Ponte Morandi, otto anni dopo è il giorno della sentenza

Alle 14 il verdetto sui 57 imputati. La Procura ha chiesto quasi 400 anni di carcere

ponte morandi otto anni dopo e il giorno della sentenza

Giudici in camera di consiglio dopo 284 udienze. La pena più alta, 18 anni e sei mesi, è stata chiesta per l’ex ad di Aspi Giovanni Castellucci. In aula i familiari delle 43 vittime

A quasi otto anni dal crollo del Ponte Morandi, per i familiari delle 43 vittime è arrivato il giorno più atteso. Il tribunale di Genova pronuncerà alle 14 la sentenza di primo grado del maxi processo sulle responsabilità della tragedia del 14 agosto 2018.

L’ultima udienza si è conclusa con la breve replica di uno dei difensori. Subito dopo, il collegio giudicante si è ritirato in camera di consiglio per decidere la posizione dei 57 imputati, tra ex dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia, manager di Spea ed ex funzionari del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Nell’aula gremita sono presenti numerosi parenti delle vittime, insieme ai legali e ai rappresentanti della Procura. Ecco l'elenco delle 43 vittime del crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018:

Luigi Matti Altadonna, 35 anni

Melissa Artus, 22 anni

Giovanni Battiloro, 29 anni

Camilla Bellasio, 12 anni

Manuele Bellasio, 16 anni

Francesco Bello, 41 anni

Matteo Bertonati, 26 anni

Stella Boccia, 24 anni

Admir Bokrina, 32 anni

Giovanna Bottaro, 43 anni

Elisa Bozzo, 34 anni

Alessandro Campora, 55 anni

Juan Ruben Figueroa Carrasco, 68 anni

Bruno Casagrande, 35 anni

Cristian Cecala, 43 anni

Dawna Munroe, 43 anni

Kristal Cecala, 9 anni

Andrea Cerulli, 48 anni

Henry Diaz, 30 anni

Marjus Djerri, 28 anni

Giorgio Donaggio, 57 anni

Gerardo Esposito, 26 anni

Nathan Gusman, 20 anni

Nemati Alizè Plaze, 20 anni

Ersilia Piccinino, 41 anni

Claudia Possetti, 48 anni

William Pouzadoux, 22 anni

Alessandro Robotti, 50 anni

Roberto Robbiano, 44 anni

Samuele Robbiano, 9 anni

Gennaro Sarnataro, 43 anni

Antonio Stanzione, 29 anni

Mirko Vicini, 31 anni

Andrea Vittone, 49 anni

Angela Zerilli, 58 anni

Marta Danisi, 29 anni

Alberto Fanfani, 32 anni

Carlos Jesus Eraso Trujillo, 27 anni

Juan Carlos Pastenes, 64 anni

Leyla Nora Rivera Castillo, 47 anni

Adeline Mouilleseaux, 22 anni

Axel Place, 19 anni

Marian Rosca, 36 anni

Le richieste della Procura

L’accusa ha chiesto condanne per quasi 400 anni di reclusione complessivi. La pena più severa, 18 anni e sei mesi, è stata proposta per Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e di Atlantia.

Le contestazioni formulate a vario titolo comprendono l’omicidio colposo plurimo, l’omicidio stradale e il crollo doloso. La tesi della Procura è che la tragedia sia stata preceduta da anni di controlli insufficienti, manutenzioni rinviate e segnali di deterioramento sottovalutati. Le difese hanno respinto questa ricostruzione, sostenendo in diversi casi che il cedimento sia stato determinato da un difetto originario di progettazione della struttura.

Per alcuni reati minori è nel frattempo intervenuta la prescrizione. Aspi e Spea erano già uscite dal processo dopo avere definito la propria posizione con il pagamento complessivo di circa 29 milioni di euro. La sentenza di oggi riguarderà quindi le responsabilità personali degli imputati.

Quattro anni di processo

Il dibattimento era iniziato nel luglio del 2022 ed è proseguito per 284 udienze. Davanti ai giudici sono passati tecnici, consulenti, dirigenti pubblici e privati, investigatori e testimoni chiamati a ricostruire la storia del viadotto sul Polcevera, inaugurato nel 1967 e crollato durante un violento temporale.

Alle 11.36 del 14 agosto 2018 una parte del ponte precipitò da circa 50 metri, trascinando nel vuoto automobili e mezzi pesanti. Trentacinque veicoli caddero sul greto del torrente e sulle aree industriali sottostanti. Le vittime furono 43, mentre centinaia di residenti furono costretti ad abbandonare le proprie abitazioni.

Il processo ha cercato di stabilire chi conoscesse le condizioni reali dell’infrastruttura, quali informazioni fossero state trasmesse agli organi di vigilanza e perché gli interventi più radicali non fossero stati realizzati prima del cedimento.

L’attesa dei familiari

Per i parenti delle vittime il verdetto rappresenta un primo punto di arrivo, ma non la conclusione del percorso giudiziario. Dopo la decisione di primo grado potranno infatti aprirsi i procedimenti davanti alla Corte d’appello e, successivamente, alla Cassazione.

Il Comitato dei familiari ha seguito quasi ogni udienza, chiedendo che la sentenza chiarisca non soltanto le responsabilità individuali, ma anche il sistema di omissioni e controlli che avrebbe consentito al ponte di restare aperto nonostante le condizioni di degrado denunciate dall’accusa.

Nelle ore che precedono la lettura del dispositivo, l’aula è tornata a riempirsi. Per molte famiglie la richiesta non è soltanto quella di ottenere condanne, ma di vedere riconosciuto che la morte dei loro congiunti avrebbe potuto essere evitata.

Le scuse tardive di Autostrade

Alla vigilia della sentenza, Autostrade per l’Italia ha rotto il silenzio con una lettera firmata dall’amministratore delegato. La società ha chiesto scusa ai familiari, ai genovesi e agli italiani per le sofferenze provocate dalla tragedia, riconoscendo come un’ulteriore ferita la mancata assunzione pubblica di responsabilità nei giorni successivi al crollo.

L’azienda ha sottolineato di essere oggi diversa rispetto al 2018, con nuovi azionisti, nuovi vertici e il controllo pubblico. Ha inoltre presentato le scuse come un’esigenza morale indipendente dall’accertamento penale delle responsabilità.

Il messaggio ha però provocato la dura reazione del Comitato delle vittime, che si è detto sbigottito e ha giudicato inopportuno il momento scelto per la pubblicazione. Secondo i familiari, le scuse sarebbero arrivate troppo tardi e proprio alla vigilia del pronunciamento dei giudici.

Il peso di una sentenza nazionale

La decisione attesa alle 14 va oltre i confini di Genova. Il processo Morandi è diventato uno dei simboli del dibattito italiano sulla manutenzione delle infrastrutture, sui rapporti tra concessionari privati e amministrazione pubblica e sull’efficacia dei controlli dello Stato.

Dopo la tragedia, il viadotto è stato demolito e sostituito dal nuovo Ponte Genova San Giorgio, progettato da Renzo Piano e inaugurato nel 2020. Sotto la nuova infrastruttura è sorto il Memoriale 14 agosto 2018, costruito nell’area dell’ex pila 9 per conservare le testimonianze del disastro e i nomi delle persone che persero la vita.

La ricostruzione ha restituito rapidamente alla città un collegamento essenziale. La sentenza dovrà ora offrire una prima risposta alla domanda rimasta aperta per quasi otto anni: se quella tragedia potesse essere prevista e impedita e chi avesse il dovere di farlo.