Due buste contenenti proiettili di diverso calibro e messaggi intimidatori indirizzate a una magistrata. Un'altra giudice costretta a ricorrere a misure di protezione dopo ulteriori minacce. E, pochi giorni prima, gli avvertimenti di morte comparsi sui social contro il procuratore della Repubblica di Bari, Roberto Rossi. Sono tre gli episodi che riaccendono l'allarme per la sicurezza dei magistrati in Puglia, mentre cresce la preoccupazione per le intimidazioni rivolte a chi opera nelle istituzioni giudiziarie.
A denunciare la gravità della situazione è il Movimento 5 Stelle, che attraverso i propri consiglieri regionali ha espresso solidarietà alle magistrate coinvolte e chiesto un approfondimento della Commissione regionale Antimafia sul fenomeno delle minacce nei confronti di chi contrasta la criminalità organizzata.
Le nuove vicende sono state rese note venerdì 6 novembre dalla giunta distrettuale di Bari dell'Associazione nazionale magistrati, che ha denunciato un clima di crescente pressione nei confronti della funzione giudiziaria.
Le buste con i proiettili alla magistrata Concetta Potito
Uno degli episodi più gravi riguarda Concetta Potito, magistrata in servizio presso la Corte d'appello di Bari, destinataria nei mesi scorsi di due buste contenenti proiettili di diverso calibro, accompagnati da frasi intimidatorie.
La vicenda è stata resa pubblica soltanto oggi attraverso una comunicazione dell'Associazione nazionale magistrati.
Il contenuto delle buste e le modalità con cui sono state recapitate rappresentano elementi particolarmente preoccupanti, perché il riferimento alle armi costituisce una forma esplicita di pressione nei confronti della destinataria.
Non sono stati resi noti ulteriori particolari sull'identità degli autori, né sono emerse informazioni sufficienti per collegare con certezza le minacce a uno specifico procedimento giudiziario.
La giunta distrettuale dell'Anm ha espresso piena solidarietà alla magistrata, sottolineando come simili gesti rappresentino un tentativo di condizionare l'indipendenza di chi è chiamato ad amministrare la giustizia.
L'episodio, secondo l'associazione, non deve essere considerato soltanto un attacco personale, ma un'intimidazione che riguarda la funzione esercitata dalla magistrata.
Un'altra magistrata sotto protezione dopo le intimidazioni
La preoccupazione aumenta per una seconda vicenda, anch'essa segnalata dall'Associazione nazionale magistrati.
Un'altra magistrata del distretto giudiziario barese, il cui nome non è stato divulgato, sarebbe stata destinataria di tentativi di intimidazione attribuiti a soggetti considerati di elevata caratura criminale.
La gravità della situazione ha reso necessaria l'attivazione di misure di protezione.
Non sono stati comunicati ulteriori particolari sulla natura delle minacce, sulle modalità con cui sarebbero state formulate o sulle persone coinvolte.
La riservatezza appare legata anche alla necessità di tutelare la sicurezza della magistrata e di non compromettere eventuali accertamenti.
Il caso dimostra come la pressione nei confronti degli operatori della giustizia non si limiti necessariamente a dichiarazioni pubbliche o messaggi anonimi, ma possa richiedere interventi concreti per garantire l'incolumità personale.
Le due vicende sono distinte e, sulla base delle informazioni disponibili, non è possibile stabilire se abbiano gli stessi responsabili.
Le minacce al procuratore Roberto Rossi dopo l'intervista sulla mafia
A rendere ancora più delicato il quadro sono gli avvertimenti di morte rivolti nei giorni scorsi a Roberto Rossi, procuratore della Repubblica di Bari e coordinatore della Direzione distrettuale antimafia.
Le intimidazioni sono apparse il 3 novembre tra i commenti pubblicati sui social network sotto un'intervista rilasciata dal magistrato al quotidiano L'Edicola.
Nel colloquio, Rossi aveva affrontato il tema del contrasto patrimoniale alle organizzazioni mafiose, sottolineando l'importanza di sequestrare beni e capitali accumulati attraverso attività illecite.
Proprio dopo la pubblicazione dell'intervista sono comparsi messaggi contenenti riferimenti espliciti alla criminalità del Foggiano e all'utilizzo di armi da fuoco.
Uno degli autori ha invitato il magistrato a recarsi a Foggia, accompagnando il messaggio con un avvertimento sui proiettili. Altri commenti contenevano riferimenti alla mafia locale e alla Sacra Corona Unita.
I Carabinieri hanno avviato accertamenti per individuare i responsabili delle minacce e verificare l'effettiva identità delle persone che hanno pubblicato i messaggi.
Gli esiti delle verifiche saranno trasmessi alla Procura di Lecce, competente per i procedimenti riguardanti magistrati del distretto della Corte d'appello di Bari.
Rossi è già sottoposto a misure di tutela in relazione alla delicatezza delle sue funzioni.
Il Movimento 5 Stelle: non colpiscono solo i magistrati
Sui nuovi episodi intervengono i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Puglia, che attraverso una nota congiunta esprimono vicinanza alle magistrate coinvolte.
«Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza alla magistrata Concetta Potito per il gravissimo atto intimidatorio di cui è stata destinataria», dichiarano gli esponenti pentastellati.
I consiglieri richiamano il ritrovamento delle due buste contenenti proiettili e frasi minacciose, sottolineando che si tratta di un episodio da non sottovalutare.
La solidarietà viene estesa anche alla seconda magistrata, la cui identità non è stata divulgata e per la quale sono state adottate misure di protezione.
Il giudizio politico espresso dal gruppo è netto: «Siamo di fronte a episodi che non colpiscono solo la magistratura, ma tutta la comunità».
Secondo i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, minacciare chi amministra la giustizia significa mettere sotto pressione uno degli strumenti fondamentali attraverso i quali lo Stato tutela i diritti dei cittadini e contrasta le organizzazioni criminali.
La questione, sostengono, non può essere affrontata soltanto come un problema di sicurezza individuale, ma richiede una risposta delle istituzioni.
La richiesta alla Commissione regionale Antimafia
Alla luce degli ultimi episodi, il gruppo regionale pentastellato chiede che la Commissione Antimafia della Regione Puglia promuova un ulteriore approfondimento sulle intimidazioni rivolte ai magistrati.
L'obiettivo è affrontare il tema in una prospettiva più ampia, considerando anche le minacce contro le altre figure impegnate nel contrasto alla criminalità organizzata.
La richiesta arriva dopo gli avvertimenti indirizzati al procuratore Rossi, che hanno richiamato l'attenzione pubblica sulla pressione esercitata nei confronti degli uffici giudiziari.
Per il Movimento 5 Stelle, le istituzioni regionali devono contribuire a mantenere alta l'attenzione sul fenomeno e favorire il confronto tra gli organismi impegnati nella tutela della legalità.
La commissione potrebbe rappresentare una sede per approfondire la dimensione del problema, ascoltare i soggetti istituzionali interessati e valutare ulteriori iniziative nell'ambito delle proprie competenze.
Non viene chiesta una sostituzione dell'attività investigativa, che resta affidata agli organi giudiziari, ma un intervento istituzionale capace di richiamare l'attenzione sulla sicurezza e sull'indipendenza di chi opera nel settore della giustizia.
Il contrasto alle mafie e la pressione sugli uffici giudiziari
Il distretto giudiziario di Bari comprende territori nei quali il contrasto alla criminalità organizzata rappresenta da anni una priorità.
Le indagini riguardano diverse realtà criminali, comprese quelle attive nella Capitanata, dove le organizzazioni mafiose esercitano la propria influenza attraverso il controllo delle attività illecite, le estorsioni e la gestione di patrimoni accumulati illegalmente.
In questo contesto assume particolare importanza il lavoro della Direzione distrettuale antimafia, impegnata non soltanto nelle indagini sui reati, ma anche nell'individuazione delle ricchezze riconducibili ai gruppi criminali.
Colpire i patrimoni illeciti significa sottrarre alle organizzazioni risorse economiche e strumenti di controllo del territorio.
È proprio questo il tema affrontato dal procuratore Roberto Rossi nell'intervista dopo la quale sono comparse le minacce sui social.
Non è stato accertato un collegamento tra quelle intimidazioni e i due episodi riguardanti le magistrate. La loro successione temporale ha tuttavia accentuato la preoccupazione espressa dall'Anm e dalle forze politiche.
L'Anm: nessuna intimidazione fermerà il lavoro dei magistrati
La giunta distrettuale dell'Associazione nazionale magistrati ha richiamato la necessità di difendere l'autonomia della funzione giudiziaria.
Nella presa di posizione diffusa il 6 novembre, l'associazione sottolinea che i tentativi di intimidazione rischiano di isolare i magistrati e di creare un clima di insicurezza nell'esercizio delle loro funzioni.
L'Anm collega questi episodi anche al contesto di crescente delegittimazione della magistratura, esprimendo preoccupazione per gli effetti che attacchi e campagne di discredito possono produrre sulla percezione pubblica dell'attività giudiziaria.
Resta tuttavia necessario distinguere il legittimo confronto critico sull'operato della magistratura dalle minacce personali, che possono assumere rilevanza penale e richiedono specifici accertamenti.
L'associazione ha ribadito la propria vicinanza alle colleghe coinvolte e la determinazione a proseguire il lavoro nel rispetto della legge, senza cedere alle intimidazioni.
La solidarietà delle istituzioni e la necessità di fare chiarezza
Anche nei giorni precedenti erano arrivate manifestazioni di solidarietà al procuratore Rossi da parte di rappresentanti istituzionali e del mondo economico.
La Camera di Commercio di Foggia, attraverso il presidente Giuseppe Di Carlo, ha espresso sostegno al magistrato, sottolineando che il territorio non si riconosce in chi tenta di intimidire lo Stato.
La tutela della legalità, ha evidenziato l'ente camerale, rappresenta una condizione essenziale anche per la libertà d'impresa, la concorrenza e lo sviluppo economico.
Ora l'attenzione si concentra anche sulle due magistrate e sulle verifiche necessarie per chiarire la provenienza delle intimidazioni.
La priorità resta individuare i responsabili, accertare eventuali collegamenti con ambienti criminali e garantire la sicurezza delle persone coinvolte.
Per i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, la risposta deve essere condivisa: «Il contrasto alla criminalità organizzata deve vedere le istituzioni lavorare in sinergia».
Un richiamo che arriva mentre la magistratura pugliese affronta una nuova serie di episodi intimidatori. Dalle buste con i proiettili alle minacce pubblicate sui social, il problema riguarda la possibilità per chi esercita funzioni giudiziarie di lavorare senza condizionamenti e senza temere conseguenze personali.
