L’Italia non accetta di restare fuori dal procedimento giudiziario sulla strage di Crans-Montana.** Il governo ha presentato ricorso contro l’ordinanza con cui la Procura di Sion, il 29 luglio, ha respinto la richiesta dello Stato italiano di costituirsi parte civile nell’inchiesta sull’incendio del locale Le Constellation, dove nella notte di Capodanno del 2026 morirono 41 persone, sei delle quali italiane.
La decisione di impugnare il provvedimento è stata confermata da fonti della Farnesina. Il nuovo passaggio giudiziario apre così un confronto sulla possibilità per uno Stato di essere considerato direttamente danneggiato da una tragedia che ha coinvolto suoi cittadini e che ha richiesto un consistente intervento delle strutture pubbliche italiane.
Il ricorso italiano contro la decisione di Sion
Il ricorso è stato presentato attraverso il legale svizzero incaricato di tutelare gli interessi dell’Italia. Secondo il ministero degli Esteri, l’impugnazione contesta in maniera articolata le conclusioni alla base del provvedimento della magistratura elvetica e richiama anche la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.
Roma insiste quindi perché le venga riconosciuto il diritto di partecipare al procedimento come parte civile.
La richiesta originaria era stata depositata il 29 aprile dall’avvocato ginevrino Romain Jordan. Al centro della posizione italiana c’è la tesi secondo cui la Repubblica italiana avrebbe subito un danno patrimoniale diretto per le risorse pubbliche mobilitate dopo l’incendio.
L’intervento non ha riguardato soltanto l’assistenza immediata ai connazionali. Sono state sostenute spese per le cure mediche, il supporto psicologico e logistico, il trasferimento dei feriti, l’identificazione delle vittime e il rimpatrio delle salme.
Per la Procura il danno riguarda le vittime, non lo Stato
È proprio sulla natura di questo danno che le posizioni di Roma e Sion divergono.
Secondo la Procura svizzera, i beni giuridici coinvolti dai reati contestati nell’inchiesta, tra i quali la vita, l’integrità fisica, la salute e la proprietà, appartengono direttamente alle persone colpite dall’incendio. La cittadinanza italiana di alcune delle vittime non sarebbe quindi sufficiente a trasformare automaticamente lo Stato in soggetto direttamente danneggiato.
La stessa conclusione è stata applicata alle somme spese dall’Italia per assistere vittime e feriti. Per i magistrati svizzeri questi costi non configurerebbero quel danno diretto necessario per ottenere lo status di parte civile.
La linea italiana è opposta. Secondo il ricorso, l'impiego di risorse pubbliche avrebbe prodotto una lesione concreta del patrimonio dello Stato e consentirebbe quindi all’Italia di rivendicare una posizione autonoma nel procedimento.
Il conto italiano parte da 300mila euro
La questione ha anche un rilevante risvolto economico. La prima quantificazione indicata dall’Italia ammontava ad almeno 300mila euro, riferiti alle spese sostenute dalla Protezione civile.
La cifra, però, rappresenterebbe soltanto una parte dei costi complessivi. Al conto dovrebbero essere aggiunte le somme sostenute da altre amministrazioni pubbliche e dalle Regioni, in particolare per l’assistenza sanitaria prestata ai feriti rientrati in Italia.
La battaglia giudiziaria, dunque, non riguarda soltanto un riconoscimento formale. Essere ammessa come parte civile consentirebbe all’Italia di far valere direttamente le proprie pretese risarcitorie nell'ambito del procedimento penale svizzero.
Ora decide la giustizia cantonale
Il ricorso sposta il dossier a un livello successivo della giustizia elvetica. In base alla procedura svizzera, le decisioni del pubblico ministero possono essere contestate attraverso un’impugnazione scritta e motivata.
A pronunciarsi dovrebbe essere la Camera penale del Tribunale cantonale del Vallese, chiamata a stabilire se le ragioni avanzate da Roma siano sufficienti a ribaltare la decisione della Procura.
È un passaggio che potrebbe avere conseguenze importanti non soltanto sul risarcimento richiesto dall’Italia, ma anche sulla posizione istituzionale che il governo potrà assumere nel lungo percorso giudiziario seguito alla tragedia di Crans-Montana.
L’inchiesta sul rogo continua intanto a ricostruire le responsabilità per una delle più gravi tragedie avvenute in Svizzera negli ultimi anni. La notte del primo gennaio al Le Constellation persero la vita 41 persone e altre 115 rimasero ferite.
