L’Associazione nazionale magistrati alza il livello dell’attenzione sul destino degli addetti all’Ufficio per il processo e lo fa con una lettera aperta indirizzata al ministro della Giustizia Carlo Nordio e ai senatori delle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia. Il punto è il decreto Giustizia, il d.l. 100/2026, ora all’esame di Palazzo Madama per la conversione in legge.
La richiesta dell’Anm è netta: le risorse umane dell’Ufficio per il processo devono restare destinate al supporto della giurisdizione, senza essere progressivamente spostate su funzioni amministrative per tamponare le scoperture degli uffici. Secondo la magistratura associata, in gioco non c’è soltanto l’organizzazione interna dei tribunali, ma la tenuta di uno degli strumenti introdotti negli ultimi anni per accelerare la risposta giudiziaria e ridurre l’arretrato.
Il nodo delle mansioni
Nella lettera, la Giunta esecutiva dell’Anm richiama quanto già sostenuto in audizione parlamentare. L’Ufficio per il processo, osserva l’associazione, è nato come struttura di affiancamento al magistrato, con compiti di studio, ricerca e supporto alla redazione dei provvedimenti. È questa, per l’Anm, la funzione originaria da preservare.
La preoccupazione riguarda alcune proposte di modifica al decreto. Senza un riferimento chiaro, avverte l’associazione, si rischierebbe di lasciare margini troppo ampi nella distribuzione delle mansioni. Il risultato potrebbe essere l’assorbimento di professionalità formate per l’attività giurisdizionale in compiti puramente amministrativi.
L’Anm riconosce l’esistenza di gravi carenze negli organici del personale amministrativo, ma contesta che la soluzione possa passare dallo svuotamento dell’Ufficio per il processo. Per la magistratura associata, il rafforzamento degli uffici amministrativi va affrontato con strumenti propri, senza indebolire un modello che ha inciso sull’organizzazione del lavoro giudiziario.
Il fronte della stabilizzazione
La lettera interviene anche sulla situazione degli addetti non rientrati nelle graduatorie di stabilizzazione. Il decreto prevede per loro l’assegnazione agli uffici stralcio istituiti presso le sezioni immigrazione, a supporto dei giudici onorari di pace, fino al 30 settembre.
Secondo l’Anm, però, queste strutture non avrebbero ancora un assetto organizzativo definito. Da qui l’incertezza che coinvolgerebbe circa 1.600 lavoratori, presenti quotidianamente nei luoghi di lavoro ma, allo stato, non concretamente utilizzabili in attività definite.
Il tema si inserisce nel percorso più ampio legato al personale reclutato nell’ambito del Pnrr. Il ministero della Giustizia ha indicato nelle scorse settimane la stabilizzazione di migliaia di unità, tra cui addetti all’Ufficio per il processo, come tassello del rafforzamento della macchina giudiziaria. Proprio per questo, la destinazione effettiva di queste figure diventa un passaggio politico e organizzativo sensibile.
La richiesta al Parlamento
L’Associazione nazionale magistrati presenta la lettera come una richiesta di ascolto. Il messaggio rivolto a Carlo Nordio e ai senatori è quello di intervenire nel corso dell’esame parlamentare per evitare ambiguità applicative e confermare la natura dell’Ufficio per il processo come supporto diretto alla giurisdizione.
Il confronto ora si sposta nelle Commissioni del Senato, dove il decreto dovrà proseguire il percorso di conversione. Per l’Anm, la posta in gioco è la qualità del servizio giustizia per i cittadini: mantenere gli addetti accanto ai magistrati, sostiene l’associazione, significa non disperdere un investimento organizzativo considerato decisivo negli ultimi anni.
