A 98 anni in carcere, il caso scuote Marassi

L’uomo accusato di aver sparato alla moglie è nel centro clinico

a 98 anni in carcere il caso scuote marassi

Il pensionato, che compirà 99 anni il 5 agosto, è detenuto a Genova dopo il tentato omicidio avvenuto a Savona. La Uil penitenziaria denuncia il sovraffollamento

A quasi 99 anni è entrato nel carcere di Genova Marassi, ferito e in attesa dell’interrogatorio di garanzia. L’uomo è accusato del tentato omicidio della moglie, colpita con un’arma da fuoco a Savona il 6 luglio scorso. Dopo l’aggressione, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe tentato di togliersi la vita. Ora si trova nel centro medico del penitenziario genovese, in una condizione che riapre il dibattito sulla tenuta del sistema carcerario e sulla gestione dei detenuti anziani e fragili.

Il trasferimento a Marassi

Il pensionato, classe 1927, compirà 99 anni il prossimo 5 agosto. Secondo le informazioni emerse, è stato trasferito nel carcere di Marassi dopo il fatto avvenuto nell’abitazione della coppia a Savona. La moglie, 86 anni, è rimasta gravemente ferita ed è stata ricoverata in ospedale. L’uomo, indicato da alcune ricostruzioni come una guardia giurata in pensione, avrebbe usato una pistola regolarmente detenuta e si sarebbe poi ferito con un coltello.

La vicenda è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria. L’interrogatorio di garanzia dovrà chiarire la posizione dell’indagato e consentire al giudice di valutare la convalida dell’arresto e la misura cautelare più adeguata. Il dato anagrafico, unito alle condizioni fisiche dell’uomo, rende il caso particolarmente sensibile sul piano umano, sanitario e penitenziario.

Il caso diventa simbolo della crisi

La Uil Fp Polizia Penitenziaria, attraverso il segretario regionale Fabio Pagani, ha indicato la presenza di un detenuto di quasi 99 anni come un fatto eccezionale e come il segnale di una crisi più ampia. Il sindacato collega il caso alla difficoltà degli istituti penitenziari nel gestire persone molto anziane, malate o comunque bisognose di assistenza sanitaria costante.

Secondo la sigla, il precedente più vicino riguarderebbe un detenuto di 94 anni ristretto nel carcere fiorentino di Sollicciano. La presenza dell’uomo nel centro clinico di Marassi viene quindi letta come un possibile primato negativo, ma soprattutto come una fotografia delle contraddizioni del sistema: da una parte l’esigenza di assicurare la risposta giudiziaria a un fatto gravissimo, dall’altra la necessità di garantire cure, sicurezza e dignità in un contesto già sotto pressione.

Sovraffollamento e fragilità

Il carcere di Genova Marassi ospita attualmente circa 670 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 535 posti, secondo i dati richiamati dalla Uil Fp Polizia Penitenziaria. Il sovraffollamento rende più complessa la gestione quotidiana dell’istituto, soprattutto quando si aggiungono situazioni sanitarie delicate o casi che richiedono sorveglianza e assistenza specifiche.

Il caso del quasi novantanovenne evidenzia anche il nodo delle strutture alternative, della medicina penitenziaria e della capacità del sistema di distinguere tra esigenze cautelari, tutela delle vittime e condizioni personali dell’indagato. La decisione sulla misura dovrà tenere conto della gravità dell’accusa, ma anche dell’età, dello stato di salute e della compatibilità con il carcere.

Le prossime decisioni

Nelle prossime ore il giudice dovrà valutare la convalida dell’arresto e la permanenza dell’uomo nel circuito penitenziario. L’indagine sul ferimento della moglie prosegue, mentre resta alta l’attenzione sulle condizioni della donna ricoverata e sulla ricostruzione di quanto avvenuto nell’abitazione di Savona.

La vicenda, oltre alla sua gravità giudiziaria, consegna una domanda più ampia alle istituzioni: come gestire detenuti estremamente anziani in carceri già sovraffollate e spesso non pensate per la fragilità estrema. Marassi, ancora una volta, diventa il luogo in cui una storia individuale mette in evidenza un problema strutturale.