L’intervento di Donald Trump sul caso Folarin Balogun è diventato uno dei passaggi più controversi del Mondiale. Il presidente degli Stati Uniti ha confermato di aver discusso con il presidente della Fifa, Gianni Infantino, dell’espulsione dell’attaccante americano, poi autorizzato a giocare contro il Belgio dopo il congelamento della squalifica. «Sì, l’ho fatto», ha detto Trump nello Studio Ovale, sostenendo che non si fosse trattato di un fallo ma di uno scontro tra due atleti.
Il rosso che ha acceso il caso
Il cartellino era stato mostrato a Balogun dall’arbitro brasiliano Raphael Claus nella partita contro la Bosnia-Erzegovina, dopo una revisione al Var. La decisione aveva immediatamente diviso osservatori, tifosi e addetti ai lavori. La Fifa ha poi sospeso l’applicazione della sanzione, consentendo al centravanti statunitense di essere disponibile per gli ottavi contro il Belgio. Secondo le ricostruzioni internazionali, la decisione è stata giustificata con il ricorso all’articolo 27 del Codice disciplinare, che consente agli organi giudicanti di sospendere in tutto o in parte l’esecuzione di una sanzione.
La pressione politica sul calcio
Trump ha difeso apertamente la sua iniziativa, definendo Balogun uno dei migliori giocatori americani e giudicando incredibile la decisione arbitrale. Il presidente ha anche sollevato dubbi sul passato di Claus, alludendo all’inchiesta parlamentare brasiliana su partite truccate e scommesse. Sul direttore di gara, tuttavia, non risultano contestazioni disciplinari o accuse formali tali da comprometterne la posizione internazionale: la Fifa lo aveva già impiegato ai Mondiali in Qatar e lo ha confermato anche per il torneo del 2026.
Le reazioni e il nodo delle regole
La scelta della Fifa ha provocato reazioni dure in Europa. La Uefa e diverse federazioni hanno sollevato dubbi sulla coerenza della decisione con il principio della squalifica automatica dopo un cartellino rosso. Anche in Belgio, prossimo avversario degli Stati Uniti, la vicenda è stata accolta con irritazione, perché la disponibilità di Balogun modifica il peso offensivo della squadra americana in una gara a eliminazione diretta.
Una partita oltre il campo
Il caso ormai va oltre l’episodio tecnico. L’intervento del presidente americano, il rapporto personale con Infantino e la decisione disciplinare della Fifa hanno aperto un fronte delicato sull’autonomia del calcio internazionale. Per gli Stati Uniti, padroni di casa e ancora in corsa, la presenza di Balogun è un vantaggio sportivo evidente. Per la Fifa, invece, resta il rischio di un precedente destinato a pesare anche dopo la fine del Mondiale.
