Ricina, anomalie negli alimenti: il giallo di Pietracatella accelera

Prime indicazioni da Berlino rafforzano la pista del duplice omicidio premeditato

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La ricina sarebbe emersa in reperti e alimenti sequestrati nella casa di Pietracatella. Le relazioni ufficiali del Robert Koch Institute non sono ancora depositate. L’inchiesta resta contro ignoti per il duplice omicidio

L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, entra nella fase più delicata. A quasi nove mesi dal duplice decesso di Pietracatella, in provincia di Campobasso, dagli accertamenti condotti in Germania starebbero arrivando indicazioni considerate rilevanti dagli investigatori. Fonti qualificate parlano di «elementi certi» che rafforzerebbero la pista del duplice omicidio premeditato, mentre sui reperti e su alcuni alimenti sequestrati nell’abitazione della famiglia sarebbero state riscontrate anomalie compatibili con la presenza della tossina. Le conclusioni ufficiali degli specialisti tedeschi, però, non sono ancora state depositate.

Gli esami sugli alimenti

Il passaggio decisivo riguarda il lavoro affidato al Robert Koch Institute di Berlino, chiamato ad analizzare alimenti, campioni biologici e reperti raccolti nel corso dell’inchiesta. Una prima serie di prodotti era stata sequestrata nell’abitazione subito dopo le morti. A questi si sono aggiunti i 131 prelievi effettuati alla fine di luglio durante un lungo sopralluogo della polizia scientifica: tamponi su indumenti, mobili, suppellettili e altri oggetti potenzialmente entrati in contatto con la ricina.

Le indiscrezioni circolate nelle ultime ore indicano che qualcosa di anomalo sarebbe effettivamente emerso anche dagli alimenti. È il punto che potrebbe consentire agli investigatori di individuare il possibile «vettore» attraverso il quale il veleno sarebbe stato assunto. Ma la cautela resta necessaria: la relazione definitiva dei consulenti tedeschi non risulta ancora formalmente acquisita agli atti e la Procura di Larino non ha comunicato pubblicamente quale alimento, se ve ne sia già uno, possa essere stato contaminato.

Le audizioni in Questura

Parallelamente alle analisi scientifiche, la Squadra Mobile di Campobasso continua a ricostruire relazioni familiari, testimonianze e movimenti nei giorni precedenti al Natale 2025. Negli ultimi giorni sono state ascoltate più volte persone vicine alla famiglia. Tra queste alcune cugine di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e persone che frequentavano abitualmente la coppia.

Gli investigatori stanno confrontando dichiarazioni rese in momenti diversi, alla ricerca di eventuali contraddizioni, reticenze o elementi ancora non chiariti. Una delle donne ascoltate è stata convocata più volte dall’inizio dell’inchiesta. È stata sentita anche la moglie dell’infermiere amico della famiglia che nelle ore dei malori aveva prestato assistenza alle due vittime. La stessa Squadra Mobile sta incrociando questi racconti con le acquisizioni digitali effettuate sui telefoni e sugli altri dispositivi sequestrati.

Le tracce nei cellulari

Una parte importante dell’indagine riguarda infatti chat, messaggi, cronologie e comunicazioni conservate nei dispositivi della famiglia. Gli specialisti hanno lavorato anche sul telefono di Alice Di Vita, sorella maggiore di Sara, con l’obiettivo di ricostruire il clima nella casa e i rapporti tra parenti e conoscenti nei giorni dell’avvelenamento.

Nel fascicolo figura una donna indagata per favoreggiamento, amica di Antonella Di Ielsi. Secondo quanto emerso nei mesi scorsi, avrebbe inizialmente negato di conoscere tensioni all’interno della coppia, mentre dalle conversazioni acquisite dagli investigatori sarebbe risultato che Antonella le aveva confidato problemi familiari e l’ipotesi di una separazione. L’accertamento riguarda il possibile ostacolo alle indagini e non equivale a un coinvolgimento nel duplice omicidio.

La ricina assunta probabilmente per via orale

Sul dato medico, invece, il quadro è ormai molto più definito. Le analisi tossicologiche hanno confermato nelle vittime una grave intossicazione da tossine del ricino. La consulenza autoptica ha indicato come più probabile un’assunzione per via orale e ha collocato la possibile esposizione tra il 23 e il 24 dicembre, prima della comparsa dei primi sintomi il giorno di Natale.

La stessa consulenza ha ridimensionato il possibile ruolo delle cure ospedaliere nell’esito fatale. Secondo i periti, considerando l’elevata quantità di tossina, la rapidità del decorso e l’assenza di un antidoto specifico, non è possibile sostenere che una diversa condotta sanitaria avrebbe evitato la morte di madre e figlia. Restano comunque formalmente indagati per omicidio colposo cinque medici che ebbero in cura le due donne.

Il fascicolo resta contro ignoti

Il punto giudiziario rimane essenziale. Per la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, il fascicolo aperto dalla Procura di Larino per duplice omicidio premeditato è ancora formalmente contro ignoti. Non risultano, allo stato, persone iscritte nel registro degli indagati come autrici dell’avvelenamento. La Procura ha inoltre chiesto una proroga delle indagini, proprio per consentire il completamento delle numerose consulenze scientifiche e degli accertamenti ancora in corso.

Anche la pista accidentale non viene considerata definitivamente chiusa dalla difesa di Gianni Di Vita. Il suo legale, Vittorino Facciolla, ha ribadito che questa ipotesi dovrebbe essere valutata insieme alle altre fino alla conclusione degli esami. Di Vita non risulta indagato per il duplice omicidio.

La possibile svolta passa dunque per Berlino. Se le relazioni del Robert Koch Institute confermeranno ufficialmente la presenza della ricina in uno o più alimenti e permetteranno di ricostruirne provenienza e modalità di contaminazione, gli investigatori avranno un elemento decisivo per stabilire come il veleno sia entrato nella casa di Pietracatella e, soprattutto, attraverso quale percorso sia arrivato alle due vittime.