Delmastro, la Camera blinda le chat: bagarre e proteste in Aula

Respinta la richiesta della Procura. Opposizioni all'attacco, seduta ad alta tensione

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La Camera ha respinto la richiesta della Procura di utilizzare le chat di Andrea Delmastro con Mauro Caroccia. Dopo il voto sono esplose le proteste delle opposizioni: deputati del M5S con i cellulari alzati, Avs con gli occhi bendati.

L'Aula della Camera dei deputati ha approvato, con voto segreto, la proposta della maggioranza di negare l'autorizzazione all'acquisizione delle chat tra Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, richieste dalla Procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta. Il risultato finale è stato di 206 voti favorevoli al diniego e 133 contrari.

Seduta ad alta tensione

Subito dopo il voto l'emiciclo si è trasformato in un'arena politica. I deputati del Movimento 5 Stelle hanno raggiunto i banchi della maggioranza sollevando i telefoni cellulari con la scritta "Fuori le chat", mentre gli esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra hanno inscenato una protesta indossando bende sugli occhi. La presidente di turno è stata costretta a richiamare più volte i parlamentari e a sospendere temporaneamente la seduta per riportare l'ordine.

Le accuse delle opposizioni

La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha accusato la maggioranza di ostacolare la trasparenza, arrivando a chiedere che il centrodestra non richiami più la figura di Paolo Borsellino come simbolo della lotta alla mafia. Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha parlato di uno "scudo agli amichetti", sostenendo che il Parlamento abbia impedito ai magistrati di utilizzare elementi investigativi rilevanti.

La posizione della maggioranza

Il centrodestra ha difeso la decisione sostenendo che le conversazioni richieste rientrino nella tutela costituzionale della corrispondenza dei parlamentari e che, pertanto, la loro acquisizione richiedesse l'autorizzazione della Camera. È questa l'impostazione che ha portato prima la Giunta per le autorizzazioni e poi l'Aula a respingere la richiesta avanzata dalla magistratura.