Kramatorsk sta perdendo i suoi abitanti prima ancora di perdere le proprie difese. Nell'Ucraina orientale, dove l'esercito russo continua a esercitare pressione sulla regione di Donetsk, le autorità hanno disposto l'evacuazione obbligatoria di tutte le famiglie con bambini dalle comunità di Kramatorsk e Sloviansk. È uno dei segnali più preoccupanti del deterioramento della situazione militare lungo il fronte orientale, dove bombardamenti e attacchi con droni stanno progressivamente paralizzando la vita civile.
La città, per anni uno dei principali centri logistici della resistenza ucraina, si trova ora esposta a una campagna di attacchi che punta a interromperne i collegamenti e a renderne sempre più difficile la difesa. La linea del fronte si è avvicinata fino a una distanza stimata tra dieci e dodici chilometri, mentre le strade di accesso sono diventate pericolose anche per i convogli umanitari.
«Non so quanto tempo ancora di vita ha questa città, direi due mesi al massimo», ha raccontato Vassily, volontario dell'organizzazione umanitaria Proliska, alla giornalista Marta Serafini del Corriere della Sera. Non si tratta di una previsione militare ufficiale, ma della valutazione di chi assiste quotidianamente al progressivo svuotamento della città.
L'evacuazione obbligatoria e la fuga dei bambini
Il 22 ottobre, il governatore militare della regione di Donetsk, Vadym Filashkin, ha annunciato l'estensione dell'evacuazione obbligatoria a tutte le località delle comunità territoriali di Kramatorsk e Sloviansk. La misura riguarda le famiglie con figli minorenni e prevede il trasferimento dei bambini insieme ai genitori, ai tutori o agli altri rappresentanti legali.
La decisione arriva dopo settimane di progressivo ampliamento delle zone considerate troppo pericolose per la permanenza dei civili. Già in agosto e successivamente l'11 ottobre, le autorità regionali avevano ordinato evacuazioni in diversi quartieri e insediamenti.
Ora la misura assume una dimensione generale. L'amministrazione militare ha coinvolto polizia, soccorritori, servizi per l'infanzia e amministrazioni locali per accompagnare le famiglie verso i centri di accoglienza e successivamente nelle regioni più sicure del Paese.
La fuga non riguarda soltanto chi vive vicino alle postazioni militari. I bombardamenti colpiscono quartieri residenziali, infrastrutture e mezzi di trasporto, riducendo progressivamente gli spazi in cui la popolazione può trovare riparo.
Per molte famiglie, partire significa abbandonare case, lavoro, relazioni e tutto ciò che è sopravvissuto a oltre quattro anni e mezzo di invasione su vasta scala.
I bombardamenti e la paralisi dei collegamenti
A rendere ancora più drammatica la situazione è l'intensificazione degli attacchi russi. Missili, bombe plananti e droni colpiscono ripetutamente il territorio urbano, trasformando anche gli spostamenti più brevi in operazioni ad alto rischio.
Secondo la ricostruzione pubblicata dal Corriere della Sera, l'8 ottobre due bombe plananti hanno colpito autobus pubblici nel centro cittadino durante l'ora di punta, provocando trenta morti e diciotto feriti. Un episodio che ha aggravato le difficoltà dei trasporti e accresciuto il timore tra gli abitanti.
I collegamenti ferroviari risultano interrotti da mesi e il trasporto pubblico è stato ulteriormente compromesso dagli attacchi. La chiusura o l'impraticabilità delle principali vie di comunicazione complica anche il trasporto di alimenti, medicinali e materiali necessari alla popolazione.
Nei quartieri ancora abitati si formano code davanti agli sportelli bancari e agli uffici postali. Gli anziani cercano di ritirare le pensioni, mentre nelle strutture di assistenza cresce la richiesta di acqua, indumenti e beni essenziali.
La crisi umanitaria si intreccia così con quella militare. L'isolamento della città, anche senza una sua conquista immediata, rischia di ridurre drasticamente le possibilità di sopravvivenza della popolazione rimasta.
La strategia russa per isolare la cintura delle fortezze
Kramatorsk e Sloviansk costituiscono due dei principali punti della cosiddetta cintura delle fortezze ucraine nel Donetsk. Si tratta di un sistema difensivo urbano che comprende anche altri centri fortificati e che rappresenta uno degli ostacoli più importanti all'avanzata dell'esercito di Mosca.
Il controllo di questi territori avrebbe un significativo valore strategico, perché consentirebbe alle forze russe di rafforzare la propria posizione nella regione e di compromettere ulteriormente la continuità della difesa ucraina.
La pressione militare si concentra quindi sulle vie d'accesso e sui collegamenti logistici. Le unità avanzate russe hanno raggiunto il canale Siverskyi Donets-Donbas, mentre la strada tra Dobropillia e Kramatorsk risulta tagliata secondo le informazioni raccolte sul fronte.
La minaccia principale non deriva soltanto da un possibile assalto diretto alla città. L'obiettivo operativo attribuito alle forze russe è anche quello di impedire l'arrivo dei rifornimenti, costringendo progressivamente le unità ucraine a difendere posizioni sempre più difficili da sostenere.
È una dinamica già osservata in altri settori del conflitto, dove la distruzione delle infrastrutture e la pressione sulle linee logistiche hanno preceduto l'abbandono di interi centri abitati.
La resistenza ucraina e l'operazione Vivaldi
Nonostante il peggioramento della situazione, l'accerchiamento della cintura difensiva non è stato completato. Le forze ucraine hanno condotto operazioni per contrastare le manovre russe e mantenere aperti i collegamenti strategici.
Una delle azioni più rilevanti è stata l'operazione denominata Vivaldi, condotta dal Terzo Corpo d'Armata ucraino, comandato da Andrii Biletskyi. L'intervento ha ostacolato il tentativo russo di aggirare il sistema difensivo attraverso il settore di Lyman, un punto strategico per l'accesso settentrionale alla cintura fortificata.
Secondo le ricostruzioni disponibili, l'operazione ha consentito alle unità ucraine di recuperare il controllo di alcune aree boschive a est di Lyman e di interrompere una delle direttrici dell'avanzata avversaria.
Il risultato non elimina tuttavia la minaccia complessiva. Le forze russe continuano a esercitare pressione in diversi settori e l'esercito ucraino deve consolidare le posizioni difensive, proteggere le rotte di rifornimento e contenere il crescente impiego dei droni.
Il 16 ottobre, il capo di Stato maggiore russo Valery Gerasimov aveva dichiarato che le proprie truppe avevano raggiunto i sobborghi di Kramatorsk e conquistato diversi insediamenti. Il portavoce militare ucraino Andriy Kovalev ha respinto quella ricostruzione, contestando le affermazioni di Mosca.
Le rispettive dichiarazioni testimoniano quanto la battaglia sia combattuta anche sul terreno dell'informazione. L'avvicinamento del fronte e la gravità degli attacchi sono documentati, ma le affermazioni sulle posizioni conquistate richiedono verifiche indipendenti.
Gli anziani che restano e la paura dell'inverno
Mentre le famiglie con bambini sono obbligate a lasciare la città, una parte della popolazione adulta continua a rimanere nelle proprie abitazioni. Sono soprattutto anziani, persone con difficoltà economiche o residenti che non vogliono abbandonare la casa in cui hanno trascorso gran parte della vita.
Nelle strutture religiose e nei punti di distribuzione degli aiuti, volontari e operatori umanitari cercano di garantire assistenza in condizioni sempre più difficili.
La prospettiva dell'inverno rende la situazione particolarmente delicata. Bombardamenti e danneggiamenti delle reti energetiche possono compromettere riscaldamento, elettricità e distribuzione dell'acqua, aumentando i rischi per chi resta.
L'esperienza delle precedenti battaglie nel Donbass, da Bakhmut a Pokrovsk, dimostra quanto rapidamente una città possa perdere i servizi fondamentali anche prima di un eventuale cambiamento del controllo militare.
A Kramatorsk il rischio è che l'emergenza diventi irreversibile per la popolazione civile, indipendentemente dall'esito immediato dei combattimenti.
Il futuro della città e la battaglia per il Donetsk
La possibile caduta di Kramatorsk avrebbe conseguenze che andrebbero oltre il destino dei suoi abitanti. Insieme a Sloviansk, la città rappresenta uno degli ultimi grandi pilastri difensivi ucraini nella parte della regione di Donetsk ancora controllata da Kiev.
Per Vladimir Putin, il controllo dell'intero Donetsk resta uno degli obiettivi territoriali centrali della guerra. Per l'Ucraina, preservare il sistema difensivo significa impedire alla Russia di consolidare ulteriormente la propria avanzata nell'est del Paese.
Il quadro militare resta però incerto. La resistenza ucraina ha dimostrato di poter interrompere alcune manovre di accerchiamento, mentre l'esercito russo continua a sfruttare la pressione del fuoco e la progressiva distruzione delle infrastrutture civili.
