Blindato in casa, più che davvero libero. Jacques Moretti ha trascorso il primo giorno fuori dal carcere nella villa ipotecata di Lens, insieme alla moglie Jessica Maric e ai due figli piccoli. Venerdì sera il tribunale delle misure coercitive ha accolto il versamento di una cauzione da 200 mila franchi, pagata da “un amico”, riaprendo a Moretti le porte della libertà dopo appena due settimane di detenzione.
Una libertà sotto assedio
La coppia è tornata a vivere insieme, ma in una condizione che somiglia a un autoimposto arresto domiciliare. Barricati al primo piano dello chalet, i coniugi restano invisibili dietro le tende, mentre per ore un’auto della polizia cantonale del Vallese presidia il vialetto privato. Le berline scure parcheggiate davanti all’ingresso, parte della flotta aziendale in leasing, non servono più a raggiungere procura e carcere di Sion, ma la caserma di Sierre per l’obbligo quotidiano di firma.
Un’apparizione e molte tensioni
L’unica apparizione pubblica di Jacques Moretti arriva poco dopo le nove del mattino, quando esce sul terrazzo in t-shirt nera. Non risponde alle domande su come si senta dopo la prima notte nel proprio letto, mentre resta sullo sfondo il confronto implicito con le quaranta vittime e i centosedici feriti della strage di Capodanno. Nel pomeriggio scende in strada Jean Marc Gabrielli, figlio dell’ex compagna del co-proprietario di Le Constellation, che tenta invano di allontanare giornalisti e curiosi, arrivando a chiamare la polizia per chiedere protezione. Sul piano giudiziario gli obblighi appaiono limitati: sequestro dei documenti, divieto di espatrio e firma quotidiana. A imprigionare i Moretti è piuttosto il clima esterno. La ressa dei media internazionali, l’ostilità dei compaesani che oggi negano ogni familiarità e la vigilanza discreta delle forze dell’ordine rendono fragile l’equilibrio delle autorità, già travolte dalle polemiche per una possibile fuga.
Una casa ferma al giorno della strage
La villa, a pochi passi dal ristorante Le Vieux Chalet, appare congelata al tempo del massacro. Addobbi natalizi ancora alle porte, una scritta che augura Merry Christmas, la posta accumulata nella cassetta con i cognomi Moretti-Maric. Solo in serata viene rimosso dal cortile un bidone colmo di bottiglie vuote di vino e champagne. Gli avvocati di vittime e feriti parlano di scandalo per la riunione dei coindagati marito e moglie, ritenuta un rischio per l’inquinamento delle prove e per possibili pressioni su dipendenti e testimoni. Contestano anche la libertà di comunicare con chiunque, incluse le autorità municipali che per anni non avrebbero vigilato sulla sicurezza del locale. Al centro delle critiche resta la concessione della cauzione, definita un atto discrezionale e non imposto dalla legge.
I nodi finanziari e giudiziari
Sotto la lente finiscono le ipoteche bancarie sul settanta per cento del patrimonio immobiliare dei Moretti e i poco più di cinquecento franchi presenti sul conto corrente cointestato. Il versamento della cauzione da parte di un anonimo amico, indicato come un facoltoso residente ginevrino, consente che la somma venga restituita a fine processo. Un dettaglio che, secondo le parti civili, rende di fatto gratuita la libertà di Jacques, a differenza di quanto sarebbe accaduto se a pagare fosse stata la coppia.
Nuovi elementi nell’inchiesta
In arrivo sul tavolo dei magistrati anche il dossier dell’avvocato Sébastien Fanti, con oltre cento mail di testimoni e sopravvissuti. Tra i documenti figura la segnalazione di un incendio nel 2024 all’interno di Le Constellation, innescato da candele scintillanti troppo vicine a un controsoffitto non ignifugo. Se confermato, il quadro accusatorio potrebbe aggravarsi fino al profilo del dolo eventuale, smentendo la linea difensiva dell’ignoranza dei rischi.
