Un applauso che attraversa i confini della maggioranza, seguito da un confronto politico senza sconti. Le comunicazioni di Giorgia Meloni alle Camere, il 14 ottobre, alla vigilia del Consiglio europeo, mostrano quanto la guerra in Ucraina continui a ridisegnare le distanze fra i partiti. La presidente del Consiglio ribadisce il sostegno a Kiev e, dai banchi delle opposizioni, riceve il consenso di esponenti riformisti del Partito democratico, di Azione e di Italia Viva. Ma l’intesa su quel passaggio non attenua lo scontro con Elly Schlein e Giuseppe Conte.
Gli applausi sull’Ucraina
Nell’aula del Senato, alla presa di posizione della premier contro una resa imposta all’Ucraina si uniscono, tra gli altri, Carlo Calenda, Pier Ferdinando Casini, Filippo Sensi, Walter Verini, Sandra Zampa e Graziano Delrio. Il messaggio del governo è che l’appoggio militare e politico a Kiev debba creare le condizioni per una trattativa, non impedire la pace. Delrio sottolinea la dimensione di valori europei della solidarietà verso un Paese aggredito. Il consenso su questo punto non coincide però con un sostegno generale all’esecutivo, né cancella le divergenze che attraversano il centrosinistra.
Volodymyr Zelensky ringrazia pubblicamente Meloni per la chiarezza della posizione italiana. La premier insiste sulla pressione nei confronti di Mosca e sulla necessità di una risposta europea coordinata, mentre dentro il Parlamento riaffiorano sensibilità differenti sulle modalità e sui limiti dell’assistenza all’Ucraina.
Il confronto con Schlein e Conte
Il terreno condiviso dura poco. Giuseppe Conte contesta la linea politica della maggioranza e torna sulle scelte di spesa per la difesa, accusando la premier di non affrontare adeguatamente le difficoltà del Paese e le crisi internazionali. Elly Schlein concentra invece la replica sulle responsabilità del governo, chiedendo quali risultati concreti abbia raggiunto nella tutela dei cittadini. L’obiettivo delle opposizioni è separare il giudizio su un singolo passaggio di politica estera dalla valutazione complessiva dell’azione dell’esecutivo.
La discussione si fa aspra anche su temi di linguaggio politico. Meloni accusa Peppe Provenzano di misoginia dopo un riferimento del dirigente democratico ai rapporti della premier con Donald Trump; Provenzano respinge l’accusa. L’episodio aggiunge tensione a una giornata già caratterizzata da ripetute schermaglie tra gli schieramenti.
Il nodo del gasolio russo e gli equilibri europei
Il passaggio più delicato sul piano internazionale riguarda l’intesa attribuita a Donald Trump sul gasolio russo. Meloni la giudica rischiosa perché potrebbe contribuire a legittimare Vladimir Putin proprio mentre l’Europa cerca di mantenere la pressione economica su Mosca. È una critica rivolta a una scelta dell’amministrazione statunitense, pur nel quadro dell’alleanza atlantica. Il tema segnala la difficoltà di conciliare sicurezza energetica, sanzioni e sostegno all’Ucraina.
Anche nella maggioranza emergono sfumature differenti: la posizione di Matteo Salvini sul rapporto con la Russia non coincide sempre con gli accenti adottati dalla presidente del Consiglio. Le risoluzioni parlamentari diventano così un banco di prova tanto per la coalizione di governo quanto per le opposizioni, divise fra chi considera imprescindibile la continuità dell’aiuto a Kiev e chi chiede una diversa strategia negoziale.
La prova delle alleanze
La giornata parlamentare lascia in evidenza un dato politico: sulla difesa dell’Ucraina esistono convergenze che non seguono rigidamente lo schema maggioranza-opposizione. Non bastano però a produrre una piattaforma comune su bilancio europeo, politica energetica e sicurezza. Per Schlein e Conte resta aperta la questione di come coordinare posizioni diverse nel campo progressista; per Meloni, quella di mantenere una linea unitaria nella maggioranza nei passaggi negoziali con Bruxelles.
