Incendi, Lorefice ai funerali di Salvatore: «Ucciso da mano criminale»

L’arcivescovo di Palermo nell’omelia a Ciminna: «Chi appicca il fuoco calpesta la vita»

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Ai funerali di Salvatore Giglia, morto a 26 anni dopo le ustioni riportate nel rogo, Corrado Lorefice accusa: «Non una fatalità, ma il frutto avvelenato di una mano criminale»

«Questo rogo non è una tragica fatalità, ma il frutto avvelenato di una mano criminale, vigliacca e dolosa, che continua a violentare e bruciare la nostra terra». Sono parole durissime quelle pronunciate dall'arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, durante i funerali di Salvatore Giglia, il giovane di 26 anni morto per le gravissime ustioni riportate mentre cercava di difendere la propria casa e la campagna dalle fiamme divampate a Ciminna.

Le esequie sono state celebrate nel pomeriggio del 2 settembre nella Chiesa Madre di Ciminna, la parrocchia di Santa Maria Maddalena. A presiederle è stato lo stesso Lorefice, mentre il paese ha osservato il lutto cittadino proclamato dopo la morte del giovane. Giglia era deceduto il giorno precedente nel reparto di Rianimazione dell'ospedale Civico di Palermo, dopo giorni di agonia.

L'accusa dell'arcivescovo

Nell'omelia Lorefice ha legato la morte del ventiseienne al dramma degli incendi che in questi giorni hanno devastato vaste aree della Sicilia, scegliendo parole che chiamano direttamente in causa le responsabilità umane dietro i roghi.

«Chi appicca il fuoco per incuria, disprezzo del bene comune o logiche delinquenziali e parassitarie calpesta la sacralità della vita umana e si macchia di un delitto esecrabile», ha detto l'arcivescovo. A quella che ha definito una «barbarie che distrugge il futuro», Salvatore avrebbe invece opposto «la limpidezza della sua vita, il senso del dovere e il coraggio di chi difende ciò che ama fino all'estremo sacrificio».

Un'accusa che arriva mentre sulla natura dell'incendio sono ancora in corso gli accertamenti. La Procura di Termini Imerese ha aperto un'inchiesta e il procuratore Angelo Vittorio Cavallo ha precisato che le indagini sono a tutto campo: vengono raccolte testimonianze e immagini delle telecamere, mentre allo stato attuale non è ancora possibile stabilire giudiziariamente se il rogo sia stato doloso.

Il tentativo di salvare casa e campagna

Salvatore Giglia era rimasto intrappolato nella violenza dell'incendio mentre cercava di contrastare l'avanzata delle fiamme che minacciavano la sua proprietà. Il fuoco aveva investito le campagne attorno a Ciminna, nell'entroterra palermitano, propagandosi rapidamente anche per il forte vento.

Le ustioni riportate dal giovane erano apparse subito gravissime. Dopo i soccorsi era stato trasferito a Palermo, dove è morto il primo settembre nel reparto di Rianimazione dell'ospedale Civico. Anche il padre era rimasto ferito mentre cercava di arginare il rogo.

La sua morte ha scosso profondamente il paese. Il sindaco Vito Filippo Barone ha parlato di una perdita «dolorosa e ingiusta», mentre il sindaco metropolitano di Palermo Roberto Lagalla ha sottolineato come gli incendi siano troppo spesso riconducibili all'azione dell'uomo e lascino dietro di sé territori devastati e famiglie costrette alla paura.

«Nessuno è al sicuro dalle fiamme»

Nel momento più intimo dell'omelia, Lorefice si è rivolto direttamente alla famiglia di Salvatore. «È accaduto a voi quello che può accadere a tutti. Nessuno è al sicuro dalle fiamme», ha detto.

Il dolore privato di una famiglia diventa così, nelle parole dell'arcivescovo, un richiamo collettivo alla responsabilità. La morte del ventiseienne resta al centro di una vicenda sulla quale spetterà ora agli investigatori accertare definitivamente origine e responsabilità dell'incendio.