Caporalato, l'appello di Suor Anna Monia Alfieri dopo la tragedia in Calabria

La religiosa chiede controlli, pene certe e un impegno comune contro lo sfruttamento

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Dopo la tragedia che ha coinvolto migranti in Calabria, Suor Anna Monia Alfieri denuncia il caporalato come una moderna forma di schiavitù e sollecita istituzioni, sindacati e cittadini a contrastare con decisione ogni forma di sfruttamento

L'ennesima tragedia che ha colpito il mondo del lavoro agricolo riporta al centro del dibattito il fenomeno del caporalato. A intervenire è Anna Monia Alfieri, Cavaliere al Merito ed esperta di politiche scolastiche, che in una dichiarazione all'Adnkronos ha definito il caporalato una delle più gravi forme di schiavitù del mondo contemporaneo.

Secondo la religiosa, sebbene le indagini dovranno chiarire le responsabilità e la dinamica dei fatti, emerge con forza la necessità di un intervento immediato da parte delle istituzioni per fermare lo sfruttamento dei braccianti agricoli presenti nei territori della Calabria.

Una piaga ancora diffusa

Nel suo intervento, Alfieri sottolinea come il caporalato prosperi grazie a connivenze, controlli insufficienti e agli interessi delle organizzazioni criminali che puntano a massimizzare i profitti attraverso lo sfruttamento di persone vulnerabili. Uomini, donne e talvolta minori, afferma, sono spesso costretti a vivere in condizioni precarie e a lavorare senza adeguate tutele.

La religiosa pone inoltre una domanda destinata a interpellare l'opinione pubblica: come sia possibile che situazioni di sfruttamento tanto evidenti possano svilupparsi sotto gli occhi di tutti senza essere fermate tempestivamente.

Il richiamo a politica, sindacati e cittadini

Nel suo appello, Suor Anna Monia Alfieri chiama in causa tutti gli attori coinvolti. Alla politica e alle istituzioni chiede leggi più severe e la certezza della pena per chi sfrutta i lavoratori. Ai sindacati domanda controlli efficaci e interventi rapidi a tutela dei diritti dei braccianti. Ai cittadini, infine, rivolge l'invito a denunciare ogni situazione incompatibile con la legalità e con il rispetto della dignità umana.

Secondo la religiosa, dallo sfruttamento nascono tensioni sociali, rancore e desiderio di rivalsa. Per questo chi viola i diritti fondamentali delle persone deve confrontarsi con l'autorità dello Stato e con la risposta dell'intera comunità civile.

Il riferimento a Giovanni Paolo II

Nelle conclusioni del suo intervento, Alfieri richiama le parole di Giovanni Paolo II pronunciate ad Agrigento contro la mafia, sostenendo che anche i responsabili del caporalato dovranno rispondere delle proprie azioni. Un richiamo che si accompagna a un invito alla responsabilità collettiva.

Per la religiosa, celebrare la Festa della Repubblica significa anche assumersi il proprio ruolo di cittadini, contribuendo in prima persona alla difesa della legalità, della giustizia sociale e della dignità del lavoro.