Legge elettorale, niente intesa sul ballottaggio: Lega e Noi Moderati frenano

Preferenze condivise, ma sul secondo turno restano due proposte e il veto degli alleati

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Il centrodestra trova l’accordo sulle preferenze ma non sul doppio turno. Forza Italia e Marcello Pera preparano due emendamenti distinti, mentre Lega e Noi Moderati temono un vantaggio per Futuro Nazionale

Il ballottaggio continua a dividere il centrodestra e, a poche ore dalla scadenza fissata per le 12, l’ipotesi di un emendamento unitario appare ormai tramontata. La Lega mantiene una contrarietà netta al secondo turno, posizione condivisa da Noi Moderati, mentre Forza Italia e il senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera insistono su due formule diverse per evitare che la nuova legge elettorale possa produrre un Parlamento senza una maggioranza definita.

La questione resta sul tavolo politico della maggioranza e coinvolge direttamente Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani. Il punto non è soltanto tecnico. Dietro il confronto sulle soglie e sulle modalità di accesso al secondo turno c’è anche la preoccupazione per il nuovo equilibrio elettorale determinato dalla crescita di Futuro Nazionale, la formazione guidata da Roberto Vannacci, ormai esterna al perimetro del centrodestra.

Il veto della Lega

Per il Carroccio il ballottaggio rischierebbe di modificare profondamente le convenienze del voto al primo turno. In uno schema a doppio turno, infatti, una parte dell’elettorato potrebbe sentirsi meno vincolata al voto utile per la coalizione e scegliere inizialmente Futuro Nazionale, rinviando soltanto al secondo turno l’eventuale sostegno al candidato del centrodestra.

È uno scenario che preoccupa anche Noi Moderati, mentre dentro Fratelli d’Italia la discussione resta aperta. La maggioranza, dunque, non presenterà una sola proposta condivisa sul secondo turno. Il dossier arriverà comunque al confronto parlamentare attraverso iniziative distinte.

Una delle ipotesi su cui lavora Forza Italia prevede il ballottaggio quando due liste o coalizioni raggiungano almeno il 40 per cento e nessuna riesca a superare il 42. Una seconda soluzione porta invece la firma di Marcello Pera: premio alla coalizione che supera il 48 per cento al primo turno e, qualora nessuno raggiunga quella soglia, secondo turno tra le prime due coalizioni a condizione che entrambe abbiano ottenuto almeno il 38 per cento. Non sarebbero consentiti apparentamenti diversi rispetto a quelli del primo turno.

L’accordo sulle preferenze

Se il doppio turno continua a dividere, sulle preferenze il compromesso politico è sostanzialmente raggiunto. La maggioranza punta a riproporre al Senato il meccanismo già discusso alla Camera, dove a luglio l’emendamento era stato bocciato per un solo voto a scrutinio segreto.

L’elettore potrà indicare fino a tre preferenze, mentre il capolista resterà bloccato. Sul fronte della rappresentanza di genere è previsto un correttivo: se il primo nome è un uomo, quello immediatamente successivo dovrà essere una donna, e viceversa. Non dovrebbe invece essere introdotta una rigida alternanza di genere tra tutti i capilista, per i quali resta il limite massimo del 60 per cento per uno dei due sessi.

Il ritorno delle preferenze rappresenta uno dei passaggi più delicati dell’intera riforma. Alla Camera, proprio su questo punto, la maggioranza era stata battuta a metà luglio con 188 voti contrari e 187 favorevoli. Quel voto aveva aperto una fase di riflessione interna e spinto i partiti di governo a cercare una soluzione più solida prima del passaggio a Palazzo Madama.

Il nodo dei piccoli partiti

Resta aperta anche la cosiddetta norma “taglia-cespugli”. Il testo approvato dalla Camera stabilisce che i voti ottenuti dalle liste sotto il 3 per cento non concorrano al totale della coalizione, fatta eccezione per la lista che, pur non superando la soglia, ottiene il risultato migliore.

La Lega punta a rendere meno severo il meccanismo e a recuperare anche i voti delle formazioni che raggiungono almeno l’1 per cento, ripristinando sostanzialmente il criterio precedente. Sul tavolo esiste anche un possibile compromesso al 2 per cento. La maggioranza dovrebbe quindi depositare più soluzioni, rinviando la scelta definitiva alla fase parlamentare.

La prudenza scelta dal centrodestra ha anche una ragione procedurale. Sui temi più divisivi, e soprattutto sul ballottaggio, l’orientamento è quello di lasciare che il confronto decisivo avvenga in Aula, evitando di costringere subito il governo a esprimere un parere politico su modifiche sulle quali non esiste ancora una posizione comune.

I dubbi costituzionali

Sul secondo turno resta inoltre un problema di architettura costituzionale. Camera e Senato vengono eletti separatamente e per Palazzo Madama la Costituzione mantiene il principio dell’elezione su base regionale. Un eventuale ballottaggio nazionale deve quindi essere costruito in modo da evitare risultati incompatibili tra i due rami del Parlamento e da rispettare le differenti modalità di attribuzione dei seggi.

È su questo terreno che arrivano anche le critiche dell’opposizione. Il senatore del Partito democratico Dario Parrini ha chiamato in causa la ministra per le Riforme Elisabetta Casellati, ricordando le perplessità già emerse durante il precedente passaggio parlamentare sulla compatibilità di un unico secondo turno con il bicameralismo italiano.

La corsa contro il calendario

La giornata di oggi sarà quindi decisiva. Alle 12 scade il termine per la presentazione degli emendamenti, mentre alle 19 è convocata la commissione Affari costituzionali del Senato, presieduta da Andrea De Priamo. Il calendario ufficiale di Palazzo Madama prevede l’avvio della discussione in Aula il 9 settembre e il voto finale il 15.

I tempi sono stretti anche perché sullo sfondo incombe la sessione di bilancio. La maggioranza vuole evitare che la riforma elettorale finisca impantanata quando il Parlamento dovrà concentrare l’attività sulla manovra. Per questo il vero terreno dello scontro si sposta ormai dall’accordo politico preventivo al voto sugli emendamenti. Sul ballottaggio, almeno per ora, ognuno avanzerà con la propria proposta.

Fonti: Senato della Repubblica, calendario e resoconti della Commissione Affari costituzionali ; ANSA, aggiornamenti sulla riforma elettorale e sul calendario parlamentare ; Adnkronos e HuffPost Italia, proposte sul ballottaggio ; la Repubblica, confronto nella maggioranza e modifiche alla norma sui piccoli partiti .