Hormuz, Oman e Iran verso 60 giorni di apertura tra nuove tensioni

Bozza per riaprire lo Stretto senza pedaggi. Intanto gli Houthi colpiscono Najran e Marib

hormuz oman e iran verso 60 giorni di apertura tra nuove tensioni

Muscat e Teheran lavorano a un regime temporaneo di transito nello Stretto di Hormuz, ma l’intesa resta da approvare e i dettagli sono ancora contesi. Sullo sfondo cresce l’escalation tra Houthi, Yemen e Arabia Saudita

Un'apertura temporanea dello Stretto di Hormuz per sessanta giorni, in attesa di una sistemazione definitiva, potrebbe diventare nelle prossime ore il primo vero banco di prova della de-escalation nel Golfo. Oman e Iran avrebbero definito le linee generali di un'intesa destinata a consentire la ripresa della navigazione commerciale, mentre proseguono le trattative sulle modalità di gestione futura di uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo.

Secondo le anticipazioni diffuse da Al Arabiya e Al Hadath, il progetto dovrà ancora ottenere il via libera delle autorità di sicurezza iraniane prima di un eventuale annuncio ufficiale. Il meccanismo prevederebbe una fase transitoria di sessanta giorni senza diritti di transito, durante la quale le navi in ingresso utilizzerebbero il corridoio più vicino alle acque iraniane e quelle in uscita quello sul versante omanita. Il canale centrale resterebbe invece subordinato alle operazioni di sminamento e agli ulteriori accordi tecnici. Fonti internazionali confermano che Teheran e Muscat stanno negoziando un sistema di gestione della navigazione, ma segnalano che alcuni punti restano ancora controversi, in particolare sul controllo dei transiti e sull'eventuale imposizione di condizioni alle imbarcazioni.

Il nodo dei corridoi e delle tariffe

La formula dei sessanta giorni non nasce dal nulla. Già nei colloqui delle scorse settimane Iran e Oman avevano discusso misure provvisorie per garantire la sicurezza delle navi e preparare il ritorno a una navigazione più regolare. Il governo omanita ha ribadito pubblicamente il principio del passaggio sicuro attraverso Hormuz, mentre il memorandum negoziato nelle settimane precedenti prevedeva una finestra temporanea proprio di sessanta giorni e la prosecuzione dei colloqui tecnici.

La questione più delicata resta quella delle condizioni economiche e politiche. Le indiscrezioni delle ultime ore parlano di un regime senza pedaggi nella fase temporanea, ma altre ricostruzioni segnalano posizioni iraniane più rigide e ipotesi di tariffe o limitazioni per alcune categorie di navi. Reuters ha riferito che proprio l'incertezza sulle regole di transito ha contribuito a sostenere le quotazioni del petrolio nella giornata del 7 agosto. Il dato mostra quanto la partita sullo Stretto vada oltre la dimensione militare: ogni modifica alle condizioni di navigazione viene immediatamente incorporata nelle aspettative dei mercati energetici.

La pressione militare arriva dallo Yemen

Mentre la diplomazia cerca un punto di equilibrio a Hormuz, più a sud il quadro regionale continua però a deteriorarsi. Nella regione saudita di Najran, al confine con lo Yemen, undici civili sono rimasti feriti in un attacco attribuito agli Houthi. Tra loro figurano cittadini sauditi e lavoratori stranieri. Secondo il comando della coalizione guidata da Riad, fra i feriti vi sono anche una donna e un bambino di quattro anni.

L'attacco contro il territorio saudita è arrivato dopo una nuova ondata di missili e droni contro le forze yemenite legate al Consiglio presidenziale riconosciuto dalla comunità internazionale. Le province di Marib e Hadramout sono tornate al centro degli scontri più pesanti registrati da anni. Le prime ricostruzioni indipendenti hanno indicato almeno trenta militari governativi uccisi, mentre altre fonti regionali hanno fornito bilanci più elevati. La divergenza nei numeri conferma la difficoltà di verificare in tempo reale le perdite sul terreno.

Le forze governative hanno inoltre riferito di avere intercettato droni diretti verso Marib, segnale di una capacità Houthi ancora significativa sul piano missilistico e dei sistemi senza pilota. L'escalation interrompe ulteriormente quella fase di relativa stabilità iniziata dopo la tregua del 2022 e riporta il conflitto yemenita al centro della sicurezza del Golfo.

Il rischio di un fronte saudita più ampio

Il timore a Riad è che gli attacchi non restino confinati alla frontiera yemenita. Fonti saudite citate dai media regionali sostengono che vi sarebbero informazioni di intelligence su un possibile coordinamento tra Houthi, milizie irachene filo-iraniane e Guardiani della Rivoluzione per colpire obiettivi sauditi, comprese infrastrutture civili ed energetiche.

Al momento queste indicazioni non risultano confermate in modo indipendente, ma assumono un peso particolare nel momento in cui Oman tenta di trasformare Hormuz da terreno di scontro a spazio di negoziato. Un nuovo ciclo di attacchi contro installazioni saudite rischierebbe infatti di compromettere rapidamente qualsiasi apertura diplomatica e di rialzare la tensione anche sulle rotte energetiche del Golfo.

Le incognite al vertice iraniano

Sul negoziato pesa inoltre l'opacità della situazione politica interna dell'Iran. Media dell'opposizione continuano a diffondere indiscrezioni sulle condizioni di salute della guida suprema Mojtaba Khamenei, che da mesi mantiene una presenza pubblica estremamente limitata. Non esistono al momento conferme indipendenti delle voci secondo cui le sue condizioni sarebbero precipitate, e le informazioni provenienti dalla leadership iraniana restano frammentarie.

L'assenza di una catena decisionale pienamente trasparente rappresenta tuttavia un elemento concreto di incertezza per gli interlocutori di Teheran. Anche analisi pubblicate nelle ultime ore hanno sottolineato le difficoltà dei diplomatici iraniani nel garantire che un eventuale compromesso su Hormuz venga poi accettato e applicato da tutte le componenti dell'apparato politico e militare.

Una finestra stretta per la de-escalation

L'intesa di sessanta giorni, se approvata, non risolverebbe dunque il confronto regionale. Potrebbe però creare uno spazio operativo nel quale riprendere i traffici commerciali, procedere allo sminamento e negoziare un regime definitivo della navigazione. La vera prova sarà capire se il compromesso riuscirà a sopravvivere alle tensioni tra Iran e Stati Uniti, alle divergenze sui diritti di transito e soprattutto alla nuova escalation che coinvolge Arabia Saudita e Yemen.

Hormuz resta il punto in cui sicurezza militare, diplomazia ed energia mondiale si incontrano. Per questo un accordo temporaneo può avere un valore politico molto superiore alla sua durata formale. Ma gli attacchi delle ultime ore dimostrano quanto rapidamente il fragile equilibrio del Golfo possa nuovamente saltare.