Gli arrivi irregolari alle frontiere europee diminuiscono, ma la pressione politica sull'immigrazione torna a salire. A pochi giorni dalla crisi di Ceuta, l'Europa si prepara al rischio di nuovi attraversamenti verso le exclavi spagnole in Nord Africa e contemporaneamente riapre il confronto sulla redistribuzione delle responsabilità tra gli Stati membri.
I dati Frontex fotografano una tendenza generale al ribasso. Nei primi sei mesi del 2026 sono stati registrati oltre 49 mila attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell'Unione, il 37 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Sul Mediterraneo centrale il calo è stato del 52 per cento. Una diminuzione consistente che, tuttavia, non ha impedito alla questione migratoria di tornare al centro dello scontro politico europeo.
Berlino conferma i trasferimenti verso l'Italia
Il primo fronte aperto per il governo italiano è quello con la Germania. Berlino ha confermato l'intenzione di trasferire in Italia richiedenti asilo entrati nell'Unione attraverso il territorio italiano e successivamente arrivati in Germania.
Sono i cosiddetti «dublinanti», migranti per i quali la responsabilità dell'esame della domanda di protezione ricade sul Paese individuato dalle regole europee. La questione si inserisce ora nel nuovo quadro determinato dall'entrata in applicazione, dal 12 giugno 2026, del Patto europeo sulla migrazione e l'asilo.
Il governo tedesco ha fatto sapere che i trasferimenti riguarderanno i casi successivi a quella data. Resta invece da chiarire la situazione delle pratiche precedenti, che il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi considera sostanzialmente superate.
Tra i dossier ancora aperti figura anche quello di una giovane somala indicata come caso pilota, attualmente ospitata in un centro di accoglienza in Baviera.
Roma cerca un'intesa con la Germania
Il governo italiano evita per il momento di trasformare la questione in uno scontro diplomatico. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sostenuto che non esiste un vero problema politico con Berlino, mentre Piantedosi ha descritto il confronto con le autorità tedesche come sereno e orientato alla ricerca di una soluzione equilibrata.
Roma mette però sul tavolo anche il tema delle navi delle organizzazioni non governative tedesche impegnate nei soccorsi nel Mediterraneo e degli sbarchi effettuati nei porti italiani. L'obiettivo dell'esecutivo è inserire i trasferimenti dei richiedenti asilo in un confronto più ampio sulla distribuzione degli oneri tra i Paesi europei.
La questione è destinata a misurare concretamente gli effetti del nuovo sistema comune europeo. Il Patto punta infatti a uniformare maggiormente registrazione, controlli e procedure alle frontiere esterne, ma la responsabilità sui singoli richiedenti asilo continua a rappresentare uno dei terreni più sensibili nei rapporti tra i governi.
Ceuta riapre lo scontro con Madrid
Più tesa è invece la partita con la Spagna. La crisi esplosa tra il 30 e il 31 luglio a Ceuta ha riportato improvvisamente al centro dell'agenda europea le due exclavi spagnole in territorio nordafricano.
Circa 72 mila persone hanno attraversato il confine da Marocco a Ceuta durante la crisi di fine luglio. Gran parte è successivamente rientrata in territorio marocchino, mentre il bilancio delle vittime è salito ad almeno 96 secondo le ricostruzioni più recenti. Restano inoltre centinaia di minori non accompagnati, con le strutture locali sottoposte a una pressione eccezionale.
Il governo italiano ha reagito alla crisi sospendendo temporaneamente l'applicazione ordinaria di Schengen alla frontiera con la Spagna. Tajani ha ribadito che i controlli saranno mantenuti almeno fino al 15 agosto.
La decisione ha provocato le critiche del ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, alle quali Roma ha risposto sostenendo la necessità di tutelare il territorio nazionale dal rischio di movimenti secondari verso l'Italia.
L'allarme per il 15 agosto
A preoccupare i governi è soprattutto una nuova mobilitazione circolata sui social network per il 15 agosto, con appelli a tentare attraversamenti di massa verso le exclavi spagnole.
Il Marocco, questa volta, ha rafforzato in maniera significativa il dispositivo di sicurezza. Migliaia di agenti sono stati mobilitati nelle aree di confine e le autorità marocchine hanno avviato una campagna sui social per scoraggiare i giovani dal seguire messaggi che potrebbero mettere in pericolo le loro vite.
Anche Madrid ha rafforzato la vigilanza. Il timore è che quanto accaduto a Ceuta possa ripetersi a Melilla, l'altra città spagnola sulla costa nordafricana. Le due exclavi costituiscono gli unici confini terrestri dell'Unione europea con l'Africa e rappresentano da anni uno dei punti più delicati della pressione migratoria verso il continente.
La crisi ha inoltre riaperto il contenzioso politico tra Spagna e Marocco sulla sovranità delle due città. Madrid ha ribadito che Ceuta e Melilla sono parte integrante del territorio spagnolo e che la loro sovranità non è negoziabile.
Un problema politico nonostante il calo degli arrivi
Il paradosso europeo è proprio nei numeri. Mentre gli attraversamenti irregolari complessivi diminuiscono sensibilmente, singole crisi concentrate in pochi giorni sono sufficienti a modificare l'agenda politica di diversi governi.
La rotta del Mediterraneo occidentale rappresenta inoltre un'eccezione rispetto alla tendenza generale. Nei primi mesi dell'anno gli arrivi su quella direttrice sono aumentati, soprattutto per effetto delle partenze dall'Algeria, mentre altre rotte hanno registrato forti riduzioni.
Il 15 agosto diventa così una prima verifica per il dispositivo messo in campo da Spagna e Marocco e, indirettamente, anche per la decisione italiana di mantenere i controlli. Parallelamente, il confronto tra Roma e Berlino sui richiedenti asilo mostrerà quanto il nuovo sistema europeo sia realmente in grado di ridurre le tensioni che per anni hanno accompagnato le regole di Dublino.
I flussi sono diminuiti. La contesa politica sulla loro gestione, invece, resta pienamente aperta.
