Missili più precisi e droni adattati: il salto militare dell’Iran

Teheran ha corretto armi e tattiche dopo i primi scontri, mettendo alla prova le difese del Golfo

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I Pasdaran colpiscono basi, radar e centri di comando con vettori più manovrabili e sciami di Shahed. I bunker sotterranei garantiscono ancora capacità di risposta, ma resta incerto il peso dei raid americani

L'Iran che ha riaperto il confronto con gli Stati Uniti e i loro alleati regionali non combatte più come all’inizio della guerra. Dopo avere osservato le reazioni avversarie, misurato l’efficacia delle difese e analizzato i propri fallimenti, i Guardiani della rivoluzione hanno modificato sia gli strumenti sia le modalità d’impiego.

Il cambiamento emerge dalla selezione degli obiettivi. Piste aeroportuali, elicotteri, radar, sistemi di sorveglianza, centri di comando e reparti militari sono stati colpiti o minacciati durante le ultime ondate. Non si tratta soltanto di aumentare il numero dei lanci, ma di coordinare missili e droni per creare varchi negli apparati difensivi schierati tra Giordania, Iraq, Kuwait e monarchie del Golfo.

La recente offensiva contro installazioni utilizzate dalle forze americane in Giordania ha mostrato la vulnerabilità di un sistema chiamato a proteggere contemporaneamente un’area molto vasta. Le difese locali hanno intercettato una parte dei vettori, senza riuscire a impedire che alcuni raggiungessero le basi e provocassero vittime e danni.

La correzione dopo il primo round

Gli apparati militari iraniani hanno avuto mesi per studiare i tracciati radar, i tempi d’intervento e le procedure usate da Patriot, Thaad, caccia e sistemi a corto raggio. Ogni lancio ha offerto informazioni sulle rotte più controllate, sulle quote meno favorevoli e sui punti in cui le diverse reti di difesa risultano meno coordinate.

Le nuove salve sembrano riflettere questa fase di apprendimento. I vettori vengono impiegati lungo traiettorie differenziate, con velocità e capacità di manovra maggiori rispetto alle generazioni precedenti. In alcuni casi è stato segnalato il ricorso a testate multiple o a dispositivi destinati a complicare il lavoro dei radar e degli intercettori.

La precisione resta difficile da misurare perché Washington, Teheran e i governi del Golfo diffondono soltanto informazioni parziali sui danni. È però evidente che diversi ordigni sono riusciti a superare gli sbarramenti e a raggiungere installazioni militari protette. La combinazione di missili balistici, droni e falsi bersagli costringe inoltre le difese a utilizzare intercettori costosi contro minacce prodotte a costi molto inferiori.

L’arsenale non è stato neutralizzato

Le dichiarazioni americane hanno ripetutamente descritto le capacità missilistiche e navali iraniane come gravemente compromesse. Il quadro reale, tuttavia, rimane più incerto. Le forze statunitensi e israeliane hanno distrutto depositi, postazioni di lancio e infrastrutture, ma non è possibile stabilire con precisione quanta parte dell’arsenale sia ancora utilizzabile.

Le stime circolate durante la prima fase della guerra indicavano che Teheran conservasse una quota significativa dei missili a corto, medio e lungo raggio. Il comando americano ha contestato alcune valutazioni secondo cui sarebbero rimasti intatti circa il 70 per cento delle munizioni e tre quarti dei lanciatori mobili. La continuità delle rappresaglie dimostra comunque che i Pasdaran mantengono riserve e capacità operative.

Una parte del materiale colpito nei bombardamenti potrebbe non essere stata distrutta, ma soltanto resa temporaneamente inaccessibile. Gli ingressi dei tunnel possono essere riaperti, le strade ripristinate e i mezzi trasferiti verso nuovi punti di lancio. La vastità del territorio iraniano offre inoltre la possibilità di disperdere uomini e sistemi lontano dai settori occidentali e costieri maggiormente sorvegliati.

Le città dei missili sotto le montagne

Il principale vantaggio difensivo iraniano è rappresentato dalla rete di strutture sotterranee costruita nel corso degli anni. I complessi indicati come “città dei missili” comprendono tunnel, hangar, sale operative, depositi e percorsi protetti scavati all’interno delle montagne.

L’opposizione iraniana e diversi centri di analisi attribuiscono alla Repubblica islamica decine di siti di questo tipo. Il numero esatto, la profondità e lo stato delle installazioni non sono verificabili in modo indipendente.