Giulia Tramontano, riconosciuta la premeditazione: Impagnatiello all'ergastolo

La Corte d'Assise d'Appello di Milano accoglie la richiesta della Procura generale nel processo bis

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La sentenza riconosce la premeditazione nell'omicidio della 29enne incinta di sette mesi. Tre mesi di isolamento diurno per l'ex barman. La procuratrice generale: «La cifra dell'imputato è la menzogna»

La morte di Giulia Tramontano non fu il risultato di un impulso improvviso. Alessandro Impagnatiello aveva premeditato l'omicidio della compagna, uccisa il 27 maggio 2023 a Senago, nel Milanese, mentre era incinta di sette mesi del loro bambino, Thiago. Lo ha stabilito lunedì 26 ottobre la Corte d'Assise d'Appello di Milano, riconoscendo l'aggravante della premeditazione nel processo d'appello bis disposto dalla Cassazione.

Per l'ex barman, già condannato all'ergastolo, i giudici hanno disposto anche tre mesi di isolamento diurno. La decisione chiude una nuova fase del procedimento giudiziario, concentrata sulla ricostruzione della volontà omicida e sul momento in cui l'imputato aveva maturato il proposito di uccidere la compagna.

Le accuse della procuratrice generale

Nel corso della requisitoria, la sostituta procuratrice generale Maria Pia Gualtieri ha descritto Impagnatiello come un uomo che avrebbe costruito la propria condotta attorno a menzogne, inganni e comportamenti deliberati. Per la magistrata, l'imputato aveva avuto il tempo necessario per rinunciare al proprio proposito, scegliendo invece di portarlo a compimento.

«La cifra dell'imputato è la menzogna nella vita e nel processo», ha affermato Gualtieri, invitando i giudici a valutare soprattutto le azioni dell'ex barman. La rappresentante dell'accusa ha parlato di una personalità «veramente orribile», richiamando la somministrazione di veleno alla compagna e i tentativi di nascondere quanto stava accadendo.

Secondo la Procura generale, il delitto non può essere circoscritto alle ore immediatamente precedenti l'aggressione. Gli elementi raccolti durante le indagini descriverebbero un comportamento protratto per mesi, culminato nell'uccisione della donna con 37 coltellate.

Il veleno e le ricerche su Internet

Al centro della nuova valutazione giudiziaria sono tornate le tracce di topicida riscontrate nel corpo di Giulia Tramontano e le ricerche effettuate online da Impagnatiello a partire dal dicembre 2022.

Secondo l'accusa, la somministrazione del veleno costituiva un elemento decisivo per dimostrare che l'intenzione di uccidere fosse maturata molto prima del 27 maggio 2023. La Cassazione, annullando sul punto la precedente sentenza d'appello, aveva chiesto di riesaminare proprio il significato di queste condotte.

Particolare attenzione è stata riservata anche a una ricerca effettuata su Internet poche ore prima dell'omicidio, relativa agli effetti del fuoco sulla ceramica di una vasca da bagno. Per la pubblica accusa, quell'attività dimostrava che l'imputato stesse già pensando a come eliminare il corpo della compagna.

La ricostruzione comprende inoltre la preparazione dell'appartamento e alcuni messaggi inviati alla vittima. Comportamenti che, nella lettura della Procura, confermavano l'esistenza di un progetto omicida.

La difesa contesta la ricostruzione dell'accusa

Di segno opposto la posizione dell'avvocata Giulia Geradini, difensora di Impagnatiello, che ha chiesto ai giudici di attenersi alle prove senza ricorrere a congetture.

Secondo la legale, la somministrazione del topicida sarebbe stata finalizzata a provocare un aborto spontaneo e non a uccidere la compagna. La difesa ha inoltre sottolineato il carattere disorganizzato delle azioni successive al delitto, richiamando l'acquisto della benzina dopo l'omicidio e gli spostamenti del cadavere.

Una linea difensiva che non ha messo in discussione la responsabilità dell'imputato per l'uccisione di Giulia, ma ha contestato la sussistenza dell'aggravante della premeditazione.

La Corte d'Assise d'Appello ha tuttavia accolto la ricostruzione sostenuta dalla pubblica accusa.

La reazione della famiglia Tramontano

Alla lettura del dispositivo, i familiari di Giulia Tramontano hanno applaudito. In aula erano presenti la madre Loredana Femiano, la sorella Chiara Tramontano e il fratello Mario, che hanno poi abbracciato il loro legale, Nicodemo Gentile.

Prima della sentenza, Chiara Tramontano aveva espresso parole durissime nei confronti dell'assassino della sorella, manifestando rabbia per il comportamento tenuto dall'imputato anche durante il procedimento.

Per la famiglia, il riconoscimento della premeditazione rappresenta un passaggio importante nella ricostruzione giudiziaria di quanto accaduto. Non modifica la pena dell'ergastolo, ma attribuisce un diverso e ulteriore significato giuridico alla condotta dell'imputato.

Le motivazioni attese entro 45 giorni

La vicenda giudiziaria aveva conosciuto un primo punto fermo nel novembre 2024, quando Impagnatiello era stato condannato all'ergastolo con il riconoscimento della premeditazione. Nel giugno 2025, i giudici di secondo grado avevano confermato il carcere a vita, escludendo però quell'aggravante.

Il successivo intervento della Corte di Cassazione aveva riaperto esclusivamente la questione della premeditazione, imponendo una nuova valutazione degli elementi probatori.