Uno scambio di documenti nelle ore più concitate dell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci apre un nuovo fronte nel caso che coinvolge Valter Lavitola. Secondo le ricostruzioni pubblicate da Libero e il Giornale, Laura Cianfoni, compagna del giornalista, e Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola e madre dei suoi due figli, si sarebbero trasmesse l’ordinanza cautelare relativa ai quattro presunti esecutori materiali della bomba esplosa davanti all’abitazione di Ranucci a Campo Ascolano.
Lo scambio sarebbe avvenuto all’alba del 5 luglio, subito dopo una lunga perquisizione eseguita dai carabinieri nell’abitazione di Lavitola. Un passaggio che, da solo, non dimostra alcuna responsabilità delle due donne, ma che gli investigatori potrebbero valutare nel più ampio lavoro di ricostruzione dei rapporti tra i protagonisti della vicenda.
La chat nelle ore dopo la perquisizione
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, alle 4.12 del 5 luglio Cianfoni avrebbe inviato a Potenza il provvedimento riguardante Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis, indicati nell’inchiesta come gli esecutori materiali dell’attentato.
Pochi minuti più tardi sarebbe stato trasmesso anche un passaggio dell’ordinanza nel quale compariva il nome «Corrado», collegato a una conversazione intercettata tra gli indagati. Quel riferimento era già comparso nelle ricostruzioni di Ranucci, che aveva parlato agli investigatori di diverse possibili piste senza però individuare, secondo quanto riportato, un collegamento certo con l’attentato.
La sequenza temporale assume rilievo perché la perquisizione nella casa di Lavitola era terminata poche ore prima. Nella stessa notte ci sarebbe stata anche una lunga conversazione tra Lavitola e Ranucci attraverso Signal. Su quel colloquio e sulle ipotesi formulate dai due amici si concentra ora una parte delle indiscrezioni pubblicate dalla stampa.
Non risultano, tuttavia, conclusioni giudiziarie che consentano di trasformare questi elementi in una prova di accordi preventivi o di condotte illecite da parte di Ranucci, Cianfoni o Potenza. Il materiale dovrà essere valutato dagli inquirenti nel contesto complessivo dell'indagine.
Potenza prepara il suo dossier
Il fronte più delicato potrebbe essere quello aperto proprio da Natalia Potenza. Dopo quasi quindici anni accanto a Lavitola, la donna ha preso le distanze dall’ex compagno e si è affidata all’avvocato Giuseppe Cavallaro. Ha fatto sapere di essere pronta a parlare con i magistrati e, secondo diverse ricostruzioni, ha già raccolto documenti e messaggi sui rapporti personali e professionali tra Lavitola e Ranucci.
Potenza sostiene di poter ricostruire incontri, conversazioni e affari dei quali sarebbe stata testimone nel corso degli anni. Tra i temi citati dalla stampa compare anche il ruolo che Ranucci avrebbe avuto in alcune vicende legate al Cefalù Bistrot, il locale romano riconducibile alla società gestita dalla stessa Potenza. Si tratta, anche in questo caso, di affermazioni e documenti la cui eventuale rilevanza penale dovrà essere stabilita dagli inquirenti.
La posizione della donna è diventata ancora più netta dopo la rottura personale con Lavitola. Il 26 agosto si è presentata dai carabinieri per revocare la disponibilità dell’abitazione familiare come possibile luogo nel quale l’ex compagno potesse scontare gli arresti domiciliari. Ha inoltre escluso che il Cefalù Bistrot possa diventare il luogo in cui Lavitola svolga attività lavorativa nell’eventualità di una misura alternativa alla detenzione.
La versione di Lavitola davanti al Riesame
Nel frattempo Valter Lavitola, detenuto a Rebibbia, ha ribadito davanti al Tribunale del Riesame di Roma la propria versione sull’attentato. Dopo avere ammesso di esserne stato il mandante, sostiene di avere agito con l’obiettivo di proteggere Ranucci da un pericolo che riteneva concreto e di spingere le autorità a rafforzarne la scorta.
La Procura mantiene una lettura differente. Secondo l’ipotesi accusatoria, dietro l’azione potrebbero esserci motivazioni diverse e più articolate. La difesa di Lavitola contesta anche il movente politico prospettato dagli inquirenti e insiste sulla profondità dell’amicizia tra i due uomini.
Davanti al Riesame, Lavitola ha sostenuto che il rapporto con Ranucci rappresentava per lui anche una possibilità di recuperare reputazione e credibilità sociale dopo le numerose vicende giudiziarie del passato. I suoi legali, Sergio Cola e Arturo Cola, hanno chiesto la sostituzione del carcere con i domiciliari in un'abitazione a Noepoli, in Basilicata.
Fino all’aggiornamento di questa mattina non risulta ancora resa pubblica la decisione del collegio sulla richiesta.
Il nodo delle nuove dichiarazioni
L’eventuale audizione di Natalia Potenza potrebbe ora assumere un peso rilevante. La donna conosce da anni sia Lavitola sia Ranucci, ha partecipato alla vita del ristorante dove i due si incontravano e sostiene di possedere messaggi e documenti utili a ricostruire il loro rapporto.
Il punto centrale sarà capire quali informazioni abbiano un effettivo valore investigativo e quali appartengano invece alla lunga storia privata e professionale tra le persone coinvolte. Le indiscrezioni sulle chat alimentano interrogativi, ma non rappresentano da sole la dimostrazione di un'intesa sull'attentato o di altri reati.
Per la Procura di Roma il lavoro resta quindi concentrato sul movente della bomba, sui rapporti tra Lavitola e gli esecutori e sul ruolo degli altri soggetti comparsi nell’indagine. Le prossime mosse di Potenza potrebbero aggiungere nuovi documenti a un fascicolo che, a quasi un anno dall’esplosione davanti alla casa di Ranucci, continua ad allargarsi.
