«Tanti auguri Befana», bufera sul post del sindaco di Trieste

Un’immagine pubblicata sui social da Roberto Dipiazza contro Elly Schlein scatena le proteste del Pd

tanti auguri befana bufera sul post del sindaco di trieste

Un post ironico pubblicato dal sindaco di Trieste ha acceso una dura polemica politica. Nel mirino la segretaria del Partito democratico Elly Schlein. Il Pd parla di gesto sessista e chiede rispetto istituzionale

Un semplice augurio dell’Epifania si è trasformato in un caso politico nazionale. Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, ha pubblicato sui propri profili social un’immagine accompagnata dalla scritta «Tanti auguri Befana», accostata alla figura della segretaria del Partito democratico Elly Schlein. Il contenuto, rapidamente rilanciato e commentato, ha suscitato immediate reazioni di indignazione. Durissima la presa di posizione del Pd. A intervenire è stata la segretaria regionale Caterina Conti, che ha definito il post «un gesto sessista e indegno di chi ricopre un incarico pubblico». Secondo il Partito democratico, l’uscita del primo cittadino travalica i confini della critica politica per scivolare nell’offesa personale.

Il tema del linguaggio pubblico

La vicenda ha riaperto il dibattito sul linguaggio utilizzato da chi ricopre ruoli istituzionali, soprattutto sui social network. Per il Pd, un sindaco dovrebbe mantenere un comportamento coerente con la funzione di rappresentanza dell’intera comunità, evitando contenuti giudicati denigratori o discriminatori. Al momento, Roberto Dipiazza non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali di chiarimento o di replica alle accuse. Il post, tuttavia, continua a circolare online, alimentando un confronto che va oltre i confini locali e coinvolge il clima generale dello scontro politico nazionale. L’episodio ha rapidamente oltrepassato l’ambito cittadino, diventando un nuovo terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. In una giornata simbolica come quella dell’Epifania, il gesto ha assunto un valore politico e culturale che il Pd definisce «lesivo della dignità delle istituzioni».