Un confronto ravvicinato tra un motoscafo della Guardia costiera cinese e due gommoni della Marina filippina si è trasformato in una colluttazione a colpi di remi, bastoni e aste di legno nelle acque contese del Mar Cinese Meridionale. L’incidente è avvenuto lunedì 20 luglio nei pressi del Second Thomas Shoal, atollo delle isole Spratly rivendicato sia da Pechino sia da Manila.
Un video diffuso dalle forze armate filippine mostra gli equipaggi delle imbarcazioni affiancarsi a distanza minima e colpirsi mentre i mezzi urtano tra loro. Secondo la ricostruzione di Manila, un marinaio filippino è stato raggiunto alla testa da un bastone impugnato da un membro della Guardia costiera cinese. Il militare ha riportato una ferita, mentre il gommone sul quale viaggiava è rimasto danneggiato.
Le versioni opposte
Le autorità filippine attribuiscono la responsabilità dell’escalation al personale cinese, accusato di avere reagito con violenza all’avvicinamento delle unità navali inviate nella zona. Pechino sostiene invece che i mezzi filippini abbiano speronato deliberatamente la propria imbarcazione e che siano stati i marinai di Manila ad attaccare per primi con remi e bastoni.
Le immagini disponibili documentano il contatto fisico tra gli equipaggi, ma non consentono di stabilire con certezza quale delle due parti abbia iniziato la colluttazione. L’episodio si inserisce in una lunga serie di collisioni, blocchi navali, abbordaggi e impiego di cannoni ad acqua attorno agli atolli contesi.
La battaglia diplomatica
La crisi si è rapidamente trasferita dal mare alle sedi diplomatiche. Il ministero degli Esteri cinese ha convocato con urgenza l’ambasciatore filippino a Pechino per presentare una protesta formale. Non si è quindi trattato del richiamo in patria dell’ambasciatore cinese, ma della convocazione del rappresentante di Manila da parte delle autorità della Repubblica popolare.
Il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. ha risposto convocando a sua volta l’ambasciatore cinese Jing Quan. Le due capitali hanno così aperto un confronto diplomatico diretto, senza mostrare per il momento segnali di arretramento sulle rispettive rivendicazioni territoriali.
L’avamposto della Sierra Madre
Il Second Thomas Shoal, chiamato Ayungin nelle Filippine e Ren’ai Jiao dalla Cina, si trova all’interno della zona economica esclusiva rivendicata da Manila. Sul banco corallino è arenata dal 1999 la BRP Sierra Madre, una vecchia nave militare filippina utilizzata come avamposto permanente.
Le missioni di rifornimento destinate ai militari presenti sul relitto sono diventate uno dei principali punti di frizione. La Cina tenta regolarmente di controllare o ostacolare l’arrivo delle imbarcazioni filippine, sostenendo di esercitare la sovranità sull’area. Manila considera invece quelle operazioni legittime e fondate sul diritto internazionale.
Nel 2016 un tribunale arbitrale internazionale stabilì che le vaste pretese marittime cinesi nel Mar Cinese Meridionale non avevano base giuridica. Pechino non ha mai riconosciuto la decisione e continua a rivendicare quasi interamente il bacino, sovrapponendo le proprie pretese a quelle di Filippine, Vietnam, Malaysia, Brunei e Taiwan.
Il rischio di un coinvolgimento americano
L’incidente assume una rilevanza più ampia per il trattato di mutua difesa che lega Filippine e Stati Uniti. Washington ha più volte indicato che un attacco contro unità militari, navi pubbliche o velivoli filippini nel Pacifico potrebbe attivare gli obblighi previsti dall’alleanza.
La soglia resta tuttavia incerta. Gli scontri vengono spesso condotti con mezzi non convenzionali, senza armi da fuoco e con unità della Guardia costiera, proprio per esercitare pressione evitando di oltrepassare apertamente il limite di un conflitto militare.
La colluttazione con remi e bastoni dimostra quanto questa strategia possa comunque produrre feriti e generare una reazione politica difficile da contenere. Ogni nuovo episodio aumenta il rischio di un errore di valutazione capace di coinvolgere forze navali più grandi e alleati esterni.
I negoziati regionali
Lo scontro precede una serie di incontri tra i ministri degli Esteri del Sud-est asiatico a Manila, ai quali è atteso anche il responsabile della diplomazia cinese Wang Yi. Tra i temi sul tavolo figura il codice di condotta per il Mar Cinese Meridionale, negoziato da anni senza risultati definitivi.
Le capitali dell’Asean cercano regole capaci di impedire abbordaggi, collisioni e azioni coercitive. Le profonde differenze interne all’organizzazione e la distanza tra Cina e Filippine hanno però rallentato ogni intesa vincolante. L’ultima battaglia navale, combattuta senza armi da fuoco ma con conseguenze concrete, conferma la fragilità degli attuali meccanismi di sicurezza.
Un nuovo livello di tensione
La scena degli equipaggi che si affrontano a pochi centimetri di distanza segna un ulteriore deterioramento dei rapporti tra Manila e Pechino. L’utilizzo di bastoni e remi limita formalmente la gravità militare dell’accaduto, ma rende più difficile presentare le operazioni come semplici manovre di pattugliamento.
La risposta diplomatica delle due capitali indica che l’incidente non verrà archiviato come un episodio locale. La gestione delle prossime missioni filippine verso la Sierra Madre sarà il primo banco di prova per capire se la crisi potrà essere contenuta o se il Second Thomas Shoal diventerà ancora una volta il centro dello scontro strategico nel Pacifico occidentale.
