Manovra, scontro tra governo e magistrati sugli aumenti di stipendio

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, il governo cambia le regole per il futuro. L'Anm avverte

manovra scontro tra governo e magistrati sugli aumenti di stipendio

La legge di Bilancio riapre il confronto sulle retribuzioni delle toghe. In gioco 979 milioni di arretrati e nuove regole per calcolare gli aumenti. L'Associazione magistrati richiama il principio dell'indipendenza della giustizia

Un nuovo fronte di tensione si apre tra il governo Meloni e la magistratura. Questa volta non sono al centro del confronto la separazione delle carriere o l'organizzazione della giustizia, ma gli stipendi dei magistrati e il meccanismo che determina gli aumenti retributivi. La legge di Bilancio 2027 interviene su una materia già oggetto di un contenzioso concluso davanti al Consiglio di Stato, modificando per il futuro i criteri di calcolo e riaccendendo lo scontro con le toghe.

La questione coinvolge una platea più ampia dei soli magistrati. Le disposizioni riguardano infatti il personale pubblico non contrattualizzato, compresi gli avvocati e procuratori dello Stato, per i quali gli adeguamenti economici non vengono stabiliti attraverso i normali rinnovi dei contratti collettivi.

Sul tavolo ci sono anche 979 milioni di euro di arretrati, una cifra già considerata nei conti pubblici e legata alle decisioni della giustizia amministrativa. Il governo non può cancellare retroattivamente quanto riconosciuto dai giudici, ma punta a cambiare il sistema per gli anni successivi, con l'obiettivo dichiarato di contenere la spesa.

Il nodo degli stipendi e la sentenza del Consiglio di Stato

Per comprendere il nuovo scontro occorre partire dal particolare meccanismo che regola le retribuzioni dei magistrati. A differenza della maggior parte dei dipendenti pubblici, queste figure non dispongono di un contratto collettivo nazionale che stabilisca periodicamente gli aumenti.

Gli adeguamenti vengono determinati attraverso un sistema di indicizzazione collegato alla crescita media delle retribuzioni nel pubblico impiego.

Proprio l'applicazione di questo criterio ha provocato un contenzioso sui trienni 2021-2023 e 2024-2026. I magistrati hanno contestato i conteggi effettuati dall'amministrazione e il Consiglio di Stato ha accolto le loro ragioni.

Dalle decisioni è emerso un importo complessivo di arretrati pari a 979 milioni di euro, già recepito nel Documento programmatico di bilancio.

Per il riconoscimento delle somme è previsto un decreto del presidente del Consiglio dei ministri. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo la ricostruzione giornalistica, ha però manifestato l'intenzione di non firmarlo. In questo scenario potrebbe rendersi necessaria la nomina di un commissario ad acta, incaricato di dare esecuzione alle decisioni amministrative.

La manovra modifica i criteri degli aumenti futuri

La legge di Bilancio non interviene direttamente sugli arretrati già riconosciuti, ma cambia le regole per il calcolo degli adeguamenti successivi.

La relazione tecnica spiega che l'intervento è finalizzato a introdurre una nuova disciplina legislativa capace di riportare la spesa complessiva entro limiti considerati sostenibili.

La prima modifica riguarda il riferimento utilizzato per determinare gli aumenti. Il governo propone di adottare la media ponderata degli incrementi retributivi previsti dai diversi contratti del pubblico impiego.

Questo significa che nel calcolo conterà maggiormente il peso numerico delle categorie più numerose. Gli insegnanti, per esempio, rappresentano una componente molto ampia del pubblico impiego e i loro incrementi contrattuali avranno quindi un'incidenza proporzionalmente maggiore.

La conseguenza potenziale è una riduzione degli adeguamenti rispetto a quelli che deriverebbero da una media calcolata con criteri differenti. L'effetto concreto dipenderà comunque dall'andamento dei rinnovi contrattuali e dalla composizione delle categorie considerate.

La seconda modifica esclude dal calcolo gli arretrati corrisposti in seguito a contratti firmati in ritardo. Secondo il governo, questa scelta serve a evitare che le stesse somme vengano considerate più volte nella determinazione degli aumenti.

L'Anm richiama l'indipendenza della magistratura

La reazione dell'Associazione nazionale magistrati è improntata alla cautela, ma accompagnata da un avvertimento preciso.

Il presidente Giuseppe Tango ha annunciato che l'associazione approfondirà il contenuto delle nuove disposizioni, ricordando che il legislatore può intervenire sulla materia retributiva soltanto rispettando le garanzie costituzionali.

Per Tango, la tutela economica dei magistrati rappresenta una condizione necessaria per salvaguardare l'indipendenza della giurisdizione, principio richiamato anche dalla Corte costituzionale e dalla Corte di giustizia dell'Unione europea.

Il presidente dell'Anm sottolinea inoltre che eventuali interventi sulle retribuzioni e sulla loro evoluzione devono inserirsi in misure di carattere generale, senza trasformarsi in provvedimenti rivolti specificamente contro una categoria.

Il confronto si concentra quindi su un punto delicato: il diritto del Parlamento di disciplinare la spesa pubblica e, contemporaneamente, la necessità di evitare che le scelte economiche possano incidere sulle garanzie di autonomia della magistratura.

Conte attacca la manovra, Bonelli denuncia i tagli alla sicurezza

La polemica sugli stipendi dei magistrati si aggiunge alle contestazioni già sollevate sulla manovra per le misure riguardanti scuola, sanità e pensioni.

Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha definito il provvedimento una «manovra di Halloween», sostenendo che le scelte del governo siano destinate a suscitare preoccupazione tra i cittadini.

Critico anche Angelo Bonelli, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, che parla di «rapina sociale» e denuncia la presenza di disposizioni poco visibili nel dibattito pubblico.

Tra queste, Bonelli segnala il dimezzamento delle risorse destinate alla messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici. Secondo i dati riportati, gli stanziamenti per il 2027 e il 2028 scendono da 60 a 30 milioni di euro, con il trasferimento di parte delle risorse al biennio successivo.

Il confronto politico si allarga così dalla questione retributiva dei magistrati alla distribuzione complessiva dei fondi pubblici, in un quadro di disponibilità finanziarie limitate.

Sei miliardi alle imprese, ma con obblighi ambientali

Tra le altre disposizioni della manovra figura un intervento a sostegno delle imprese, collegato alle regole europee sulla flessibilità degli aiuti pubblici.

Il provvedimento prevede complessivamente 6,03 miliardi di euro entro il 2030, subordinati al via libera della Commissione europea. Di questi, 2,5 miliardi sono destinati alle imprese ad alto consumo energetico e 3,53 miliardi alle piccole e medie imprese.

Gli aiuti saranno accompagnati da un vincolo: le aziende beneficiarie dovranno destinare a investimenti per la riduzione dei consumi energetici e delle emissioni una somma almeno equivalente al contributo ricevuto.

La verifica del rispetto degli obblighi sarà affidata al Gestore dei servizi energetici (Gse).

Una parte delle risorse, pari a 2,6 miliardi nel biennio 2029-2030, arriverà attraverso gli oneri applicati alle bollette.

La misura punta a collegare il sostegno economico alle imprese a interventi di efficientamento energetico, ma il suo impatto dipenderà dalle modalità attuative e dalla capacità delle aziende di realizzare gli investimenti richiesti.

Gasolio agricolo, ammortizzatori ed ex Ilva

La manovra contiene anche altri interventi settoriali. Un miliardo di euro viene destinato alla riduzione delle accise sul gasolio agricolo, mentre 360 milioni finanziano gli ammortizzatori sociali.

All'interno di quest'ultimo stanziamento, 15 milioni sono riservati ai lavoratori dell'ex Ilva, uno dei principali dossier industriali ancora aperti.

Cambia inoltre la disciplina relativa ai piccoli pacchi provenienti dall'estero. Non scatterà la tassa italiana da due euro prevista per il 2027, con una minore entrata stimata in 91 milioni di euro.

La decisione tiene conto dei nuovi prelievi europei, pari a tre euro, ai quali si aggiunge una commissione di due euro già entrata in vigore.

La legge di Bilancio arriva in Parlamento

Il confronto si sposta ora in Parlamento, dove prende avvio la sessione di Bilancio.

La maggioranza dispone di circa due mesi per completare l'esame del provvedimento e approvarlo entro la fine dell'anno. Le risorse disponibili per le modifiche sono contenute: circa 120 milioni di euro per il 2027 e altrettanti per il 2028.

Secondo le indicazioni emerse, tra i possibili relatori figurano Angelo Rossi di Fratelli d'Italia, Silvana Comaroli della Lega e Mauro D'Attis di Forza Italia. Le designazioni dovranno essere confermate nell'iter parlamentare.

Il testo arriva alle Camere dopo il termine ordinario del 20 ottobre, previsto per la presentazione della manovra ma non perentorio.

Il governo dovrà affrontare le richieste di modifica della maggioranza e le contestazioni delle opposizioni, mentre le categorie interessate dalle misure economiche preparano le proprie osservazioni.

Sul fronte della magistratura, il nodo rimane particolarmente delicato. Le sentenze del Consiglio di Stato hanno già definito il quadro relativo agli adeguamenti passati, mentre la nuova disciplina legislativa punta a contenere gli aumenti futuri.

La discussione parlamentare chiarirà se il meccanismo previsto dall'articolo 67 sarà confermato oppure modificato. Per l'Associazione nazionale magistrati, la questione resta legata non soltanto alla retribuzione dei singoli professionisti, ma anche alle garanzie istituzionali di indipendenza della giurisdizione.