Roggero resta in carcere, respinta la richiesta in attesa della grazia

Il Tribunale di Sorveglianza di Torino nega il differimento della pena al gioielliere

roggero resta in carcere respinta la richiesta in attesa della grazia

Mario Roggero resta detenuto a Bollate. I giudici respingono la sospensione della pena mentre è pendente la domanda di grazia al Quirinale. Per il tribunale non spetta alla magistratura anticipare una scelta del Capo dello Stato

Mario Roggero resta nel carcere di Bollate. Il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha respinto la richiesta di differimento della pena presentata dalla difesa del gioielliere di Grinzane Cavour, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo durante e dopo l’assalto alla sua attività del 28 aprile 2021.

La richiesta puntava a sospendere temporaneamente l’esecuzione della condanna in attesa della decisione sulla domanda di grazia presentata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella dalla moglie di Roggero, Mariangela Sandrone. Il collegio torinese, presieduto da Marco Viglino, con Eleonora Carsana giudice relatore, ha però ritenuto che non ci fossero le condizioni per intervenire.

La grazia resta una prerogativa del Quirinale

Il punto centrale dell’ordinanza riguarda i confini tra il potere della magistratura di sorveglianza e quello attribuito dalla Costituzione al Capo dello Stato. Secondo i giudici, sospendere la pena in questa fase significherebbe di fatto formulare una valutazione preventiva sulle possibilità di accoglimento della domanda di grazia.

Il differimento collegato a una richiesta di clemenza viene considerato un istituto eccezionale, pensato soprattutto per evitare che una decisione presidenziale possa arrivare quando una pena breve sia già stata quasi interamente scontata o in presenza di circostanze straordinarie non affrontabili attraverso gli strumenti ordinari.

Nel caso di Roggero il tribunale non ha individuato elementi tali da giustificare un intervento anticipato della magistratura. L’eventuale modifica della pena resta quindi legata esclusivamente alla decisione del presidente della Repubblica.

Il peso di una vicenda che divide l’opinione pubblica

Nell’ordinanza i magistrati prendono atto anche della particolare rilevanza pubblica assunta dal caso. La vicenda del gioielliere piemontese ha alimentato negli anni un confronto molto acceso sui limiti della legittima difesa e sulla proporzionalità della reazione a una rapina.

La difesa ha insistito sulle condizioni emotive nelle quali Roggero agì dopo l’assalto alla gioielleria. I procedimenti giudiziari conclusi con la condanna definitiva hanno tuttavia escluso la sussistenza della legittima difesa.

I giudici di sorveglianza riconoscono che una persona appena aggredita possa trovarsi in uno stato di forte alterazione emotiva, ma ritengono che questo elemento non sia sufficiente per sospendere giudizialmente l’esecuzione della pena mentre è ancora pendente la procedura di grazia.

La condanna a 14 anni e 9 mesi

Roggero, oggi 72enne, sta scontando una condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi. Il procedimento riguarda quanto avvenuto il 28 aprile 2021, quando tre uomini entrarono nella gioielleria di famiglia a Grinzane Cavour, nel Cuneese.

Dopo la rapina, Roggero uscì dal negozio armato e sparò. Morirono Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, mentre il terzo componente del gruppo, Alessandro Modica, rimase ferito.

Il caso attraversò diversi gradi di giudizio prima della condanna definitiva e diventò uno dei procedimenti più discussi degli ultimi anni sul rapporto tra difesa personale, reazione all’aggressione e responsabilità penale.

La domanda di grazia

Dopo l’ingresso in carcere, la famiglia ha scelto la strada della grazia presidenziale. La richiesta presentata dalla moglie sottolinea l’età del condannato e le conseguenze che una pena di oltre quattordici anni può avere sulla sua vita.

Il procedimento davanti al Quirinale resta autonomo rispetto alle valutazioni dei giudici. La grazia può riguardare l’intera pena o soltanto una parte e non equivale a una revisione della sentenza né modifica l’accertamento delle responsabilità compiuto nei processi.

Proprio questa autonomia è uno degli elementi sui quali il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha costruito il rigetto della richiesta di differimento.

Il 16 settembre nuova udienza a Milano

La partita giudiziaria non è ancora conclusa. Il 16 settembre è prevista davanti al Tribunale di Sorveglianza di Milano un’altra udienza sulla richiesta di differimento facoltativo della pena collegata alla domanda di grazia.

Roggero potrà partecipare in presenza, essendo detenuto nel carcere di Bollate. La difesa continuerà a chiedere in via principale il rinvio dell’esecuzione della pena e, in subordine, una misura domiciliare.

Fino a una nuova decisione giudiziaria o a un eventuale provvedimento del presidente della Repubblica, però, per Mario Roggero non cambia nulla. La condanna continua a essere eseguita e il gioielliere resta in carcere.