Israele intercetta altre sei navi della flottiglia diretta a Gaza

Bloccate in mare aperto imbarcazioni partite dalla Turchia verso la Striscia

israele intercetta altre sei navi della flottiglia diretta a gaza

Nuova operazione della marina israeliana contro la flottiglia internazionale diretta a Gaza. Centinaia di attivisti fermati in acque internazionali mentre cresce la tensione diplomatica tra Israele e diversi Paesi europei

L’ultima fase della missione navale organizzata dalla Global Sumud Flotilla si è conclusa con un nuovo intervento delle forze israeliane nel Mediterraneo orientale. Nella giornata di martedì, la marina di Israele ha intercettato altre sei imbarcazioni dirette verso la Striscia di Gaza, dopo il fermo di decine di natanti avvenuto il giorno precedente nelle acque internazionali al largo di Cipro.

Secondo gli organizzatori della missione, due barche sarebbero ancora in navigazione verso le coste palestinesi. Le immagini diffuse in diretta dalla piattaforma della flottiglia mostrano militari israeliani mentre salgono a bordo dei natanti, tra cui Andros, Zefiro, Don Juan, Alcyone ed Elengi. Gli attivisti, con i giubbotti di salvataggio indossati, hanno alzato le mani durante le operazioni di abbordaggio.

Le accuse degli attivisti

La Global Sumud Flotilla ha denunciato il trasferimento forzato di centinaia di persone fermate durante l’operazione israeliana. I partecipanti provenivano da oltre quaranta Paesi. L’organizzazione ha parlato di violazioni del diritto internazionale e ha chiesto il rilascio immediato dei detenuti.

Tra i governi che hanno criticato apertamente l’intervento israeliano figurano Turchia, Italia, Spagna e Indonesia. Il primo ministro irlandese Micheál Martin ha definito “assolutamente inaccettabile” il blocco delle imbarcazioni in acque internazionali.

Gli attivisti sostengono che l’obiettivo della missione fosse richiamare l’attenzione sulla crisi umanitaria nella Striscia, dove quasi due milioni di persone affrontano gravi carenze di cibo, medicinali e alloggi. Le imbarcazioni trasportavano soltanto aiuti simbolici, ma gli organizzatori parlano soprattutto di una protesta politica contro il blocco imposto a Gaza.

Il caso dell’attivista italiano

Tra i partecipanti anche l’italiano Daniele Gallina, rimasto nel porto cipriota di Paphos insieme ad altri sei attivisti dopo un problema tecnico alla propria barca a vela. In un’intervista rilasciata all’Associated Press, Gallina ha definito le operazioni israeliane “atti di pirateria” e ha accusato i governi occidentali di tollerare violazioni del diritto marittimo internazionale.

L’attivista ha spiegato che la missione intendeva “aprire Gaza al mondo”, sostenendo che la questione non riguardi soltanto la consegna degli aiuti ma anche il significato politico della protesta.

Il blocco navale e la guerra

Il blocco marittimo di Gaza è in vigore dal 2007, anno in cui Hamas prese il controllo della Striscia. Dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023, il governo israeliano ha ulteriormente rafforzato le restrizioni. Israele sostiene che il blocco serva a impedire il riarmo del movimento islamista palestinese, mentre le organizzazioni umanitarie e numerosi governi lo considerano una forma di punizione collettiva.

Secondo le autorità israeliane, ogni giorno entrano nella Striscia circa 600 camion di aiuti umanitari. Tuttavia, i dati del Programma Alimentare Mondiale mostrano un netto calo degli ingressi negli ultimi mesi. La situazione umanitaria resta estremamente critica e continua ad alimentare proteste internazionali e iniziative civili come quella della flottiglia.