Paraguay, fallimento Ueno Bank: Peña verso destituzione e impeachment

Non si fermano le proteste ad Asunción. A rischio i risparmi di tre milioni di clienti

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Il fallimento della banca travolge il governo. Il presidente ha presentato le dimissioni, ma il Parlamento prosegue con l'impeachment. In piazza correntisti e lavoratori del Grupo Vázquez, mentre iniziano i rimborsi dei depositi

La crisi finanziaria si è trasformata in un terremoto politico e sociale. In Paraguay non si fermano le manifestazioni contro il presidente Santiago Peña, travolto dal fallimento di Ueno Bank, uno degli istituti finanziari cresciuti più rapidamente negli ultimi anni nel Paese sudamericano. Migliaia di persone continuano a protestare ad Asunción, chiedendo la restituzione dei risparmi bloccati e l'accertamento delle responsabilità politiche e finanziarie. Intanto il Parlamento ha avviato il procedimento di impeachment nei confronti del capo dello Stato, nonostante la sua decisione di presentare le dimissioni.

La crisi coinvolge una parte enorme della popolazione. Ueno Bank dichiarava circa tre milioni di clienti, in un Paese di poco più di sei milioni di abitanti. Il blocco delle operazioni bancarie ha lasciato famiglie, pensionati e lavoratori nell'impossibilità di accedere normalmente al denaro depositato sui conti.

La Banca Centrale del Paraguay ha avviato venerdì 6 novembre il programma di restituzione dei depositi garantiti. Ma l'inizio dei pagamenti non è bastato a riportare la calma. La sfiducia verso le istituzioni resta altissima e la protesta si è estesa anche ai dipendenti delle società collegate all'istituto fallito.

Le proteste ad Asunción: carte di credito bruciate in piazza

Nel centro della capitale, migliaia di manifestanti si sono concentrati davanti al Parlamento, alla sede di Ueno Bank e al Ministero del Lavoro.

Molti indossano le maglie della nazionale di calcio del Paraguay, diventate un simbolo della mobilitazione. Altri mostrano cartelli contro il presidente e chiedono che il denaro venga restituito immediatamente.

Davanti agli edifici della banca, alcuni correntisti hanno dato fuoco alle carte di debito e di credito ormai inutilizzabili. Un gesto di protesta contro il blocco dei conti e contro un sistema finanziario che, fino a pochi giorni prima, veniva presentato come uno dei protagonisti della modernizzazione bancaria del Paese.

Le manifestazioni non riguardano più soltanto gli amministratori dell'istituto. Gli slogan e le contestazioni coinvolgono l'intera classe politica e il sistema giudiziario.

Tra i manifestanti cresce il timore che lo scandalo possa concludersi senza una piena individuazione dei responsabili e senza il recupero integrale delle somme depositate.

Nei giorni precedenti si sono verificati anche scontri con le forze dell'ordine, intervenute per disperdere alcuni cortei.

Il fallimento della banca che aveva conquistato milioni di clienti

Ueno Bank era diventata in pochi anni una delle realtà più conosciute del settore finanziario paraguayano.

Nata dalla trasformazione di una società finanziaria, aveva ottenuto la licenza bancaria nel 2023, sviluppando un modello basato soprattutto sui servizi digitali.

La crescita era stata rapidissima. L'istituto aveva attirato milioni di clienti attraverso applicazioni per smartphone, carte di pagamento, promozioni commerciali e offerte di rimborso sugli acquisti.

Il marchio era presente anche nel mondo dello sport, attraverso sponsorizzazioni legate alla nazionale di calcio e ai principali impianti sportivi del Paese.

Dietro questa espansione si stavano però accumulando problemi finanziari.

All'inizio di novembre, gli organismi di vigilanza hanno individuato gravi criticità nella situazione patrimoniale dell'istituto, con contestazioni relative anche a finanziamenti concessi a società collegate al gruppo proprietario.

La Banca Centrale ha quindi disposto l'intervento sull'istituto, avviando la procedura di risoluzione e interrompendo le normali operazioni.

La conseguenza immediata è stata il congelamento dell'accesso ai conti per milioni di clienti.

I risparmi bloccati e il piano di restituzione

Il governo paraguayano ha cercato di contenere le conseguenze sociali della crisi attraverso un intervento legislativo destinato ad accelerare i rimborsi.

Il presidente Santiago Peña ha promulgato una legge per consentire la restituzione dei depositi garantiti in tempi più rapidi rispetto alle procedure ordinarie.

Il programma predisposto dalla Banca Centrale del Paraguay è entrato in funzione venerdì 6 novembre.

Si tratta di un primo intervento finalizzato a rendere nuovamente disponibili le somme tutelate dal sistema di garanzia, ma non tutti i problemi sono risolti.

Restano interrogativi sui depositi superiori alle soglie garantite, sulle disponibilità finanziarie delle imprese e sulle risorse pubbliche presenti nei conti della banca.

Secondo le informazioni diffuse dalle autorità e dalla stampa internazionale, Ueno Bank custodiva circa 800 milioni di dollari di depositi riconducibili al settore pubblico.

Una parte consistente proveniva da fondi previdenziali e sanitari, oltre che da organismi legati alle grandi infrastrutture energetiche del Paese.

La presenza di queste risorse ha ampliato le dimensioni dello scandalo, trasformando il dissesto di una banca privata in una questione che riguarda direttamente la gestione del denaro pubblico.

Settemila lavoratori temono di perdere il posto

Alla protesta dei risparmiatori si è aggiunta quella dei dipendenti del Grupo Vázquez, la holding che controllava Ueno Bank e numerose altre imprese.

Secondo le informazioni raccolte dalle autorità del lavoro, la crisi potrebbe coinvolgere circa settemila posti tra occupazione diretta e indiretta.

Il gruppo comprende oltre 37 società attive in diversi settori dell'economia paraguayana.

I lavoratori temono che il fallimento dell'istituto bancario possa provocare conseguenze anche sulle altre attività, compromettendo il pagamento degli stipendi e la continuità occupazionale.

Molti dipendenti hanno partecipato alle manifestazioni davanti al Ministero del Lavoro di Asunción, chiedendo garanzie sulle retribuzioni arretrate e sulle eventuali indennità.

Alcuni hanno indossato le divise aziendali, mostrando le carte bancarie inutilizzabili e denunciando l'impossibilità di accedere al proprio denaro.

La situazione mette in evidenza un ulteriore aspetto della crisi: il rischio che il dissesto finanziario provochi una catena di difficoltà economiche anche per imprese e lavoratori che non hanno responsabilità nella gestione dell'istituto.

Payo Cubas respinto dai manifestanti

La rabbia dei correntisti si è rivolta anche contro esponenti politici che hanno cercato di partecipare alle proteste.

Nella serata di giovedì 5 novembre, davanti alla sede di Ueno Bank nel centro di Asunción, l'ex candidato presidenziale Paraguayo “Payo” Cubas, leader del movimento Cruzada Nacional, è stato allontanato dai manifestanti.

Secondo la ricostruzione dell'ANSA, alcuni partecipanti lo hanno respinto con spintoni e lanci di bottiglie mentre tentava di unirsi alla mobilitazione.

L'episodio testimonia il clima di sfiducia che attraversa la protesta.

Una parte dei cittadini non vuole che la crisi venga utilizzata come occasione di visibilità politica e chiede invece risposte concrete sulla restituzione dei depositi e sull'accertamento delle responsabilità.

Il malcontento non riguarda soltanto il governo, ma investe anche esponenti dell'opposizione e figure che hanno avuto ruoli importanti nella vita politica nazionale.

Peña presenta le dimissioni, ma il Parlamento prosegue

La crisi bancaria ha investito direttamente il presidente Santiago Peña, in carica dall'agosto 2023.

L'opposizione lo accusa di avere mantenuto rapporti economici e politici troppo stretti con il gruppo proprietario di Ueno Bank e di non avere garantito una vigilanza adeguata sull'istituto.

Peña aveva posseduto quote nella holding che controllava la banca, successivamente cedute. La vicenda è diventata ancora più controversa per la presenza di ingenti depositi pubblici nell'istituto e per la nomina di un ex dirigente del settore bancario alla guida dell'autorità di vigilanza.

Di fronte alla crescente pressione politica, giovedì 5 novembre il presidente ha annunciato le proprie dimissioni attraverso un messaggio pubblico.

Ha espresso rammarico per le conseguenze della crisi, sostenendo di avere agito nell'interesse del Paese e di voler favorire la stabilità istituzionale.

Il Congresso, tuttavia, non ha accettato la rinuncia, lasciando formalmente Peña alla guida dello Stato e proseguendo il procedimento di impeachment.

Il motivo è anche giuridico: una destituzione parlamentare avrebbe conseguenze differenti rispetto alle dimissioni volontarie, soprattutto per quanto riguarda la posizione istituzionale successiva del presidente.

Il suo stesso partito si schiera per la destituzione

A rendere particolarmente delicata la situazione è stata la decisione del Partito Colorado, la formazione politica del presidente, di sostenere il procedimento parlamentare.

L'ex capo dello Stato Horacio Cartes, figura centrale del partito e storico riferimento politico di Peña, ha espresso il proprio appoggio all'iniziativa di impeachment.

Una scelta che ha modificato profondamente gli equilibri della maggioranza, trasformando lo scandalo bancario in una crisi interna alla principale forza politica del Paese.

La Camera dei deputati ha approvato all'unanimità l'avvio del procedimento, mentre il Senato è stato chiamato a esaminare le accuse.

La procedura prevede una maggioranza qualificata per arrivare alla destituzione del presidente.

Qualora Peña venisse rimosso dall'incarico, la guida del Paese passerebbe al vicepresidente Pedro Alliana, secondo le disposizioni costituzionali.

L'esito resta legato alle decisioni del Parlamento e al confronto tra le diverse componenti politiche.

L'inchiesta giudiziaria sui vertici di Ueno Bank

Parallelamente alla crisi istituzionale, la magistratura paraguayana ha avviato diverse indagini sulle responsabilità legate al dissesto bancario.

Il procuratore generale Emiliano Rolón Fernández ha disposto tre filoni investigativi riguardanti la gestione dell'istituto, l'attività delle autorità di controllo e l'impiego dei fondi pubblici.

Le verifiche coinvolgono anche possibili irregolarità nei rapporti tra la banca e alcune società riconducibili al gruppo proprietario.

Otto dirigenti e amministratori sono stati fermati, tra cui il fondatore Miguel Vázquez e il presidente dell'istituto Juan Manuel Gustale.

Altri funzionari e soggetti collegati all'attività bancaria risultano coinvolti in contestazioni relative, tra l'altro, alla gestione delle risorse e a presunti tentativi di frode.

Le responsabilità dovranno essere accertate attraverso i procedimenti giudiziari, nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.

Il presidente Peña ha dichiarato di voler collaborare con gli investigatori, respingendo le accuse di comportamenti illeciti.

Un Paese sospeso tra crisi finanziaria e sfiducia politica

La vicenda di Ueno Bank ha assunto dimensioni che vanno ben oltre quelle di un normale fallimento bancario.

Il blocco dei depositi ha coinvolto milioni di persone, compromettendo la capacità di molte famiglie di affrontare le spese quotidiane.

Le difficoltà si sono estese al mondo del lavoro, alle imprese collegate al gruppo finanziario e alla gestione di risorse pubbliche destinate anche alla previdenza e alla sanità.

L'inizio dei rimborsi rappresenta un primo tentativo di contenere le conseguenze economiche, ma non ha cancellato la sfiducia dei cittadini.

Per questo le manifestazioni proseguono anche mentre il Parlamento affronta il procedimento contro Santiago Peña.

I risparmiatori chiedono soprattutto certezze sulla restituzione del denaro. I lavoratori vogliono garanzie sugli stipendi e sull'occupazione. Le opposizioni chiedono l'accertamento delle responsabilità istituzionali, mentre la magistratura indaga sui vertici della banca e sui rapporti con le autorità pubbliche.

Il Paraguay affronta così una crisi nella quale il destino del presidente, la stabilità del sistema bancario e la fiducia nelle istituzioni sono diventati aspetti di un'unica emergenza.