Per Anne Applebaum la narrazione di una Russia in avanzata non regge alla prova dei fatti. Secondo la storica premio Pulitzer e firma di The Atlantic, il fronte non racconta una marcia trionfale di Mosca, ma una linea sostanzialmente bloccata, in cui negli ultimi giorni le forze russe avrebbero persino perso terreno.
La guerra, osserva, ha assunto una forma inedita nella storia militare: un campo di battaglia quasi trasparente, dominato da droni sofisticati, guerra elettronica e capacità di sorveglianza che consentono a Kiev di individuare uomini e mezzi in tempo reale. In questo scenario, la superiorità numerica russa non si traduce automaticamente in avanzata territoriale.
Attacchi ai civili e pressione energetica
La fase attuale del conflitto, nella lettura di Applebaum, è segnata da un’intensificazione degli attacchi contro infrastrutture civili, in particolare impianti energetici e centrali elettriche. Non potendo sfondare stabilmente sul terreno, Mosca avrebbe spostato l’asse sulla superiorità aerea e sulla pressione contro la rete energetica ucraina. Un cambio di strategia che si intreccia con due fattori: la riduzione delle difese aeree di Kiev e la riconversione dell’economia russa verso la produzione di missili. Il risultato è una guerra sempre più logorante, con effetti diretti sulla popolazione civile.
Negoziati e obiettivo russo
Sul terreno diplomatico la storica è netta: la Russia non starebbe negoziando in modo sostanziale perché non avrebbe mai abbandonato l’obiettivo centrale, ossia distruggere l’Ucraina come nazione sovrana. Finché Mosca non interromperà le ostilità e non riconoscerà di non aver sconfitto Kiev, ogni discussione su confini, centrali nucleari o assetti futuri resterebbe prematura. Gli ucraini, dal canto loro, continuano a sedersi ai tavoli per ragioni pragmatiche, come gli scambi di prigionieri, ma senza l’illusione di una conclusione imminente del conflitto.
Il ruolo degli Stati Uniti
Applebaum ridimensiona l’idea che la Casa Bianca possa imporre a Kiev un accordo non voluto. Gli Stati Uniti, sostiene, non fornirebbero più equipaggiamenti o fondi come in passato, limitandosi soprattutto all’intelligence, mentre una parte crescente del sostegno materiale arriverebbe dall’Europa.
Nel frattempo l’Ucraina avrebbe reinventato la propria industria della difesa, puntando su droni e innovazione tecnologica. Un vantaggio qualitativo che, nella sua analisi, compensa almeno in parte la maggiore disponibilità di truppe russe.
Elezioni a Kiev e legittimità
Sul tema delle elezioni in Ucraina, Applebaum giudica singolare che a sollecitarle sia proprio il Cremlino, in un contesto in cui a Mosca non si svolgerebbero consultazioni realmente competitive da circa vent’anni.
Per il presidente Volodymyr Zelensky il nodo non sarebbe politico ma pratico: senza un cessate il fuoco stabile e senza condizioni minime di sicurezza, organizzare un voto nazionale sotto le bombe sarebbe tecnicamente impossibile.
Corruzione e doppi standard
La questione della corruzione, esplosa anche a Kiev con recenti scandali e dimissioni eccellenti, viene inserita dalla storica in un quadro più ampio che comprende Russia e Stati Uniti. In Ucraina, sottolinea, gli scandali sono emersi grazie a inchieste interne e copertura mediatica, con conseguenze politiche visibili.
In Russia, al contrario, la corruzione sarebbe sistemica e priva di trasparenza. E negli Stati Uniti, secondo Applebaum, la politica estera dell’era Trump rappresenterebbe una delle stagioni più controverse in termini di intreccio tra affari e diplomazia.
Europa e America, un rapporto cambiato
Il punto più netto riguarda il futuro dei rapporti transatlantici. Anche con un eventuale cambio di amministrazione a Washington, Applebaum ritiene che nulla tornerà esattamente come prima. Gli Stati Uniti, osserva, stanno cambiando profondamente, e lo stesso sta accadendo all’Europa. La frattura prodotta dalla guerra in Ucraina e dalle scelte strategiche americane avrebbe aperto una fase nuova, destinata a ridisegnare in modo strutturale l’equilibrio tra le due sponde dell’Atlantico.
