Il blitz e la morte del boss. Il Messico si risveglia sotto shock dopo l’annuncio dell’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, conosciuto come “El Mencho”, 59 anni, fondatore e leader del Cartel Jalisco Nueva Generacion. Era considerato il narcotrafficante più ricercato al mondo, con una taglia da 15 milioni di dollari messa dagli Stati Uniti. L’operazione si è svolta a Tapalpa, nello Stato di Jalisco, cuore storico del cartello. Secondo fonti locali, il blitz è stato condotto dalle forze federali con il sostegno dell’aviazione militare. Washington avrebbe fornito supporto di intelligence, pur senza confermare ufficialmente il coinvolgimento diretto sul terreno.
Disordini in nove Stati
La risposta dei narcos è stata immediata. In almeno nove Stati — Jalisco, Michoacán, Colima, Guerrero, Aguascalientes, Guanajuato, Nayarit, Zacatecas e Tamaulipas — sono stati segnalati incendi di veicoli, blocchi stradali e sparatorie. A Guadalajara è stato attaccato l’aeroporto internazionale, mentre in diverse aree sono stati sospesi i trasporti pubblici. Turisti e ospiti di hotel sono stati invitati a non lasciare le strutture. Le immagini diffuse sui social mostrano auto in fiamme usate per ostruire le principali arterie di collegamento. Il bilancio provvisorio parla di almeno 26 morti. Tra le vittime figurano 17 agenti delle forze dell’ordine — quindici membri della Guardia Nazionale, un agente della Procura e una guardia carceraria — oltre a una donna incinta al terzo mese. Otto i decessi tra i criminali. Le autorità hanno arrestato 27 persone, tra responsabili diretti delle violenze e autori di saccheggi.
Il cartello e il ruolo negli Stati Uniti
Il Cjng si è imposto negli ultimi anni come una delle organizzazioni criminali più potenti del continente. Dopo l’arresto dei leader del cartello di Sinaloa, Joaquín Guzmán e Ismael Zambada García, “El Mencho” era diventato il simbolo della nuova generazione dei narcos. Secondo la Drug Enforcement Administration statunitense, il cartello controllava una quota significativa del traffico di metanfetamina, cocaina e fentanyl verso gli Stati Uniti, con ramificazioni operative in diversi continenti e una presenza strategica a Chicago. Un dirigente della Dea lo aveva definito il nuovo “nemico pubblico numero uno”.
Implicazioni politiche e tensioni con Washington
L’operazione rappresenta un passaggio cruciale per la presidente Claudia Sheinbaum e per il ministro della Sicurezza Omar García Harfuch. Negli ultimi mesi gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, avevano più volte ventilato l’ipotesi di interventi diretti contro i cartelli sul suolo messicano. Sheinbaum aveva respinto con fermezza ogni ipotesi di incursione straniera, ribadendo la sovranità nazionale. Ora l’eliminazione del boss potrebbe alleggerire la pressione diplomatica, ma apre un capitolo potenzialmente ancora più instabile sul fronte interno.
Il rischio di una guerra di successione
La morte di “El Mencho” rischia di innescare una guerra di potere tra le fazioni del cartello e con le organizzazioni rivali. Il momento è particolarmente delicato: Guadalajara ospiterà alcune partite dei Mondiali di calcio nei prossimi mesi, e l’escalation di violenza solleva interrogativi sulla sicurezza. Il governo invita alla calma e assicura pieno coordinamento tra esercito, Guardia Nazionale e governi locali. Ma l’onda lunga dell’operazione è appena iniziata. Il Messico, ancora una volta, si trova sospeso tra la necessità di colpire i vertici del narcotraffico e il rischio di una destabilizzazione immediata del territorio.
