Violenza digitale contro le donne, ok unanime alla relazione

La Commissione femminicidio propone nuovi reati e più controlli online

violenza digitale contro le donne ok unanime alla relazione

Approvata all’unanimità la relazione sulla violenza digitale di genere. La Commissione guidata da Martina Semenzato chiede nuove norme su deepfake, sextortion e responsabilità delle piattaforme.

Una minaccia sempre più concreta.  La violenza contro le donne passa sempre più dal digitale. Lo certifica la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, che ha approvato all’unanimità la relazione sulla “dimensione digitale della violenza di genere”. Un documento definito “robusto e approfondito” dalla presidente Martina Semenzato, che mette nero su bianco la crescita di fenomeni come molestie online, revenge porn, deepfake e sextortion. Una violenza che, pur sviluppandosi nel virtuale, ha conseguenze reali e profonde sulla vita delle vittime.

L’indagine e i casi analizzati

Il lavoro della Commissione è iniziato nel settembre 2025, dopo una serie di episodi che hanno coinvolto chat, forum e piattaforme online dove venivano diffusi contenuti sessisti e immagini rubate di donne. Tra le vittime figurano non solo personaggi pubblici come attrici, giornaliste e politiche, ma anche cittadine comuni. In alcuni casi, i materiali manipolati sono stati utilizzati per ricatti o estorsioni. Nel corso dell’indagine sono stati ascoltati numerosi soggetti, tra cui la Polizia Postale, aziende tecnologiche, gestori di piattaforme e rappresentanti delle istituzioni, oltre alle persone coinvolte direttamente nei casi.

Le proposte della Commissione

La relazione contiene venti proposte operative per contrastare il fenomeno. Tra le principali, l’introduzione di un nuovo reato per punire la diffusione di contenuti sessualmente espliciti generati con l’intelligenza artificiale, come i cosiddetti deepnude. Si punta inoltre a rafforzare le sanzioni per la sextortion e a introdurre misure come il divieto di accesso a Internet per chi è agli arresti domiciliari per reati digitali. Al centro anche la responsabilità delle piattaforme, con richieste di maggiore trasparenza sugli algoritmi e sull’identità degli utenti. Tra le ipotesi allo studio, anche un “daspo digitale” e l’obbligo di strumenti più efficaci per tracciare e rimuovere contenuti illeciti.

La sfida culturale

Oltre agli strumenti normativi, la Commissione sottolinea la necessità di un cambiamento culturale. L’educazione digitale e la consapevolezza nell’uso dei social diventano elementi fondamentali per prevenire abusi e riconoscere i rischi della rete. Riconoscere i segnali, denunciare e rompere il silenzio restano passaggi cruciali. La violenza online, evidenzia la relazione, non è un fenomeno marginale ma una delle principali sfide contemporanee per la tutela dei diritti e della dignità delle persone.