Giustizia, Mattarella firma il decreto: referendum il 22 e 23 marzo

Giornata tesa tra ricorsi, sondaggi e accuse incrociate. Il governo difende la data

giustizia mattarella firma il decreto referendum il 22 e 23 marzo

Il capo dello Stato dà il via libera al voto sulla riforma della giustizia dopo uno scontro politico e giudiziario che infiamma la campagna referendaria

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto che fissa per il 22 e 23 marzo il referendum sulla riforma della giustizia. La decisione è arrivata al termine di una giornata segnata da forti contrapposizioni, con iniziative legali e prese di posizione politiche che hanno acceso il confronto ben oltre il merito dei quesiti. Il comitato civico per il No ha presentato ricorso al Tar del Lazio chiedendo l’annullamento, con sospensiva, della delibera del Consiglio dei ministri che ha fissato la data del voto. A stretto giro è arrivata la contromossa del Comitato SiSepara, promosso dalla Fondazione Einaudi, che ha depositato un ricorso ad opponendum. Al centro della disputa c’è la tempistica: secondo i promotori del No si sarebbe violata una prassi consolidata, mentre Palazzo Chigi rivendica il rispetto delle scadenze previste.

Nordio e l’attacco all’Anm

Nel pieno della polemica è intervenuto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che al Tg1 ha replicato ai manifesti sostenuti dall’Anm in cui si invita a votare No per evitare “giudici sottomessi”. Nordio parla di affermazioni fantasiose e sostiene che dietro le resistenze alla riforma vi sia una questione di potere, legata al rapporto tra pubblici ministeri e giudici e al ruolo del Csm. Per i promotori del ricorso, come spiega Carlo Guglielmi, la consuetudine costituzionale prevederebbe di attendere tre mesi per il raggiungimento delle 500mila firme necessarie prima di fissare la data. Di diverso avviso Giandomenico Caiazza, presidente di SiSepara, secondo cui non si può fare ricorso contro una prassi. Il governo, dal canto suo, richiama la scadenza dei sessanta giorni dal primo via libera a uno dei quesiti, sostenendo che senza una data il referendum sarebbe saltato.

Politica in trincea

Il fronte del No parla di paura di perdere, mentre Fratelli d’Italia ribalta l’accusa sostenendo che sia la sinistra a delegittimare il voto. Le dichiarazioni si rincorrono: Matteo Salvini auspica un “Sì liberatorio”, mentre dal Partito democratico arrivano accuse di derive autoritarie. Giuseppe Conte denuncia un modello decisionista e annuncia una campagna strutturata del M5S. Forza Italia lancia un proprio comitato e mette sul piatto risorse significative per sostenere il Sì. Le rilevazioni più recenti mostrano un quadro fluido. Secondo un sondaggio Ipsos-Doxa i Sì sarebbero in lieve vantaggio, ma in calo rispetto a un mese fa. Altri dati indicano un’ampia area di indecisi e una partecipazione ancora incerta, elemento che potrebbe ribaltare gli equilibri. La campagna entra così nella sua fase più delicata, con l’affluenza destinata a diventare il vero terreno di scontro.

Il nodo costituzionale

Nel dibattito pesa anche la voce dell’ex prima presidente della Cassazione Margherita Cassano, che boccia l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, ritenendola in contrasto con lo spirito della Costituzione, nata per evitare il ritorno di giudici speciali. Un richiamo che riporta la discussione dal piano politico a quello delle garanzie costituzionali.