La crisi dei carburanti nel Mezzogiorno è ormai qualcosa di più di una lunga fila davanti a una pompa di benzina. In diverse aree del Sud trovare gasolio è diventato difficile, le merci arrivano in ritardo e nei supermercati iniziano a mancare alcuni prodotti freschi. A complicare il quadro sono due proteste distinte che si sovrappongono: quella dei lavoratori dell’ex Ilva, che ha ostacolato gli accessi alla raffineria Eni di Taranto, e quella degli autotrasportatori contro l’aumento dei costi di esercizio.
La raffineria e l’effetto domino
Dal 12 ottobre il presidio legato alla vertenza siderurgica ha limitato il movimento delle autocisterne dalla raffineria tarantina, uno snodo essenziale per l’approvvigionamento di Puglia, Basilicata e Calabria. I distributori rimasti senza scorte sono aumentati, mentre gli automobilisti hanno cercato di anticipare i rifornimenti. Anche gli aeroporti di Bari e Brindisi hanno dovuto gestire con particolare attenzione la disponibilità di carburante per gli aerei.
Eni ha segnalato che il protrarsi delle difficoltà negli accessi potrebbe rendere necessaria una fermata programmata della raffineria. È un rischio industriale distinto dalla carenza già avvertita alla distribuzione: il primo riguarda la continuità operativa dell’impianto, la seconda la possibilità di portare carburante dove serve. La convocazione di un confronto sulla vertenza ex Ilva a Palazzo Chigi per il 27 ottobre apre uno spiraglio, ma non cancella nell’immediato le conseguenze logistiche.
Camion nei piazzali e costi fuori controllo
Intanto, dal 16 al 20 ottobre, sono stati annunciati fermi dell’autotrasporto in Calabria e Sicilia. Nell’isola gli organizzatori hanno indicato una protesta con i mezzi lasciati nei piazzali e senza blocchi stradali; in Calabria il disagio si aggiunge a una rete di rifornimento già sotto pressione. Il caro gasolio è il detonatore di una difficoltà più ampia: assicurazioni, manutenzione, personale e tariffe di trasporto che, secondo le imprese, non crescono allo stesso ritmo delle spese.
La denuncia di un pieno che può arrivare a costare 2.400 euro, rilanciata dagli autotrasportatori, dà la misura della pressione sui bilanci delle aziende, anche se la spesa effettiva dipende dalla capacità dei serbatoi e dal prezzo praticato. Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto, ha avvertito che senza risposte concrete potrebbe essere valutato un fermo nazionale. Il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha fissato un incontro con le rappresentanze del settore per il 27 ottobre, una data giudicata troppo lontana da chi chiede misure urgenti.
Scaffali semivuoti, il nodo delle merci fresche
La conseguenza più visibile per le famiglie è il rallentamento delle consegne. Nel Foggiano e in altre zone colpite si segnalano difficoltà soprattutto per frutta e verdura, prodotti che non possono restare a lungo fermi sui camion. Non si tratta di una mancanza generalizzata di generi alimentari, ma di interruzioni e ritardi che rischiano di moltiplicarsi se le proteste continueranno. Raffaella Altamura, presidente di Confesercenti Puglia, ha richiamato l’attenzione sugli effetti per commercianti e consumatori.
Anche il mondo agricolo teme che i blocchi compromettano raccolti e consegne. Raffaele Drei, presidente di Confcooperative Agroalimentare, ha chiesto che sia garantita la circolazione delle merci deperibili. La preoccupazione è concreta: quando una partita di ortofrutta non raggiunge in tempo il centro di lavorazione o il punto vendita, il danno economico può diventare irreversibile.
La prova del confronto con il governo
Le prossime giornate diranno se i tavoli annunciati saranno sufficienti a contenere le mobilitazioni. La vertenza sull’acciaio e quella dell’autotrasporto hanno cause e richieste diverse, ma oggi convergono sulla stessa infrastruttura materiale del Paese: strade, depositi, raffinerie e catene di distribuzione. Per questo il rischio di un blocco più esteso resta sul tavolo, senza che al momento possa essere considerato uno scenario già deciso. La priorità immediata è ristabilire i rifornimenti e consentire alle merci essenziali di circolare.
