Non è ancora un nuovo bonus per le famiglie e non sarà Bruxelles a versarlo direttamente. Ma nella cornice europea sulla sicurezza energetica è comparsa una possibilità concreta: gli Stati potranno utilizzare la nuova flessibilità di bilancio anche per finanziare sovvenzioni destinate a sostituire le caldaie alimentate da combustibili fossili con tecnologie più pulite, comprese le pompe di calore.
Per l’Italia la partita vale complessivamente circa 14,4 miliardi di euro di maggiore spazio fiscale. Non significa, però, che l’intera somma sarà destinata alle abitazioni o alla sostituzione degli impianti di riscaldamento. Il governo potrà scegliere quali interventi presentare alla Commissione europea, utilizzando una parte della flessibilità per famiglie, imprese, infrastrutture e investimenti energetici.
Il bonus che ancora non c’è
Il punto centrale è proprio questo: al momento non esiste un contributo italiano con importi, requisiti, scadenze e modalità per presentare domanda. L’Unione europea ha soltanto definito le categorie di spesa che possono rientrare nella deroga alle normali regole di bilancio.
Tra le misure considerate ammissibili figurano esplicitamente gli incentivi alle famiglie per l’energia solare e geotermica, i sistemi domestici di accumulo e le sovvenzioni per sostituire le caldaie a combustibili fossili con alternative pulite, come le pompe di calore.
Sarà quindi Palazzo Chigi, insieme ai ministeri competenti, a decidere se trasformare questa apertura europea in un nuovo incentivo nazionale e con quali caratteristiche. Il governo ha già manifestato l’intenzione di utilizzare pienamente lo spazio messo a disposizione, ma il pacchetto degli interventi è ancora in fase di costruzione.
Pichetto: misure ancora allo studio
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha confermato che per le famiglie una delle ipotesi allo studio riguarda proprio le pompe di calore, con un meccanismo che potrebbe richiamare il modello del Conto Termico. Nel dossier vengono valutati anche interventi sull’edilizia residenziale pubblica e sugli edifici pubblici.
Le proposte italiane potrebbero essere trasmesse a Bruxelles «ai primi di settembre», dopo una verifica tecnica e politica all’interno del governo. Soltanto allora sarà possibile capire se nascerà effettivamente un nuovo incentivo per la sostituzione delle vecchie caldaie e quante risorse saranno destinate alla misura.
Quanto spazio concede l’Europa
La nuova flessibilità riguarda il periodo 2026-2028. Gli Stati possono chiedere di ampliare l’utilizzo della clausola nazionale di salvaguardia, già prevista per le spese di difesa, includendo interventi capaci di ridurre la dipendenza europea dalle importazioni di combustibili fossili.
Per gli investimenti nella sicurezza energetica il tetto è fissato allo 0,3% del Pil ogni anno, con un massimo cumulato dello 0,6% del Pil nel triennio. La deroga resta compresa nel limite complessivo previsto per la clausola nazionale.
Nel caso italiano, il margine potenziale viene stimato in circa 14,4 miliardi. Si tratta di maggiore spazio di bilancio, non di denaro trasferito dall’Unione europea nelle casse dello Stato e tantomeno di fondi che Bruxelles distribuirà direttamente ai cittadini. Il meccanismo permette invece al governo di sostenere determinate spese senza che queste pesino allo stesso modo sul percorso di spesa previsto dalle regole europee.
I paletti sulle nuove misure
La flessibilità non potrà essere utilizzata senza condizioni. Bruxelles chiede che gli interventi abbiano un effetto concreto sulla sicurezza energetica e sulla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Sono escluse, quindi, operazioni generalizzate che si limitino a sostenere i consumi di gas, petrolio o altri combustibili tradizionali.
Un altro vincolo riguarda la data delle misure. Saranno ammissibili gli interventi decisi dopo il 28 febbraio 2026. Questo esclude la possibilità di usare la nuova flessibilità semplicemente per recuperare risorse già spese in precedenza e liberare così margini da destinare ad altre voci di bilancio.
Quanto potrebbe interessare alle famiglie
Le pompe di calore sono considerate da Bruxelles una delle tecnologie centrali nell’elettrificazione dei consumi domestici. Secondo la Commissione europea, il passaggio da una caldaia a gas a una pompa di calore può ridurre sensibilmente i consumi energetici degli edifici e, in determinate condizioni, anche la spesa sostenuta dalle famiglie.
Ma per sapere quanto potrebbe effettivamente ottenere una famiglia italiana bisognerà aspettare. Non sono stati stabiliti né una percentuale di rimborso né un tetto massimo di spesa, né è stato deciso se l’eventuale incentivo sarà legato al reddito, alle caratteristiche dell’abitazione o alla tipologia di impianto installato.
La strada europea è dunque aperta. Il nuovo bonus, invece, deve ancora essere scritto.
