Hamas, Khalil al-Hayya eletto nuovo capo politico

L’ex braccio destro di Sinwar prevale su Meshaal dopo due anni di guida collegiale

hamas khalil al hayya eletto nuovo capo politico

Il negoziatore di Hamas, vicino a Teheran, assume la guida del movimento. La sua elezione rafforza la linea contraria al disarmo della Striscia

Dopo quasi due anni di direzione collegiale, Hamas ha scelto Khalil al-Hayya come nuovo capo dell’ufficio politico. Il dirigente palestinese, da tempo residente in Qatar e principale negoziatore del movimento nei colloqui indiretti con Israele, succede formalmente a Yahya Sinwar, ucciso nell’ottobre 2024 durante un combattimento nella Striscia di Gaza.

La nomina chiude l’interregno del comitato di cinque componenti costituito dopo le eliminazioni di Ismail Haniyeh e dello stesso Sinwar. La soluzione collegiale era stata adottata anche per evitare di concentrare nuovamente il potere e la visibilità su un solo dirigente, esponendolo alle operazioni israeliane.

La sfida con Khaled Meshaal

Il processo elettorale interno era cominciato all’inizio del 2026, ma aveva subito rallentamenti per le difficoltà di consultare le diverse articolazioni del movimento durante la guerra. Alla votazione hanno partecipato rappresentanti della leadership di Gaza, della Cisgiordania, della diaspora e dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane.

Al-Hayya ha prevalso sull’ex leader Khaled Meshaal, esponente storico di Hamas e figura influente nella struttura esterna. Le ricostruzioni sull’ampiezza del risultato non coincidono. Alcune fonti interne parlano di una vittoria netta, mentre altre descrivono uno scarto di un solo voto. L’esito conferma comunque il peso mantenuto dalla componente originaria di Gaza rispetto alla dirigenza della diaspora.

La continuità con Yahya Sinwar

La scelta rappresenta una linea di continuità con Sinwar, del quale al-Hayya è stato uno dei collaboratori politici più stretti. Negli ultimi anni ha agito come volto diplomatico del movimento, mantenendo i collegamenti tra la leadership nella Striscia e i dirigenti all’estero.

La sua ascesa non indica necessariamente un’attenuazione della linea militare. Al-Hayya ha sostenuto la conservazione delle armi delle Brigate Ezzedin al-Qassam e ha respinto le ipotesi di smilitarizzazione di Gaza in assenza di un accordo politico complessivo e di garanzie per la nascita di uno Stato palestinese. Secondo gli analisti citati dalle agenzie internazionali, la sua elezione potrebbe irrigidire il confronto sul disarmo richiesto da Israele.

Il rapporto con Teheran

Il nuovo capo politico è considerato uno dei dirigenti di Hamas più vicini all’Iran. Pur appartenendo a un movimento sunnita, al-Hayya ha difeso l’alleanza con la Repubblica islamica, con Hezbollah e con le altre organizzazioni riunite nel cosiddetto Asse della Resistenza.

Ha coltivato rapporti con la leadership iraniana e ha partecipato agli incontri attraverso i quali Teheran coordinava il sostegno politico, economico e militare alle organizzazioni palestinesi. Questa posizione lo distingue da Meshaal, che nel passato aveva assunto un atteggiamento più autonomo dall’Iran, soprattutto durante la guerra civile siriana.

Al-Hayya contribuì anche alla ricomposizione dei rapporti tra Hamas e il governo siriano di Bashar al-Assad, interrotti dopo lo schieramento del movimento palestinese contro Damasco. Il riavvicinamento servì a riportare Hamas pienamente nella rete regionale sostenuta da Teheran.

Dalla fondazione di Hamas ai vertici

Nato a Gaza City nel novembre 1960, al-Hayya si è formato negli ambienti religiosi legati ai Fratelli musulmani. Entrò in contatto con lo sceicco Ahmed Yassin negli anni Ottanta e partecipò alla fase costitutiva di Hamas nel 1987.

La sua crescita nell’organizzazione è avvenuta sia attraverso le strutture politiche sia attraverso il rapporto con la base sociale del movimento. Nel corso degli anni ha ricoperto incarichi di primo piano nella Striscia, fino a diventare vice di Sinwar e uno degli uomini più influenti nella leadership esterna.

Israele ha tentato più volte di colpirlo. Diversi attacchi hanno provocato la morte di suoi familiari, compresi figli e nipoti. Nel settembre 2025 è sopravvissuto a un raid israeliano contro un edificio di Doha nel quale si trovavano esponenti della delegazione negoziale di Hamas.

Il ruolo nei negoziati

Nonostante la vicinanza all’ala più intransigente, al-Hayya è stato per anni il principale interlocutore di Hamas nelle trattative mediate da Qatar ed Egitto. Ha guidato le delegazioni impegnate nei negoziati per le tregue, per lo scambio tra ostaggi israeliani e detenuti palestinesi e per l’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia.

Il suo profilo riunisce quindi due dimensioni: la fedeltà alla strategia armata di Sinwar e una lunga esperienza diplomatica. Questa combinazione lo ha reso il candidato capace di ottenere sostegno tanto nella componente di Gaza quanto tra una parte dei dirigenti residenti all’estero.

La sfida del dopoguerra a Gaza

Al-Hayya assume la guida di un’organizzazione profondamente indebolita dalle operazioni israeliane, dalla perdita di gran parte dei vertici e dalla devastazione della Striscia. Hamas ha sciolto alcune delle strutture amministrative d’emergenza e ha accettato in linea di principio il trasferimento delle funzioni civili a un organismo palestinese tecnocratico, senza però rinunciare alla propria influenza politica e militare.

Il nuovo leader dovrà gestire il rapporto con i mediatori, il futuro governo di Gaza, la ricostruzione e soprattutto la pressione internazionale per il disarmo. La sua elezione segnala che il movimento non intende recidere il legame con l’Iran né abbandonare l’eredità politica di Sinwar.

Resta da verificare se l’esperienza negoziale di al-Hayya potrà produrre compromessi concreti o se la sua leadership renderà ancora più difficile un’intesa sulla sicurezza della Striscia. Il primo banco di prova sarà il confronto sul futuro delle armi di Hamas e sul ruolo che l’organizzazione potrà mantenere nella Gaza del dopoguerra.