Roggero, Nordio avvia la grazia. Il legale accusa il governo

Il gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi si prepara al carcere

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Dopo il verdetto definitivo parte l’istruttoria ministeriale. La difesa attacca il centrodestra: «Paga la mancata riforma della legittima difesa»

La procedura per la grazia è stata avviata, ma per Mario Roggero le porte del carcere restano aperte. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha disposto l’istruttoria sul provvedimento di clemenza in favore del gioielliere di Grinzane Cavour, condannato definitivamente dalla Cassazione a 14 anni e nove mesi per avere ucciso due rapinatori in fuga e ferito gravemente un terzo.

L’iniziativa del Guardasigilli è arrivata dopo la mobilitazione del centrodestra, con i capigruppo parlamentari di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati impegnati in una raccolta di firme. Ma proprio dal collegio difensivo del commerciante è arrivato l’attacco più duro alla maggioranza.

La difesa contro il centrodestra

Il professor Sergio Novani, che assiste Roggero, ha ricordato che la grazia richiede un procedimento complesso e tempi non immediati. Nel frattempo, ha osservato il legale, il suo assistito dovrà entrare in carcere.

La responsabilità politica, secondo la difesa, ricadrebbe sul governo e sulla maggioranza, accusati di non avere modificato in modo più incisivo la disciplina della legittima difesa. Novani ha richiamato l’emendamento presentato dal deputato Edoardo Ziello, che proponeva di attribuire maggiore rilievo alla percezione del pericolo da parte di chi reagisce, di superare il criterio della proporzionalità tra difesa e offesa e di limitare i risarcimenti in favore dei familiari degli aggressori.

È una presa di posizione che raffredda l’iniziativa politica del centrodestra. La difesa sostiene infatti che la richiesta di clemenza intervenga soltanto dopo che non è stata approvata una riforma legislativa capace, nella sua interpretazione, di incidere sul caso concreto.

La condanna diventata definitiva

La Cassazione ha confermato la sentenza pronunciata nel dicembre 2025 dalla Corte d’assise d’appello di Torino, che aveva ridotto da 17 anni a 14 anni e nove mesi la pena inflitta in primo grado. La vicenda risale al 28 aprile 2021, quando tre uomini entrarono nella gioielleria di Roggero nella frazione Gallo di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo.

Dopo la rapina, il commerciante uscì dal negozio armato e inseguì i tre uomini. Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli furono raggiunti dai colpi e morirono sulla strada. Alessandro Modica, il terzo componente del gruppo, rimase ferito.

I giudici hanno escluso la legittima difesa perché, nel momento in cui Roggero aprì il fuoco, l’azione criminale era terminata e i rapinatori stavano fuggendo. Nelle motivazioni d’appello la reazione era stata ricondotta a una condotta offensiva successiva alla cessazione del pericolo, non a una necessità immediata di proteggere sé stesso o altre persone.

La mobilitazione politica

Il primo esponente del governo a schierarsi apertamente con Roggero è stato il vicepremier Matteo Salvini, che già dopo la sentenza d’appello aveva espresso solidarietà al gioielliere. Dopo la decisione della Cassazione, l’iniziativa si è allargata all’intera coalizione di governo.

La vicenda è diventata nuovamente terreno di scontro politico sulla sicurezza, sulla tutela di commercianti e cittadini aggrediti e sui limiti entro i quali può essere esercitata una reazione armata. Il centrodestra presenta Roggero come il simbolo di una normativa giudicata troppo severa nei confronti di chi subisce una rapina. Le sentenze, al contrario, hanno distinto con nettezza la fase dell’aggressione da quella successiva dell’inseguimento.

La stessa legge sulla legittima difesa approvata nel 2019 non è risultata applicabile in favore del commerciante, poiché la condotta contestata si è svolta fuori dal negozio e quando il pericolo immediato era già cessato.

Cosa significa l’istruttoria sulla grazia

L’avvio dell’istruttoria non equivale alla concessione della grazia e non sospende automaticamente l’esecuzione della pena. Il ministero della Giustizia dovrà acquisire i pareri e gli elementi previsti dalla procedura, al termine della quale Nordio potrà formulare la propria valutazione.

La decisione finale spetta al presidente della Repubblica. L’articolo 87 della Costituzione attribuisce infatti al capo dello Stato il potere di concedere la grazia o di commutare una pena. Il ministero cura la fase istruttoria, ma il provvedimento resta un atto di clemenza individuale di competenza presidenziale.

Il procedimento può portare all’estinzione totale o parziale della pena ancora da scontare oppure alla sua trasformazione. Non comporta invece la cancellazione della condanna né degli altri effetti penali che non siano espressamente coinvolti nel decreto.

Il carcere prima della decisione

Roggero, 72 anni, aveva affidato ai social un messaggio prima della pronuncia della Cassazione, chiedendo sostegno e dicendo di voler vedere crescere i propri nipoti. Dopo il verdetto ha preso atto della condanna definitiva e si è preparato a costituirsi.

È proprio questo passaggio ad alimentare la protesta della difesa. I tempi dell’istruttoria presidenziale non coincidono con quelli dell’esecuzione della sentenza. La battaglia politica per la grazia, dunque, può proseguire, ma non elimina nell’immediato gli effetti della decisione giudiziaria.

Il caso resta sospeso tra due piani distinti. Da una parte c’è una condanna definitiva, fondata sulla ricostruzione secondo cui Roggero sparò quando la minaccia non era più attuale. Dall’altra c’è una richiesta di clemenza che il centrodestra ha trasformato in una nuova offensiva sulla legittima difesa. Il duro intervento di Novani mostra però che anche tra i sostenitori del gioielliere la grazia viene considerata una risposta tardiva rispetto a una riforma normativa rimasta incompiuta.