Trump e le tre richieste all'Iran: nessuna prevede tutele per la popolazione

Stop a tutti i programmi sul nucleare, aiuti alle milizie e missili

trump e le tre richieste all iran nessuna prevede tutele per la popolazione

Il regime degli Ayatollah minaccia ritorsioni su Israele ma stando nei bunker

L’avvertimento di Trump. Donald Trump torna ad alzare la voce contro l’Iran e lo fa con parole che evocano uno scenario di guerra imminente. In un messaggio pubblicato sul suo social Truth, il presidente americano ha parlato di una “massiccia Armata” diretta verso Teheran, avvertendo che, in assenza di un accordo, gli Stati Uniti potrebbero colpire “con velocità e violenza”. Trump ha aggiunto che un eventuale nuovo attacco sarebbe “molto peggiore” del raid di giugno contro i siti nucleari iraniani, facendo un paragone diretto con la dimostrazione di forza navale già utilizzata nei confronti del Venezuela.

Le richieste della Casa Bianca
Secondo fonti americane ed europee, le condizioni poste da Washington sono tre e non lasciano spazio a compromessi: stop permanente a ogni arricchimento dell’uranio, limiti stringenti alla gittata e al numero dei missili balistici, cessazione dell’appoggio alle milizie per procura come Hamas, Hezbollah e gli Houthi. Colpisce l’assenza di riferimenti alle proteste interne in Iran, tema sul quale Trump in passato aveva promesso sostegno ai manifestanti.

La linea più cauta di Rubio
Davanti alla Commissione Affari Esteri del Senato, il segretario di Stato Marco Rubio ha usato toni più misurati. Ha descritto il rafforzamento militare nella regione, con la portaerei Abraham Lincoln e altre unità navali e aeree, come una mossa difensiva per proteggere personale e interessi americani. Allo stesso tempo non ha escluso la possibilità di attacchi preventivi, pur auspicando che non si arrivi a questo punto. Rubio ha definito il regime iraniano “probabilmente più debole che mai”, sottolineando però l’incertezza e la complessità di un eventuale scenario post-Khamenei.

La risposta di Teheran
La Repubblica islamica ha replicato con toni di sfida. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha avvertito che le forze armate iraniane sono pronte a rispondere immediatamente a qualsiasi aggressione, che destabilizzerebbe l’intera regione e avrebbe conseguenze di lunga durata. Secondo Teheran, la diplomazia non può funzionare sotto minaccia militare e ogni azione americana verrebbe considerata l’inizio di una guerra, con possibili ripercussioni anche su Israele.

Un equilibrio sempre più fragile
L’Iran appare poco incline ad accettare le richieste statunitensi, che ne ridurrebbero ulteriormente il peso strategico. Se da un lato non emergono segnali chiari di una ripresa dell’arricchimento dell’uranio, dall’altro Teheran non sembra disposta a rinunciare al proprio arsenale missilistico, considerato un deterrente essenziale. In un contesto di grave crisi economica, resta aperta solo l’ipotesi di una riduzione del sostegno alle milizie alleate. Ma con il regime che percepisce la propria sopravvivenza come minacciata, il rischio di un’escalation imprevedibile resta alto.