Einstein Telescope, auto incendiate: indagine per terrorismo

Nel mirino due ricercatori Ingv a Lula. Nessuna rivendicazione, si cercano movente e autori

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La Procura di Nuoro apre un fascicolo con l’ipotesi di terrorismo dopo il rogo delle vetture di Carlo Giunchi e della moglie. Le istituzioni difendono il progetto, mentre l’inchiesta ricostruisce precedenti e possibili matrici

Due automobili appartenenti a Carlo Giunchi e alla moglie, ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, sono state incendiate a Lula, nel Nuorese, dove la coppia soggiornava per partecipare alle attività preparatorie della candidatura sarda all’Einstein Telescope. La Procura di Nuoro ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di terrorismo, una qualificazione investigativa che permette di approfondire l’eventuale finalità eversiva dell’azione ma che, allo stato, non costituisce un’attribuzione definitiva.

Non risultano rivendicazioni né persone iscritte nel registro degli indagati. I carabinieri della Compagnia di Bitti e del Nucleo investigativo di Nuoro stanno cercando di ricostruire i movimenti attorno all’abitazione presa in affitto dai due studiosi, verificando le poche immagini disponibili, le tracce lasciate sul posto e gli eventuali collegamenti con precedenti atti ostili contro il progetto scientifico.

Il rogo nel cortile dell’abitazione

L’attentato è avvenuto nella notte del primo agosto. Gli autori sono entrati nel cortile della casa dove i ricercatori soggiornavano da circa dieci giorni e hanno appiccato il fuoco alle due vetture. Una è stata completamente distrutta, l’altra ha riportato gravi danni. La collocazione delle automobili in uno spazio privato e la natura deliberata dell’incendio fanno ritenere agli investigatori che non si sia trattato di un gesto casuale.

Il principale interrogativo riguarda il movente. Gli inquirenti esaminano la vita personale e professionale delle vittime, ma l’attenzione è inevitabilmente concentrata anche sul loro lavoro per l’Einstein Telescope, infrastruttura scientifica europea che l’Italia propone di costruire nel sottosuolo dell’ex miniera di Sos Enattos, tra Lula, Bitti e Onanì. Non è stato tuttavia dimostrato che il progetto fosse il bersaglio dell’intimidazione.

Il rientro non è stato una fuga

Giunchi e la moglie hanno lasciato la Sardegna il 4 agosto. L’Ingv ha precisato che il viaggio di ritorno era stato programmato da tempo e che i biglietti erano stati acquistati prima dell’attentato. La loro partenza non sarebbe quindi una fuga conseguente alle minacce, ma la conclusione di uno dei turni con cui i gruppi di ricerca si alternano nelle campagne di misurazione sul territorio.

La precisazione è importante perché l’incendio ha immediatamente alimentato il timore che gli studiosi potessero abbandonare il sito. Le attività condotte dall’Ingv servono a misurare il rumore sismico, studiare la struttura del sottosuolo e valutare quanto le condizioni geologiche della zona siano compatibili con un osservatorio estremamente sensibile alle vibrazioni ambientali. Carlo Giunchi coordina attività di caratterizzazione geofisica collegate alla candidatura.

I precedenti attorno a Sos Enattos

La scelta dell’ipotesi di terrorismo deriva anche dalla necessità di confrontare l’incendio con altri episodi registrati nell’area. Nel 2023 un ordigno fu collocato nei pressi di uno degli accessi dell’ex miniera di Sos Enattos. Sono state inoltre segnalate scritte intimidatorie contro il progetto. Gli investigatori stanno ora verificando se tra questi fatti esistano analogie operative, ideologiche o personali.

Non emergono però elementi sufficienti per parlare di una campagna organizzata. L’assenza di rivendicazioni impone prudenza e lascia aperte piste differenti. La qualificazione giuridica scelta dalla Procura consente di indagare anche su una possibile matrice eversiva, senza escludere motivazioni locali o personali. Ogni conclusione sul coinvolgimento di gruppi strutturati sarebbe al momento prematura.

Il procuratore capo di Nuoro, Daniele Rosa, ha incontrato i ricercatori e ha assicurato che l’intimidazione non fermerà l’attività scientifica. Il magistrato ha definito l’Einstein Telescope un progetto fondamentale per il riscatto delle zone interne della Sardegna, sottolineando la necessità di isolare chi cerca di imporre le proprie posizioni attraverso la violenza.

La condanna delle istituzioni

La presidente della Regione Alessandra Todde ha espresso solidarietà ai ricercatori e ha definito l’incendio un fatto grave che colpisce l’intera isola. Secondo la governatrice, il gesto non rappresenta la comunità di Lula e non modificherà la scelta della Sardegna di investire sulla ricerca, sull’innovazione e sulla conoscenza.

Una condanna altrettanto netta è arrivata dal sindaco di Nuoro, Emiliano Fenu, e dal presidente della Provincia, Giuseppe Ciccolini. Entrambi hanno insistito sulla necessità di garantire un ambiente sicuro e accogliente agli studiosi, evitando che l’attentato venga utilizzato per rappresentare l’intero territorio come ostile alla scienza. Le amministrazioni locali intendono proseguire anche nel percorso per rafforzare la presenza dell’Ingv nel Nuorese.

Perché il progetto è decisivo

L’Einstein Telescope sarà un osservatorio sotterraneo di terza generazione destinato allo studio delle onde gravitazionali. Rispetto agli strumenti attualmente operativi, dovrebbe osservare fenomeni cosmici molto più lontani e rilevare con maggiore precisione le collisioni tra buchi neri e stelle di neutroni, aprendo nuove possibilità nella ricerca sull’origine e sull’evoluzione dell’universo.

La candidatura italiana punta sulle caratteristiche di Sos Enattos: basso rumore sismico, ridotta attività industriale, scarsa densità abitativa, rocce considerate adatte alla costruzione di ambienti sotterranei e limitata presenza di falde acquifere. Le misurazioni più recenti hanno confermato che le variazioni stagionali del rumore sismico produrrebbero effetti contenuti sulla sensibilità del futuro rivelatore.

La sede non è però ancora stata assegnata. Oltre alla Sardegna sono candidate l’Euregio Mosa-Reno, al confine tra Belgio, Germania e Paesi Bassi, e la Lusazia, in Sassonia. La decisione europea è attesa entro il 2027. L’attacco avviene quindi in una fase particolarmente delicata, mentre ogni territorio cerca di dimostrare solidità scientifica, sostegno istituzionale e capacità di accogliere una comunità internazionale di ricercatori.

Il confronto sul territorio

Il sostegno politico all’opera è ampio, ma la vicenda mostra che il consenso istituzionale non basta. Una struttura di queste dimensioni richiede un rapporto costante con le comunità locali, informazioni accessibili, garanzie sulle conseguenze ambientali e una distribuzione comprensibile delle opportunità economiche e occupazionali.

La Regione ha creato un’unità di progetto e programmato infopoint a Lula e Nuoro, proprio per rafforzare la conoscenza dell’intervento e coinvolgere cittadini, scuole e imprese. L’attentato rende questo lavoro ancora più urgente: occorre distinguere le eventuali critiche legittime, che devono trovare spazi pubblici di discussione, dalla violenza intimidatoria, che non può essere considerata una forma di opposizione.

Il rischio più immediato è che il rogo produca un danno d’immagine alla candidatura e generi insicurezza tra tecnici e studiosi chiamati a lavorare nell’area. La risposta delle istituzioni dovrà quindi muoversi su due piani: individuare rapidamente i responsabili e garantire condizioni di protezione adeguate, senza trasformare Lula in una comunità sotto accusa.

La sfida dopo l’attentato

L’inchiesta dovrà stabilire chi abbia colpito e per quale ragione. Fino a quel momento, la connessione diretta tra l’incendio e l’Einstein Telescope resta una delle ipotesi investigative, non un fatto provato. È invece certo che le vittime fossero impegnate nelle attività scientifiche decisive per la candidatura e che il gesto abbia avuto l’effetto di colpire simbolicamente un progetto sul quale la Sardegna ha investito una parte importante della propria strategia di sviluppo.

La frase scelta dal procuratore Rosa, «la violenza non fermerà il progetto», esprime la posizione comune delle istituzioni e degli enti scientifici. Perché non resti soltanto una dichiarazione, serviranno sicurezza per i ricercatori, trasparenza verso la popolazione e continuità nelle campagne di studio. È su questa capacità di reagire senza arretrare e senza nascondere le domande del territorio che si misurerà ora la credibilità della candidatura italiana.