Iran, Trump prepara sanzioni draconiane. Gli Usa aprono un corridoio a Hormuz

Washington aumenta la pressione su Teheran. Navi cisterna scortate attraverso lo stretto strategico

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Trump valuta nuove sanzioni contro l'Iran e assicura che Hormuz è aperto. Secondo Axios, gli Usa hanno attivato un corridoio per le petroliere. Teheran minaccia intanto obiettivi americani in Europa

La guerra tra Stati Uniti e Iran entra in una nuova fase, nella quale pressione economica e controllo delle rotte energetiche si intrecciano con il rischio di un allargamento militare del conflitto. Donald Trump valuta una nuova stretta contro Teheran, mentre la Marina americana ha avviato un'operazione per consentire alle petroliere di attraversare lo Stretto di Hormuz, passaggio decisivo per gli approvvigionamenti mondiali di energia.

Il presidente americano ha evocato sanzioni «draconiane» contro il regime iraniano, lasciando intendere che Washington potrebbe modificare la propria strategia puntando con maggiore forza sull'isolamento economico. Allo stesso tempo Trump ha rivendicato i risultati delle operazioni americane nello stretto, sostenendo che Hormuz sia ormai aperto.

La situazione sul terreno resta però più complessa. Teheran continua a contestare la ricostruzione americana e nelle ultime settimane il traffico commerciale attraverso il passaggio marittimo è rimasto molto inferiore ai livelli precedenti alla guerra.

Il corridoio americano per le petroliere

Secondo Axios, le forze armate degli Stati Uniti hanno avviato un'operazione per garantire il passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. Non si tratterebbe soltanto di accompagnare le navi cariche di greggio in uscita dal Golfo Persico.

L'operazione consentirebbe anche alle petroliere vuote di entrare dal Mar Arabico, raggiungere i terminali dei Paesi produttori, caricare il petrolio e successivamente attraversare nuovamente lo stretto.

L'attività sarebbe diventata possibile dopo una campagna militare condotta dallo US Central Command contro le capacità iraniane di sorveglianza marittima e radar. Secondo le informazioni raccolte da Axios, tra 15 e 20 petroliere riuscirebbero ora ad attraversare ogni notte il canale meridionale dello stretto.

Il flusso di greggio resta comunque inferiore ai livelli precedenti al conflitto. Hormuz continua quindi a rappresentare uno dei punti più delicati della crisi, con conseguenze immediate sui mercati energetici internazionali e sui prezzi del petrolio.

Trump punta sulla pressione economica

Parallelamente alle operazioni militari, alla Casa Bianca prende corpo l'ipotesi di intensificare la pressione finanziaria sull'Iran. Trump ha prospettato nuove sanzioni particolarmente severe, mentre i contatti diplomatici restano incerti.

Il presidente ha prima escluso negoziati in corso o programmati con Teheran, per poi lasciare aperta la possibilità che un confronto possa avvenire in futuro. Il messaggio dell'amministrazione americana appare orientato a costringere la leadership iraniana a modificare la propria posizione prima di un eventuale ritorno al tavolo.

La strategia combina quindi pressione economica, operazioni militari e tentativo di ristabilire una maggiore libertà di navigazione nello stretto. Una partita nella quale l'energia rimane centrale: ogni riduzione prolungata del traffico attraverso Hormuz può ripercuotersi rapidamente sulle quotazioni del greggio e sull'economia mondiale.

La minaccia iraniana arriva fino all'Europa

A rendere ancora più delicato lo scenario è la possibilità che il confronto superi definitivamente i confini del Medio Oriente. Secondo il Financial Times, settori dell'apparato iraniano hanno valutato possibili attacchi contro obiettivi militari americani nell'Europa meridionale e sud-orientale nel caso di una nuova escalation ordinata da Trump.

Tra le aree considerate figurerebbe la Bulgaria, dove la base aerea di Bezmer è stata utilizzata anche per attività legate alle forze statunitensi. Nelle valutazioni iraniane rientrerebbero inoltre installazioni e infrastrutture militari utilizzate dagli Stati Uniti o dai loro alleati in altre zone dell'Europa sud-orientale.

Non esiste al momento l'indicazione che un attacco sia stato deciso. La valutazione di possibili bersagli rappresenta tuttavia un segnale della volontà iraniana di mostrare a Washington che un'ulteriore escalation potrebbe estendere il teatro della guerra.

La Nato, interpellata sulle indiscrezioni, ha assicurato di essere pronta ad affrontare qualsiasi minaccia e a garantire la difesa dei Paesi alleati.

Hormuz resta il centro della crisi

Le versioni di Washington e Teheran sullo stretto rimangono contrapposte. Trump sostiene che Hormuz sia aperto e operativo, mentre le autorità iraniane hanno continuato a rivendicare la possibilità di limitarne il traffico fino a quando gli Stati Uniti non soddisferanno le condizioni poste dalla Repubblica islamica.

I dati sulla navigazione mostrano una situazione ancora lontana dalla normalità. Il passaggio delle petroliere è ripreso almeno in parte, anche grazie all'intervento americano, ma il volume complessivo rimane ridotto rispetto al periodo precedente alla guerra.

È proprio attorno a questa sottile striscia di mare che si gioca una parte decisiva dello scontro. Per gli Stati Uniti garantire il traffico significa ridurre la capacità iraniana di utilizzare l'energia come leva strategica. Per Teheran mantenere una minaccia credibile su Hormuz significa invece conservare uno degli strumenti di pressione più potenti a disposizione del regime.

La prospettiva di nuove sanzioni e le minacce contro installazioni americane in Europa mostrano quanto la distanza tra le parti resti ampia. E mentre il confronto diplomatico rimane sospeso, il rischio è che ogni nuova operazione militare trasformi una crisi concentrata nel Golfo in un conflitto geograficamente molto più esteso.