L’ombra della crisi internazionale torna a incrociare il calcio e, a poche settimane dal via dei Mondiali, si apre un caso che mescola geopolitica e suggestioni da bar. La partecipazione dell’Iran resta infatti avvolta nell’incertezza, mentre la tregua nel Golfo regge ma senza offrire garanzie di stabilità duratura.
In questo clima, prende corpo un’ipotesi che fino a poco tempo fa sembrava confinata alle chiacchiere tra tifosi: un possibile ripescaggio dell’Italia al posto della nazionale iraniana. Un’idea suggestiva, alimentata dall’impossibilità – almeno sulla carta – per Teheran di giocare in uno dei Paesi coinvolti nel conflitto.
A sorprendere è che questa proposta abbia superato i confini del dibattito informale. Paolo Zampolli, inviato speciale in Italia di Donald Trump, ha rivelato al Financial Times di aver avanzato ufficialmente la richiesta alla FIFA. L’obiettivo: sostituire l’Iran con gli Azzurri.
Zampolli ha spiegato di aver sottoposto l’idea sia a Trump sia al presidente della FIFA, Gianni Infantino, sottolineando il peso storico dell’Italia nel calcio mondiale. Quattro titoli iridati e una tradizione consolidata, secondo lui, rappresenterebbero elementi sufficienti per giustificare un’eventuale inclusione last minute. Non è la prima volta che il diplomatico si muove in questa direzione: già prima dei Mondiali in Qatar aveva avanzato una proposta simile, rimasta però senza seguito.
Dal canto suo, Infantino ha mantenuto una linea chiara: la partecipazione dell’Iran non è in discussione. L’ultima conferma ufficiale risale a metà aprile e, almeno per ora, non ci sono segnali di ripensamenti da parte della FIFA.
Eppure, mentre il countdown scorre – meno di cinquanta giorni al calcio d’inizio – il tema continua a rimbalzare tra social, talk e discussioni quotidiane. Perché se è vero che le decisioni si prendono nei palazzi del potere sportivo, è altrettanto vero che certe storie nascono altrove. E ogni tanto, anche le più improbabili, riescono a farsi largo ben oltre il bancone di un bar.
