Mosca alza il tono: avvertimento alla Polonia

Peskov parla di «guerra vera» alla vigilia del vertice Nato di Ankara

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Il Cremlino accusa l’Occidente di essere parte del conflitto e cita i siti polacchi dei droni per Kiev. Nuovo raid russo con 125 droni e missili, mentre Putin e Trump si sono parlati per 85 minuti.

Il Cremlino minaccia Varsavia. La pressione diplomatica e militare attorno alla guerra tra Russia e Ucraina torna a salire a poche ore dal vertice della Nato ad Ankara, convocato il 7 e l’8 luglio. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha rivolto un avvertimento diretto alla Polonia, sostenendo che sul territorio polacco sarebbero attivi impianti per la produzione di droni destinati a Kiev e che Varsavia dovrebbe «riflettere sulla propria sicurezza». La dichiarazione, rilanciata dall’agenzia russa Tass, arriva mentre la cooperazione tra Polonia e Ucraina nel settore dei droni è diventata uno dei dossier più sensibili della difesa europea.

La formula della «guerra vera»

Nella stessa linea politica, Peskov ha sostenuto che quella iniziata da Mosca come «operazione militare speciale» si sarebbe trasformata in una «guerra vera» per il coinvolgimento dei Paesi occidentali al fianco dell’Ucraina. Nel mirino del Cremlino sono finiti Berlino, Parigi, L’Aia, Oslo e Washington, accusate di fornire a Kiev capacità militari, intelligence e supporto tecnologico. È un cambio di tono che non modifica la sostanza del conflitto, ma segnala la volontà russa di presentare il confronto come uno scontro ormai diretto con l’Occidente.

Ankara diventa il centro del confronto

Il vertice della Nato ad Ankara sarà il primo banco di prova politico dopo la nuova escalation verbale. L’Alleanza ha confermato il programma del summit del 7 e 8 luglio, con incontri dedicati anche all’industria della difesa e al sostegno all’Ucraina. Secondo Peskov, Mosca si aspetta possibili «provocazioni» ucraine alla vigilia dell’appuntamento, un’accusa che Kiev respinge mentre chiede agli alleati più sistemi antiaerei e missili intercettori.

La telefonata Putin-Trump

Sul piano diplomatico pesa anche la conversazione tra Vladimir Putin e Donald Trump. Secondo il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, il colloquio è durato circa un’ora e venticinque minuti e ha toccato il dossier ucraino in vista del summit Nato. Trump avrebbe ribadito la disponibilità a favorire una rapida cessazione delle ostilità, mentre Putin ha insistito sulle condizioni russe per un accordo e ha accusato Kiev e i partner europei di puntare al prolungamento del conflitto.

La notte dei droni

Intanto la guerra resta affidata soprattutto al cielo. Nella notte, secondo l’Aeronautica militare ucraina, la Russia ha lanciato contro l’Ucraina un missile antiradar Kh-31, tre missili guidati Kh-59/69 e 125 droni d’attacco. Le difese ucraine hanno dichiarato di aver abbattuto o neutralizzato 112 droni e tre missili, mentre sono stati registrati impatti in tre località e cadute di detriti in otto aree.

La richiesta di Kiev

Il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato un bilancio settimanale pesantissimo: circa 2.200 droni d’attacco, oltre 1.730 bombe aeree guidate e 106 missili lanciati dalla Russia contro l’Ucraina. Le città di Sumy, Zaporizhzhia, Kherson, Kharkiv, Dnipro e le comunità lungo la linea del fronte restano sotto pressione quasi quotidiana. Zelensky sostiene che l’Ucraina riesca ormai a intercettare oltre il 90 per cento dei droni, ma resti vulnerabile contro i missili balistici, il punto su cui chiede risposte immediate agli alleati.

Il rischio di allargamento

Il messaggio a Varsavia inserisce la Polonia in una traiettoria ancora più esposta. Per Mosca, la produzione europea di droni per Kiev diventa parte integrante del conflitto. Per la Nato, invece, il sostegno industriale e militare all’Ucraina resta uno strumento di deterrenza e di difesa dell’ordine europeo. La distanza tra le due letture è il cuore politico della crisi: ogni fabbrica, ogni sistema antiaereo, ogni nuovo pacchetto di aiuti rischia di trasformarsi in un segnale di escalation.