Teheran denuncia un’aggressione militare. La leadership iraniana sostiene che il conflitto in corso sia nato da un attacco improvviso condotto da Stati Uniti e Israele mentre erano in corso negoziati sul nucleare. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei, intervenuto da Teheran, ha descritto l’operazione come un’aggressione da parte di due potenze dotate di armi nucleari e ha affermato che l’offensiva sarebbe avvenuta subito dopo un nuovo ciclo di colloqui diplomatici a Ginevra.
Secondo la versione iraniana, gli attacchi avrebbero colpito anche infrastrutture civili, tra cui una scuola nella città di Minab, provocando numerose vittime tra la popolazione. Teheran sostiene che il bombardamento sia stato effettuato con missili da crociera lanciati dalle forze statunitensi e accusa gli aggressori di aver deliberatamente scelto obiettivi che avrebbero causato il maggior numero possibile di morti.
La risposta iraniana e il ruolo dei Paesi della regione
Le autorità iraniane rivendicano il diritto di reagire militarmente per difendere l’integrità territoriale e la sovranità nazionale. Il governo di Teheran sostiene inoltre di non avere intenzione di colpire i Paesi vicini, ma accusa Washington di utilizzare territori e basi nella regione per condurre operazioni contro l’Iran.
Per questo motivo la diplomazia iraniana ha chiesto agli Stati confinanti di non permettere alle forze americane di utilizzare il loro territorio per azioni militari. Il conflitto, secondo la posizione ufficiale di Teheran, sarebbe quindi una risposta diretta agli attacchi subiti e all’uccisione dei principali leader e comandanti militari iraniani avvenuta nelle operazioni recenti.
Le accuse all’Occidente e il fronte interno
Nelle dichiarazioni diffuse dalla diplomazia iraniana, gli Stati Uniti vengono accusati anche di utilizzare la questione dei diritti umani come strumento politico. Le autorità iraniane respingono le accuse occidentali sulla repressione delle proteste interne e sostengono che il sistema politico della Repubblica islamica sia sostenuto da una parte significativa della popolazione.
Secondo la narrativa ufficiale di Teheran, le manifestazioni di protesta che negli ultimi anni hanno scosso il Paese sarebbero state in parte influenzate da interventi esterni. Il governo iraniano afferma che la presenza di forze di sicurezza nelle città è legata esclusivamente alla situazione di guerra e alla necessità di garantire la sicurezza pubblica.
La nuova leadership e lo scenario del conflitto
Le autorità iraniane hanno confermato che la nuova Guida suprema, Mojtaba Khamenei, sarebbe rimasta ferita negli attacchi ma non in pericolo di vita. La scelta della nuova leadership sarebbe stata presa dall’Assemblea degli Esperti, secondo le procedure previste dalla Costituzione iraniana.
Per quanto riguarda una possibile tregua, la posizione ufficiale di Teheran indica che al momento la priorità resta la difesa militare del Paese. Le autorità iraniane ricordano il precedente cessate il fuoco del 2025, giudicato non affidabile, e sostengono che l’intera nazione sia ora determinata a proseguire la difesa contro quella che definisce un’aggressione esterna.
