Monza, maltrattamenti al nido: due donne ai domiciliari

Una 24enne è accusata anche di violenza sessuale. Indagate altre due responsabili della struttura

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Punizioni nell’«isolamento», acqua razionata, cibo inadeguato e condizionatori spenti. Le telecamere della polizia documentano quanto sarebbe accaduto in un asilo privato della Brianza

Punizioni inflitte a bambini che non avevano ancora compiuto tre anni, con un luogo destinato al castigo chiamato «l’isolamento». Acqua razionata, secondo l’accusa, per far fare meno pipì ai piccoli e contenere così la spesa per i pannolini. Cibo ritenuto inadeguato e aria condizionata che sarebbe stata tenuta spenta. È il quadro ricostruito dagli investigatori all’interno di un asilo nido privato della provincia di Monza e Brianza, finito al centro di un’inchiesta per presunti maltrattamenti sui minori.

Due donne, una 24enne che lavorava con i bambini e la 42enne titolare della struttura, sono state poste agli arresti domiciliari. Altre due responsabili, di 32 e 49 anni, risultano indagate a piede libero. Per tutte e quattro viene ipotizzato il reato di maltrattamenti su minori. La più giovane deve rispondere anche dell’accusa di violenza sessuale, mentre nei confronti della 24enne e della titolare viene contestato anche l’esercizio abusivo della professione di educatore.

Le telecamere installate dagli investigatori

L’inchiesta ha preso forma anche attraverso le immagini registrate dalle telecamere collocate nella struttura dalla Squadra mobile. I filmati avrebbero consentito agli investigatori di osservare direttamente ciò che accadeva durante le giornate trascorse dai bambini nell’asilo.

Secondo quanto emerso dalle indagini, la 24enne non avrebbe avuto il titolo professionale necessario per svolgere il ruolo di educatrice. Le registrazioni avrebbero inoltre documentato alcune sue particolari attenzioni nei confronti di alcuni bambini. Gli investigatori hanno definito «equivoco» il modo in cui la giovane avrebbe baciato alcuni dei piccoli.

Si tratta del passaggio più delicato dell’intera vicenda e sul quale sono ancora in corso le valutazioni della Procura di Monza. Gli accertamenti dovranno stabilire natura, circostanze e rilevanza penale delle condotte riprese dalle telecamere, senza anticipare conclusioni che spetteranno all’autorità giudiziaria.

I presunti maltrattamenti quotidiani

Il resto dell’indagine restituisce l’immagine di una gestione quotidiana che, nell’ipotesi accusatoria, sarebbe stata incompatibile con la tutela di bambini così piccoli. Tra gli episodi contestati compare il ricorso all’«isolamento» come forma di punizione.

Gli investigatori avrebbero inoltre raccolto elementi sul razionamento dell’acqua. La finalità sarebbe stata quella di ridurre la frequenza con cui i bambini facevano pipì e, di conseguenza, il numero di pannolini utilizzati dalla struttura. Nel quadro investigativo sono entrati anche la qualità del cibo somministrato e il mancato utilizzo dell’aria condizionata.

Elementi che vengono ora valutati complessivamente dagli inquirenti per ricostruire le condizioni nelle quali i bambini sarebbero stati accuditi e per definire le responsabilità individuali delle quattro donne coinvolte.

L’accusa più grave sulla 24enne

Particolare attenzione viene riservata alla posizione della giovane collaboratrice. Le condotte considerate sospette sarebbero avvenute, secondo la ricostruzione investigativa, soprattutto quando la donna si trovava lontana dallo sguardo delle colleghe.

Il fascicolo è seguito dal pubblico ministero Lorenzo Dalla Palma. Su richiesta degli inquirenti, la gip Elena Sechi ha disposto gli arresti domiciliari per la 24enne e per la titolare dell'asilo.

L'accusa di violenza sessuale contestata alla giovane resta sottoposta agli ulteriori accertamenti dell'inchiesta. Come per tutte le persone coinvolte, vale il principio di presunzione di innocenza fino a un'eventuale sentenza definitiva.

L’inchiesta partita dalle segnalazioni

Secondo le informazioni emerse sull'indagine, gli accertamenti sarebbero stati avviati dopo le denunce presentate da genitori ed ex educatrici. Da quelle segnalazioni sarebbe nato il lavoro investigativo che ha portato all'installazione delle telecamere e successivamente alla richiesta delle misure cautelari.

Ora l’indagine prosegue per verificare ogni singolo episodio ripreso e stabilire l’effettiva portata delle condotte contestate. Al centro restano bambini di età inferiore ai tre anni e la necessità, per gli inquirenti, di ricostruire con precisione quanto sarebbe accaduto all’interno della struttura.