Il Campo largo prova a costruire l'alternativa al governo di Giorgia Meloni, ma la strada verso le elezioni politiche del 2027 è già segnata da tensioni, diffidenze e strategie divergenti. Giuseppe Conte vuole garanzie sul ruolo di Matteo Renzi, Carlo Calenda annuncia che Azione correrà autonomamente, mentre Elly Schlein cerca di tenere insieme le diverse anime del centrosinistra, dai moderati alla sinistra radicale.
Il confronto riguarda molto più della composizione delle liste. In discussione ci sono il programma, la futura leadership, i rapporti di forza tra i partiti e la possibilità di costruire una coalizione capace di presentarsi unita alle urne.
I leader di Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno fissato una tabella di marcia: programma entro novembre, mobilitazione nazionale a dicembre e primarie entro febbraio. Ma dietro l'accordo sul calendario restano aperte questioni politiche decisive.
Conte mette i paletti a Renzi: il timore di una nuova crisi
Il principale nodo interno alla coalizione riguarda il rapporto tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi. Il presidente del Movimento 5 Stelle non ha posto un veto formale alla presenza di Italia viva, ma pretende garanzie sull'affidabilità dell'ex presidente del Consiglio.
A pesare è soprattutto il precedente del gennaio 2021, quando Renzi ritirò le ministre di Italia viva dal secondo governo Conte, aprendo una crisi politica che portò successivamente alla nascita dell'esecutivo guidato da Mario Draghi.
Conte vuole evitare che, in un eventuale futuro governo di centrosinistra, Renzi possa disporre di un peso parlamentare tale da condizionare la sopravvivenza della maggioranza.
Le condizioni riguardano la partecipazione ai tavoli della coalizione, le candidature e il possibile ruolo dell'ex premier nell'esecutivo. Renzi ha già chiarito che non intende candidarsi nel listino di maggioranza e che, se tornerà in Parlamento, lo farà attraverso i voti raccolti dalla propria formazione politica.
Per quanto riguarda le riunioni del Campo largo, Italia viva sarà rappresentata da Maria Elena Boschi e Raffaella Paita, capogruppo rispettivamente alla Camera e al Senato.
Rimane la questione di un eventuale incarico ministeriale. Conte non ha avanzato pubblicamente una richiesta esplicita, ma all'interno del M5S viene considerata problematica l'ipotesi di un Renzi ministro. L'ex premier ha già dichiarato di non essere interessato a un posto nel governo.
Calenda rompe con il Campo largo: «Andremo da soli»
A complicare ulteriormente il quadro interviene Carlo Calenda, che esclude l'ingresso di Azione sia nel centrosinistra sia nel centrodestra.
In un'intervista al Corriere della Sera, il leader centrista sostiene che nel Campo largo sia ormai il Movimento 5 Stelle a determinare la linea politica, mentre il Partito democratico faticherebbe a esprimere un programma autonomo.
Secondo Calenda, le posizioni di Conte su reddito di cittadinanza, politica energetica e sostegno militare all'Ucraina rendono particolarmente difficile la partecipazione di una forza liberaldemocratica alla coalizione.
Il leader di Azione critica anche il trattamento riservato a Renzi, ritenendo politicamente contraddittorio coinvolgere Italia viva nell'alleanza senza riconoscere al suo presidente un ruolo diretto nei vertici.
La scelta di Calenda è dunque quella di costruire una lista autonoma di centro, capace di riunire esperienze popolari, europeiste, liberali e riformiste. Tra le realtà citate figura anche Spazio Comune, l'iniziativa politica legata all'europarlamentare Pina Picierno.
La strategia è presentarsi alle elezioni senza un'alleanza preventiva e valutare soltanto dopo il voto l'eventuale partecipazione alla formazione di una maggioranza.
Calenda ritiene che, in un sistema politico articolato su quattro poli, una formazione centrista possa esercitare un ruolo significativo qualora nessuno degli schieramenti raggiunga autonomamente i numeri necessari per governare. Si tratta di una prospettiva politica rivendicata dal leader di Azione, non di un esito elettorale acquisito.
Schlein e Conte cercano il consenso della sinistra radicale
Mentre al centro si moltiplicano le divisioni, Elly Schlein e Giuseppe Conte guardano anche alla sinistra più radicale e al mondo sindacale.
La prospettiva delle primarie per scegliere il candidato alla presidenza del Consiglio rende particolarmente importante la capacità di mobilitare iscritti, militanti e simpatizzanti.
In questo scenario assume un ruolo centrale la Cgil, guidata da Maurizio Landini. Il sindacato conta circa cinque milioni di iscritti, una base organizzativa che potrebbe incidere sulla partecipazione a un'eventuale consultazione aperta.
Schlein e Conte parteciperanno giovedì a un confronto pubblico con Landini al teatro Brancaccio di Roma, insieme agli altri rappresentanti dell'opposizione.
Entrambi mantengono rapporti con il segretario generale della Cgil, anche se non esiste alcuna indicazione ufficiale di sostegno a uno dei possibili candidati alle primarie.
La competizione si estende inoltre a Rifondazione comunista, guidata da Maurizio Acerbo, che conta circa diecimila iscritti e potrebbe partecipare alla consultazione.
Acerbo non ha ancora indicato quale candidato sostenere. Il suo partito condivide alcune posizioni del Movimento 5 Stelle, soprattutto sulla guerra in Ucraina, ma mantiene rapporti politici anche con il Pd.
La presenza di Rifondazione nell'area del Campo largo non equivale, tuttavia, a un'adesione organica alla coalizione. Acerbo ha prospettato soprattutto un accordo di carattere elettorale.
Il nodo delle primarie e il ruolo di Landini
La possibile partecipazione della sinistra radicale alle primarie apre un'altra questione: chi sarà in grado di mobilitare maggiormente l'elettorato progressista?
Il confronto tra Schlein e Conte non è ancora stato formalizzato come una sfida a due, ma entrambi sono considerati protagonisti della competizione per la leadership.
Il rapporto con il mondo sindacale potrebbe diventare uno degli elementi più importanti della campagna interna. La Cgil dispone di una presenza radicata nei luoghi di lavoro e nei territori, anche attraverso le organizzazioni dei pensionati.
Nella discussione politica entra anche il nome dello stesso Maurizio Landini, indicato da Acerbo come una figura potenzialmente capace di rappresentare un'ampia area progressista. Non risulta però una candidatura del segretario sindacale.
Il percorso verso le primarie presenta inoltre alcune incognite. Nicola Fratoianni, leader di Sinistra italiana, ha spiegato che la partecipazione di Alleanza Verdi e Sinistra non è scontata.
La formazione rossoverde potrebbe decidere di concentrare le proprie energie direttamente sulla campagna elettorale, anziché impegnarsi nella competizione interna per la scelta del candidato premier.
Dal voto rosso ai movimenti contro il carovita
L'attenzione del centrosinistra si rivolge anche alle organizzazioni sociali e ai movimenti che negli ultimi mesi hanno promosso manifestazioni contro il carovita e le politiche del governo.
Tra questi figurano l'Unione sindacale di base (Usb) e Potere al Popolo, impegnati nell'organizzazione di una manifestazione nazionale prevista per il 12 dicembre.
Il Campo largo sta preparando una propria mobilitazione contro la manovra economica, con una data individuata nello stesso periodo.
La vicinanza delle iniziative evidenzia la competizione per rappresentare il disagio sociale e intercettare l'elettorato più critico nei confronti delle politiche economiche dell'esecutivo.
Schlein e Conte cercano di evitare fratture con queste realtà, pur mantenendo differenze significative su alleanze, programma e prospettive di governo.
Il tentativo di ampliare il consenso verso sinistra deve però convivere con la necessità di attrarre l'elettorato moderato, obiettivo che spinge il Pd a mantenere aperto il dialogo con Italia viva e le altre formazioni centriste.
Il centro diventa il terreno dello scontro politico
La questione centrista rappresenta uno dei passaggi più delicati nella costruzione della coalizione.
Oltre a Italia viva, nell'area del centrosinistra si muovono +Europa, guidata da Riccardo Magi, Progetto Civico di Alessandro Onorato, Più Uno di Ernesto Maria Ruffini e il Partito socialista italiano di Enzo Maraio.
Ruffini sta lavorando a un possibile coordinamento tra diverse sigle moderate, con l'obiettivo di rafforzarne la rappresentanza elettorale.
Non è ancora chiaro se il progetto porterà a una lista unitaria o alla presenza di più formazioni centriste collegate alla coalizione progressista.
Renzi si è dichiarato disponibile a un'intesa elettorale, ma ha precisato che Italia viva è pronta a presentare propri candidati qualora non si raggiunga un accordo.
Calenda, invece, rivendica una collocazione esterna ai due schieramenti e punta a costruire uno spazio politico autonomo.
La frammentazione del centro rende più complesso il lavoro di Schlein, chiamata a conciliare le richieste di Conte con l'esigenza di ampliare il perimetro della coalizione.
Programma entro novembre, primarie a febbraio: la sfida a Meloni
Il calendario concordato dai leader progressisti prevede l'avvio immediato del confronto programmatico, con l'obiettivo di raggiungere un'intesa entro novembre.
A dicembre dovrebbe svolgersi una manifestazione nazionale contro il carovita e la legge di Bilancio, aperta anche alle organizzazioni sociali e alla società civile.
Entro febbraio è prevista la consultazione per individuare la leadership della coalizione. Tra le ipotesi organizzative figura anche il voto online, accompagnato da procedure di preregistrazione.
Sul percorso pesa l'incertezza relativa alla legge elettorale e alla data delle prossime politiche. I partiti si preparano anche all'eventualità di un anticipo del voto rispetto alla scadenza naturale della legislatura.
La sfida per il Campo largo sarà trasformare l'intesa sul calendario in un accordo politico credibile. Restano da risolvere le divergenze su politica estera, economia, candidature e rapporti tra le diverse componenti.
Conte chiede garanzie su Renzi, Schlein cerca di evitare rotture e Calenda prepara una strada indipendente. Intanto, a sinistra, si apre la competizione per conquistare il consenso dei militanti e del mondo sindacale.
La costruzione dell'alternativa a Meloni passa dunque attraverso un equilibrio ancora da trovare. Prima ancora della sfida elettorale con il centrodestra, il centrosinistra deve chiarire chi ne guiderà la coalizione, con quale programma e con quali alleati.
