaglia giudiziaria sul delitto di Chiara Poggi entra in una fase decisiva. A poche ore dalla scadenza fissata dalla Procura di Pavia, la difesa di Andrea Sempio ha depositato cinque consulenze tecniche e una memoria difensiva con l’obiettivo di demolire l’impianto accusatorio costruito dagli inquirenti nella nuova inchiesta sull’omicidio di Garlasco.

I legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia hanno scelto di rispondere punto per punto agli elementi ritenuti centrali dall’accusa: l’impronta 33 sul muro della cantina della villetta di via Pascoli, le tracce genetiche, l’orma attribuita all’assassino e persino i dialoghi intercettati in auto e al telefono.

La battaglia sull’impronta 33

Il nodo principale resta la cosiddetta impronta 33, il palmo della mano trovato sul muro della scala che conduce alla cantina dove venne scoperto il corpo di Chiara Poggi.

Secondo la Procura, quell’impronta rappresenterebbe un elemento decisivo nella ricostruzione dell’omicidio. Gli investigatori ritengono che l’assassino, fermandosi sul primo gradino della scala, si sia appoggiato al muro per mantenere l’equilibrio mentre osservava il corpo della vittima.

Gli inquirenti sostengono che oltre quindici “minuzie” dattiloscopiche rendano compatibile quella traccia con Andrea Sempio. Per la difesa, invece, il quadro è completamente diverso.

Il consulente Armando Palmegiani sostiene infatti che l’impronta «non è identificabile» e quindi non possa essere attribuita con certezza a nessuno. Contestata anche la ricostruzione tridimensionale elaborata dalla Procura: posizione e altezza del palmo sarebbero, secondo la difesa, incongruenti.

I dialoghi intercettati

Altro fronte dello scontro riguarda le intercettazioni ambientali e telefoniche effettuate nel 2025. Per i carabinieri del Nucleo investigativo di via Moscova alcune frasi pronunciate da Sempio rappresenterebbero elementi rivelatori.

In una conversazione del 28 maggio 2025, parlando dell’impronta, l’indagato afferma: «È un’impronta sul muro, non è insanguinata, non sono databili». Una frase che gli investigatori interpretano come sospetta, ritenendo che una persona estranea ai fatti avrebbe dovuto auspicare proprio la possibilità di datare le tracce.

La difesa respinge però questa interpretazione e sostiene che i dialoghi non abbiano alcun valore confessorio. Secondo i legali, si tratterebbe soltanto di commenti maturati nel clima mediatico creato da podcast, trasmissioni televisive e dibattiti pubblici sul caso.

Un altro passaggio ritenuto significativo dagli investigatori riguarda una telefonata del 22 maggio 2025. In quell’occasione Sempio spiega a un’amica che quella scala veniva utilizzata abitualmente e che, non essendoci corrimano, chiunque poteva appoggiare la mano alla parete. Gli investigatori evidenziano però un dettaglio: nessuno, prima del maggio 2025, aveva mai raccontato di essere sceso in quella cantina.

La guerra delle consulenze sulle scarpe

La difesa prova a ribaltare anche la questione delle impronte plantari trovate sulla scena del delitto.

Secondo gli accertamenti dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, il piede di Sempio sarebbe compatibile con scarpe tra il numero 42 e il 43. Ma il consulente incaricato dagli avvocati sostiene l’esatto contrario.

Le impronte repertate, spiega la difesa, sarebbero riconducibili a un piede largo circa 9,5 centimetri, mentre quello di Sempio misurerebbe tra 11,5 e 12 centimetri. Una differenza che, secondo gli avvocati, renderebbe impossibile associare quella traccia all’indagato.

Verso la richiesta di rinvio a giudizio

La Procura si prepara ora alla richiesta di rinvio a giudizio. Sempio ha tempo fino a domani per decidere se sottoporsi a interrogatorio, eventualità che segnerebbe la sua prima vera deposizione nella nuova indagine.

Finora l’indagato ha sempre evitato il confronto diretto con i magistrati: il 20 maggio 2025 non si presentò contestando un vizio procedurale, mentre il 6 maggio si avvalse della facoltà di non rispondere.

Nel frattempo, la difesa continua a contestare anche il profilo psicologico elaborato dal Racis, ritenendolo inutilizzabile come elemento probatorio. Per questo motivo la relazione personologica predisposta dai consulenti non è stata depositata.

A quasi diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco resta così al centro di uno dei confronti investigativi e processuali più complessi degli ultimi anni.